La “barzelletta” di Iaccarino costa caro, il TAR: “Lesione grave e irreversibile all’immagine del Comune di Foggia e dell’intera Capitanata”

La sentenza dopo il ricorso dell’ex presidente del Consiglio comunale, protagonista del video delle pistolettate di Capodanno. Il giudice: “Un atteggiamento di prepotenza e prevaricazione”

Smontato punto per punto il ricorso di Leonardo Iaccarino contro la revoca dell’incarico da presidente del Consiglio comunale di Foggia. La sentenza del Tar Puglia (presidente Angelo Scafuri) ha condannato pesantemente il video delle pistolettate di Capodanno evidenziando, inoltre, la cattiva strategia difensiva del politico che con la lettera inviata dal suo legale (l’avvocato Potito Marucci) ai consiglieri ha addirittura peggiorato i rapporti con l’assise. La causa al Tar era evidentemente pretestuosa e infondata. Iaccarino è stato condannato anche a pagare le spese di giudizio.

Per il giudice “la diffusione della scena, raffigurante un comportamento ad alto contenuto simbolico – si legge in sentenza -, contrasta gravemente con l’immagine di una città che, come Foggia, combatte da tempo – ad opera delle Istituzioni cittadine, della Magistratura e delle Forze dell’Ordine – contro la forza pervasiva della criminalità organizzata”.

“Iaccarino – si legge -, in un momento successivo alla diffusione del video, ha rilasciato dichiarazioni offensive, discriminatorie, volgari e irresponsabili, rispondendo sui social ad alcuni utenti a suon di parolacce e palesi minacce e intimidazioni, come si evince, a titolo esemplificativo, dall’articolo pubblicato sulla testata giornalista l’Immediato del 4 gennaio 2021, i cui screenshot sono stati divulgati dall’europarlamentare foggiano Mario Furore, e che assurgono a veri e propri ingiustificabili turpiloqui”. Frasi ritenute “di particolare gravità”, ‘postate’ nei social, che hanno “reso ancora più negativa – si legge – l’immagine dell’organo che rappresentava e in definitiva dell’intero Comune di Foggia. Evidente è la plurima violazione del Codice etico”.

Il Tar ha inoltre “preso atto che dall’indubbio clamore scaturito dal video e dalla relativa notizia riportata dai mass media, ne è originata lesione attuale, grave e irreversibile all’immagine e al prestigio dell’amministrazione comunale della città e dell’intera Capitanata”.

Poi ci sono quelle “parole di scontro frontale – di plateale accusa – nei confronti del sindaco“, che secondo il giudice “hanno ulteriormente obliterato quella necessaria terzietà che deve caratterizzare la figura del presidente del Consiglio comunale”.

Il Tar ha “preso atto del clamoroso dietrofront sulle annunciate dimissioni del presidente del Consiglio e dell’inaspettato attacco rivolto al sindaco di Foggia con la diffusione, diventata virale, di un video pubblicato sui social network. Dichiarazioni capziose, faziose, allusive, senza dubbio atte a compromettere il ruolo super partes di garanzia del presidente del Consiglio comunale, informato ai principi di imparzialità, neutralità e terzietà. Un episodio, accaduto a Capodanno, grave per l’atteggiamento di prepotenza e prevaricazione”.

E ancora: “Il video è uscito dalla sfera privata per essere di dominio pubblico e dare un’immagine di disvalore delle istituzioni inaccettabile, soprattutto in considerazione della peculiare situazione in cui versa la città di Foggia, permeata dalla malavita. A nulla vale evidenziare che il video in questione è stato messo in rete dal figlio minore del ricorrente, essendo quest’ultimo comunque tenuto a vigilare sullo stesso, ancor più data la carica istituzionale ricoperta”. Per tutti questi motivi, il Tar Puglia ha ritenuto il “ricorso infondato in toto e, pertanto, deve essere respinto”.



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