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Home - Covid, in fumo 12 mln di euro nel primo fine settimana di febbraio per ristoranti e bar pugliesi

Covid, in fumo 12 mln di euro nel primo fine settimana di febbraio per ristoranti e bar pugliesi

Di Redazione
7 Febbraio 2021
in Economia
epa08453079 A lone individual eats in the outdoor dining area of a restaurant in Washington, DC, USA, 29 May 2020. The nation's capital begins lifting some restrictions that have been in place for nearly two months that were issued to mitigate the spread of the coronavirus COVID-19 pandemic. Restaurants in Washington, DC, may provide outdoor seating provided tables are six feet apart, in addition to other restrictions that will remain in place. Some businesses will remain closed.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

epa08453079 A lone individual eats in the outdoor dining area of a restaurant in Washington, DC, USA, 29 May 2020. The nation's capital begins lifting some restrictions that have been in place for nearly two months that were issued to mitigate the spread of the coronavirus COVID-19 pandemic. Restaurants in Washington, DC, may provide outdoor seating provided tables are six feet apart, in addition to other restrictions that will remain in place. Some businesses will remain closed. EPA/MICHAEL REYNOLDS

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In fumo 12 milioni di euro con le chiusure imposte nel primo fine settimana di febbraio a 15mila bar, trattorie, ristoranti, 6500 pizzerie e 876 agriturismi in Puglia con un effetto negativo a valanga sull’agroalimentare regionale per la riconferma della Puglia in zona arancione per la terza settimana consecutiva. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia, per cui è necessaria una robusta iniziazione di liquidità e provvedimenti di sostegno al lavoro per garantire che le aziende sopravvivano alla crisi. “Le misure più restrittive colpiscono 4 milioni di pugliesi che risiedono nella zona arancione, con pesanti effetti sulle attività produttive che trainano l’economia regionale. Gli effetti della limitazione delle attività di ristorazione  si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con cali di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”, ribadisce il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

La spesa alimentare è tornata indietro di dieci anni su valori del 2010 nonostante che in termini percentuali si sia verificato un aumento rispetto alle altre spese. I consumi alimentari dei pugliesi fanno segnare un calo del 10% per effetto del crollo del canale della ristorazione – insiste Coldiretti Puglia – che non viene compensato dal leggero aumento della spesa domestica, mentre  si sono ingenerate le speculazioni sui prezzi dei beni di prima necessità, che vanno fermate per difendere la capacità degli pugliesi di rifornire le dispense di casa con cibo e bevande e garantire un giusto compenso agli agricoltori.

In zona arancione sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi. E’ consentita – precisa la Coldiretti – solo la consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali.

In Puglia si produce un PIL del valore di 69 miliardi di euro – aggiunge Coldiretti Puglia – con importanti segmenti economici che fanno da volano ad occupazione ed investimenti, dall’industria al commercio fino all’agricoltura che in queste aree rappresenta una realtà strategica del sistema produttivo. La spesa media mensile in Puglia è di 1.996 euro a famiglia – continua Coldiretti Puglia – mentre per la spesa alimentare i pugliesi spendono 453 euro a nucleo familiare per la tavola.

In complesso – sottolinea Coldiretti Puglia – quasi 22000 ristoranti, bar, mense e pizzerie  e gli agriturismi operanti in Puglia sviluppano un fatturato annuale di oltre 5 miliardi di euro che ora è praticamente azzerato, con i pesanti effetti che si trasferiscono direttamente – conclude Coldiretti Puglia – lungo tutta la filiera a causa del taglio delle forniture di alimenti e bevande colpendo le aziende agricole ed alimentari per le quali è necessario prevedere adeguati ristori.

“Complessivamente nel 2020 la ristorazione ha quasi dimezzato il fatturato (-48%) e gli agriturismi hanno vissuto un crack senza precedenti – tuona Filippo De Miccolis Angelini, presidente di Terranostra Puglia, associazione agrituristica di Coldiretti – con la perdita di fatturato di 60 milioni di euro. Servono in tempi stretti sostegni economici agli agriturismi e a tutte le imprese lungo la filiera agroalimentare per dare liquidità ad aziende che devo sopravvivere all’emergenza Covid, come interventi a fondo perduto per agriturismi e ristoranti per salvare l’economia ed il lavoro”. Servono dunque ristori immediati e un piano nazionale che metta in campo “tutte le azioni necessarie anche da parte dei Comuni che devono venire incontro agli agriturismi con l’abolizione della tassa sui rifiuti che per le chiusure imposte evidentemente non sono stati prodotti – insiste il presidente De Miccolis – per non far cessare per sempre attività come gli agriturismi che rappresentano un modello di turismo sostenibile grazie ai primati nazionali sul piano ambientale ed enogastronomico”.

Per effetto delle limitazioni imposte alla ristorazione è a rischio un sistema agroalimentare che in Puglia è assicurato grazie al lavoro di oltre 100mila aziende agricole e stalle – conclude Coldiretti Puglia – più di 5mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione che nel 2020 a causa dell’emergenza Covid è sostenuta dalle consegne a domicilio e dall’asporto.

Tags: BarCovidCrisi economicaPugliaristoranti
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