Morte di Marco Ferrazzano, c’è la denuncia contro ignoti per bullismo e istigazione al suicidio. Alla madre aveva espresso l’intenzione di farla finita

Il legale della famiglia, l’avvocato Di Leo: “Uno degli ultimi video deve essere stato molto squallido. Infamante. Chi ha in mano quei filmati li consegni agli inquirenti”

“È pronta una denuncia contro ignoti per bullismo, cyberbullismo e istigazione al suicidio”. Lo ha annunciato a l’Immediato l’avvocato Pio Giorgio Di Leo, legale di “Penelope” (l’associazione che si occupa di persone scomparse) e della famiglia di Marco Ferrazzano, il 29enne di Foggia travolto da un Frecciarossa il 22 gennaio scorso.

Una storia torbida, quella di Marco, ancora tutta da scrivere. La famiglia spera che l’inchiesta possa far luce sulle ultime ore di vita del giovane, dando un volto a coloro che lo bullizzavano sui social. “Marco era solo una delle tante vittime di cyberbullismo – ha commentato Di Leo che assiste gratuitamente la famiglia Ferrazzano -. Gli veniva rubato un cellulare al mese. Abbiamo percepito che uno degli ultimi video deve essere stato molto squallido. Infamante“. Qualcosa che avrebbe fatto sprofondare il giovane nel terrore: “Mi hanno rubato un cellulare, dentro c’era una sim”, aveva detto a mamma e zia. La mattina del giorno della sua morte, Marco si era recato da solo in questura per denunciare l’ennesimo smartphone sottrattogli. Poi era tornato a casa per pranzare e uscire verso le 15 per recarsi su quelle maledette rotaie. Il macchinista del treno ha riferito di aver visto un ragazzo, solo, lanciarsi sui binari.

Proprio il giorno prima, già fortemente preoccupato per la sparizione del telefonino, il giovane aveva sussurrato a madre e zia una frase terribile, esprimendo proprio l’intenzione di volersi buttare sotto a un treno. “Soffriva di schizofrenia ma mai aveva manifestato pensieri di questo tipo”, ha rimarcato Di Leo alla nostra testata.

Il giorno della sua morte, prima di uscire da casa, Marco aveva bloccato tutti i parenti sui social, utilizzando il cellulare della zia. Aveva cambiato anche le password alla mail. “Forse temeva che la sua famiglia potesse vedere quei filmati. Chi ha in mano quei video li consegni ai parenti o agli inquirenti”, l’appello dell’avvocato.

L’indagine è solo alle prime battute. Al momento si sa solo che Marco aveva una figlia, Noemi avuta dall’ex compagna quando viveva a Verona, città in cui sarebbe entrato in conflitto con la legge. Proprio a seguito di tali problemi, avrebbe deciso poi di trasferirsi a Foggia, per convivere con la madre. Nel capoluogo dauno era solito frequentare la zona nei pressi dell’ex Cristallo, aveva un amico del cuore, un ragazzo fragile come lui, e qualche conoscente. Come emerso da alcuni video postati sulla pagina Instagram “Comiche Foggiane”, poi cancellata, Marco veniva bullizzato, sbeffeggiato, deriso. Ma non era l’unica vittima. “Noi pensiamo che ci siano delle persone in possesso di quei video – ha concluso Di Leo a l’Immediato -. In ogni caso qualche traccia sui server deve essere rimasta. È necessario individuare chi gestiva quella pagina”. I funerali di Marco Ferrazzano saranno celebrati sabato 20 febbraio alle ore 10 nella chiesa Santo Spirito. (Nella foto in alto, Marco con la sorella Miriam)



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