Gli impatti della “Paranza” sulla Laguna di Lesina, il Cnr individua interventi per una pesca sostenibile. Lo studio

Il progetto Catch Up Fish va avanti nonostante la pandemia, e in modalità telematica si sono svolti altri due workshop. Coordinatrice la dottoressa Lucrezia Cilenti

Le tecniche di pesca tradizionale e l’utilizzo degli scarti nelle acque interne con il caso della laguna di Lesina. Il progetto Catch Up Fish va avanti nonostante la pandemia, e in modalità telematica si sono svolti altri due workshop (il secondo riguardava la funzionalità dell’ecosistema lagunare). I ricercatori del CNR-IRBIM e dell’Università del Salento hanno interlocuito con i diversi stakeholders, presentando i primi risultati del progetto, cercando di trovare le possibili soluzioni per ridurre il bycatch, trasformandolo da problema a risorsa. I due workshop sono stati conclusi dalla ricercatrice del CNR-IRBIM e coordinatrice del progetto, Lucrezia Cilenti.

“Il by-catch (catture accessorie e rigetti) è considerato un problema significativo nella pesca su larga scala, ma nella pesca su piccola scala (SSF), che impiega il 99% dei pescatori del mondo, la comprensione quantitativa della cattura accessoria e delle catture in generale è limitata.
Con il progetto PO FEAMP CatchUpFish una valutazione delle catture accessorie da attrezzi da pesca tradizionale nella laguna di Lesina come “la Paranza”, che ha un valore tradizionale, storico, culturale che va salvaguardato ma che come vedremo dai risultati del CatchUpFish genera impatti importanti sull’ecosistema laguna che si ripercuotono poi sui servizi ecosistemici ad essa connessi”.

La dottoressa Cilenti, al termine dei lavori, con gli altri relatori ha individuato una serie di interventi da attuare. “Il sistema di pesca tradizionale «Paranza» è risultato poco selettivo e altamente impattante per l’eccessiva pressione di pesca sull’ecosistema lagunare e soprattutto a carico di alcune specie come Aphanius fasciatus che rappresenta la componente maggiore del by-catch (75%).
Tutto ciò si traduce in un ridotto rendimento di pesca con prelievo di organismi sottotaglia e specie aliene. Le reti e i bertovelli modificati (aumento di maglia) e l’introduzione di attrezzi innovativi e selettivi si sono dimostrati efficaci per diminuire lo sforzo della pesca in laguna e per catturare specie altamente impattanti sia sulla fauna che sugli attrezzi tradizionali (Callinectes sapidus).
I sistemi di mantenimento in vivo, in vasche a circuito aperto, sono stati testati con successo per il by-catch di specie di interesse commerciale (i.e., Anguilla anguilla e mugilidi di taglia non regolamentare). Ciò indica che tali approcci offrono prospettive di un impiego efficace destinato sia alla riduzione degli scarti sia al ripopolamento in aree depauperate della laguna.

Il mantenimento in floating boxes (ceste galleggianti) è risultato efficace per Callinectes sapidus, dominante nel gruppo di specie introdotte non di interesse commerciale. I test condotti hanno verificato la possibilità di mantenimento in vivo di individui fino al raggiungimento della muta, con conseguente aumento del valore commerciale e possibilità di sfruttamento economico di questa tipologia di scarto.
I risultati relativi allo studio del microbioma dei pesci, ancora preliminari, permetteranno di comprenderne il ruolo. Infatti il microbioma potrebbe essere considerato come un indicatore dello stato di qualità del pescato e della salute dell’ecosistema lagunare.
Le attività di comunicazione e di diffusione della conoscenza in tali ambiti si ritengono indispensabili per le imprese e gli operatori della pesca per aumentare il potere contrattuale e le efficienze produttive derivanti dalla gestione della pesca e della filiera del by-catch”.



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