Mafia: altra condanna per il boss di Foggia, Sinesi era armato quando provarono ad ucciderlo al Candelaro. La frase vendicativa: “A quelli devi toglierli il cuore”

“Cinque anni di reclusione e 10mila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali” per “lo zio”, da anni ai vertici della “Società Foggiana”. Inflitta pena anche per agente della penitenziaria

“Cinque anni di reclusione e 10mila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di quelle di mantenimento in carcere relativamente al periodo di custodia”. Questa la pena per il boss Roberto Sinesi, alias “Lo zio”, 59enne capomafia foggiano ritenuto colpevole di detenzione e porto illegale di una pistola calibro 9×21, reato aggravato dalla mafia. Sinesi è stato condannato lo scorso 17 febbraio dal Tribunale di Foggia, sentenza di primo grado. “Un anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa, con pagamento delle spese processuali” per Alfredo Terlizzi, 48 anni, agente della polizia penitenziaria, accusato di omessa denuncia da parte di un pubblico ufficiale e favoreggiamento nei confronti del coimputato. La sentenza è stata emessa dal giudice Antonio Civita in Corte d’Assise. Per Sinesi è l’ennesima condanna dopo quelle per “Decima Azione” (14 anni per mafia in primo grado) e “Saturno” (12 anni – sentenza definitiva – per il racket dei parcheggi).

Sinesi era finito sotto processo per l’agguato di mafia nei suoi confronti del 6 settembre 2016. Quel giorno, al rione Candelaro, quattro sicari provarono ad ammazzare il boss sparando all’impazzata verso l’auto nella quale “Lo zio” viaggiava insieme al nipotino e alla figlia. Rimasero feriti gravemente proprio Sinesi e il bambino, poi salvati dai medici foggiani. Il capomafia, detenuto al 41bis a Rebibbia da dove ha seguito l’udienza, fu intercettato mentre era ricoverato nell’ospedale “Don Uva”, piantonato proprio da Terlizzi. Ed è all’agente della penitenziaria che avrebbe confidato di essere armato e di aver risposto al fuoco nemico.

“Quello m’ha visto che io avevo la pistola ha cominciato: tum tum tum. Mi sono fermato a dieci metri. E questi cornuti continuavano, io cercavo qualcuno sopra a qualche balcone, se trovavo qualche compagno, se si affaccia qualcuno ‘menami un poco il ferro’. Stavano a distanza, si mantenevamo: magari si avvicinava, che lo riuscivo a tenere proprio vicino, magari: gli dovevo schiaffare io quattro proiettili”. Queste alcune delle frasi captate dalle microspie che sono costate la condanna per il boss. La difesa presenterà appello.

In seguito a quell’agguato, la batteria Sinesi-Francavilla organizzò una tremenda vendetta consumatasi il 29 ottobre dello stesso anno nell’ex bar H24 di via San Severo dove almeno due killer uccisero Roberto Tizzano e ferirono Roberto Bruno, entrambi 21enni, il secondo ritenuto vicino alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Per quel fatto di cronaca sono stati condannati in via definitiva a 20 anni di reclusione, Francesco Sinesi (figlio del boss) e il cugino Cosimo Damiano Sinesi. 30 anni, invece, al sammarchese Patrizio Villani. Il figlio del capomafia ritenuto mandante della spedizione di morte, Cosimo Damiano colui che indicò ai killer le persone da eliminare, Villani uno degli esecutori materiali dell’agguato.

La conversazione che ha incastrato boss e agente

Agente: “Sicuramente qualche pisciaturo è stato”

Sinesi: “Devi prendere solo il cuore e ce lo devi togliere”

Agente: “E te lo devi mangiare”

Sinesi: “E te lo devi fare sulla brace”

Agente: “Comunque devono essere proprio pisciaturi quelli che l’hanno fatto… diciamo che se erano persone capaci, buone, ti avrebbero fatto”

Sinesi: “Ma proprio perchè stanno a nullità, hai capito?”

Agente: “Anche perchè in tanti anni non te l’hanno mai fatto un fatto del genere, o no? A te personalmente non ti hanno mai colpito”

Sinesi: “No, ma io piangevo più il bambino ti dico la verità: di me non me ne importa, hai capito? E che mi hanno fatto proprio una porcheria”

Agente: “Ma loro come stavano, con la macchina o lo scooter?”

Sinesi: “Stavano con la macchina, io sono uscito da Candelaro e stavo con mia figlia. Mia figlia se ne accorge e dice: ‘papà vedi che ci stanno aspettando’, ha girato la macchina e l’ha bloccata. Poi questi cornuti hanno continuato a sparare sul bambino, hai capito. Io una cosa del genere non me l’aspettavo. Mica sono stupido a uscire il pomeriggio, che sono stupido? Proprio perchè non c’era nulla ci stava la tranquillità. Se erano ragazzi? Non lo so, a me la preoccupazione era del bambino. Mi auguro che nella vita non li trovo mai per la strada”.

In un’altra conversazione intercettata, il boss disse: “Negli anni non ricordo che se sta la tua signora dietro di te non si permetteva nessuno di fare il lavoro, nessuno, oppure se c’era il bambino, adesso non ti pensano proprio. C’era il bambino e quelli tum tum tum, cornuti. Mia figlia se n’è accorta e ha detto: ‘papà scendi, corri’ perchè ha capito che per me. Quando mi sono accorto che questi il bambino, ho detto no, adesso vi devo uccidere cornuti, capito, che avete fatto troppo infamità”.



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