Buone notizie da Foggia, la scoperta dello Zooprofilattico: il plasma iperimmune protegge anche dalla variante inglese del Covid

Il direttore Fasanella in un’intervista a La Repubblica: “Il virus si è bloccato. Inibito nella sua crescita e non si è più replicato”

“Il plasma iperimmune protegge anche dalla variante inglese: un buon segnale per il vaccino”, è quanto emerso da un’intervista rilasciata a La Repubblica dal direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Foggia, Antonio Fasanella. Nelle due fotografie scattate nel laboratorio dell’Izs si notano chiaramente da un lato le cellule tutte intere al loro posto, dall’altro quelle distrutte dal virus della variante inglese a mano a mano che si moltiplica. 

“Un risultato preliminare che dovrà essere confermato in seguito – ha spiegato Fasanella –. Finora in quattro casi su quattro il plasma iperimmune già disponibile ha stoppato la variante inglese durante le nostre prove in vitro”. Per il direttore della struttura foggiana si tratta della “prima dimostrazione che gli anticorpi specifici contenuti nel plasma dei pazienti che avevano contratto altre varianti funzionano bene. Il tappeto cellulare è rimasto integro dopo l’esperimento. Del resto quello che è successo si intuisce agevolmente dalle immagini. Abbiamo preso il plasma donato da ex pazienti Covid-19 fra ottobre e novembre e l’abbiamo messo a contatto con la variante inglese del virus su quello che noi chiamiamo coltura cellulare: un tappeto di cellule utili all’esperimento, per intenderci. Sono prove che possiamo fare qui, perché quello di Foggia è un laboratorio di massima sicurezza nel quale è consentito far crescere e manipolare il virus”.

Il test svolto a Foggia: a sinistra ci sono cellule tutte intere al loro posto, a destra quelle distrutte dal virus della variante inglese

Il virus “si è bloccato. Inibito nella sua crescita e non si è più replicato”. Alla domanda sul prossimo step, Fasanella ha detto: “Adesso bisogna identificare il ceppo del virus contratto dai pazienti che hanno donato il plasma iperimmune. Per questo abbiamo ripreso i loro tamponi ed è in corso il sequenziamento del genoma. Poi dobbiamo aumentare la platea dei casi testati, ma siamo fiduciosi. Il siero finora ha sempre inibito una quantità standard di virus. Sia quello del ceppo che gli scienziati chiamano ‘Pavia’, cioè il virus della prima ondata dell’epidemia, sia quello inglese. Il risultato non è cambiato”.

Se gli anticorpi del plasma iperimmune funzionano, anche il vaccino potrebbe funzionare contro la variante inglese. “In teoria sì – ha concluso Fasanella -. Il vaccino già disponibile sarebbe efficace anche nei confronti della variante inglese, com’era stato anticipato nei giorni scorsi. Diciamo che l’esito dei nostri esperimenti è di buon auspicio”.