Il “carisma criminale” di Pasquale Moretti, capo indiscusso della Società Foggiana. Affari con i garganici e una nuova batteria per fronteggiarlo

40 arresti, un colpo durissimo ai clan del capoluogo dauno. Ecco alcuni estratti dell’ordinanza firmata dal gip Agnino

Capi, sodali, pentiti, vendette. La mafia foggiana raccontata dagli inquirenti nell’ordinanza cautelare “Decimabis”, firmata dal gip Francesco Agnino, che ha portato a ben 40 arresti. Nelle carte emerge uno spaccato nudo e crudo della capacità persuasiva dei boss della “Società”, alle prese con gli affari ma anche chiamati a risolvere contrasti interni ai clan. A tenere le fila, stando all’ordinanza, sarebbe il 43enne Pasquale Moretti, alias “Il porchetto”, indicato dal pentito Carlo Verderosa (ex “morettiano”) come l’uomo a capo di tutta la baracca. Alla luce della lunga detenzione del Mammasantissima Rocco Moretti, detto “U’ Purk”, padre di Pasquale, il figlio avrebbe preso le redini del business malavitoso. Ed era pronto a giurare vendetta contro chi avesse osato sfidarlo. Centrale l’episodio del 15 novembre 2018, giorno dell’omicidio del cassiere della Società, Rodolfo Bruno, anche lui “morettiano”.

“Il 27 marzo 2019 – si legge nell’ordinanza – fu captata una conversazione tra Moretti Pasquale e Valletta Nicola. Moretti Pasquale riferiva al Valletta che doveva assassinare una persona, utilizzando armi da fuoco: ‘se lo dice lo spari’. Moretti suggeriva al Valletta che doveva posizionarsi vicino ad un lavaggio: ‘sentimi a me…oh e mo te lo dico io però….tu ti metti avanti…onesto….appena…bum la sta il lavaggio ancora?'”

In altra conversazione, Moretti discuteva con Savino Ariostini “dell’eventualità di attentare alla vita di una persona che aveva 10 persone attorno: ‘ce ne sono altri 10 intorno intorno… hai capito o no?…ha detto come devo fare?’ Moretti Pasquale faceva esplicito riferimento a quanto già detto al Valletta, sottolineando che il soggetto incaricato non era capace di attentare alla vita di questa persona (i fratelli Frascolla, ndr). Invitava dunque l’Ariostini ad effettuare l’azione delittuosa nei confronti del loro obiettivo: ‘dobbiamo fare cosi…lo dobbiamo apparecchiare così il fatto’. Nel proseguo, il Moretti rimproverava anche l’Ariostini di non essere intervenuti in tempo per evitare la morte di Bruno Rodolfo, perché quando avevano capito che la situazione stava per degenerare, in seguito al ferimento di Frascolla Antonello, dovevano intervenire per placare la situazione”.

In alto, Pasquale Moretti, Rocco Moretti, Rodolfo Bruno e i fratelli Frascolla; sotto, Ariostini, Verderosa, Albanese, Miucci e Ricucci

Voleva uccidere il rivale nell’ospedale

“È emerso – riportano gli inquirenti – il ruolo apicale di Moretti Pasquale dal momento che lo stesso riferiva al Valletta che se non si fosse trovato in carcere all’epoca, la sera stessa andava in ospedale (n.d.r. luogo ove era ricoverato Frascolla Antonello il quale era stato ferito a colpi di pistola dal figlio di Bruno Gianfranco) per risolvere la situazione, mettendo qualcosa nella bocca del degente (verosimilmente un’arma da fuoco): ‘se stavo io quella sera…andiamocene all’ospedale…venivo da te… mi mettevo così con la sedia e gliela mettevo nella bocca…Hei dico…hai capito o no?…un’ora e mezza durava questa cosa…un’ora e mezza…e basta e finiva la questione’. Moretti Pasquale, quindi, ribadiva al Valletta: ‘tu mi hai offeso e non hai offeso solo a me hai offeso a tutti i compagni miei hai capito o no?…l’offesa non è solo a me, è a tutti’“.

I rapporti con i boss garganici

Spuntano anche nomi noti della mafia del Gargano nelle carte di “Decimabis”. “In virtù del carisma criminale, Moretti Pasquale intrattiene rapporti di alleanza anche con altre compagini criminali operanti in altre aree geografiche pugliesi” – riporta il giudice nell’ordinanza. Ecco allora riemergere l’omicidio di Francesco Pio Gentile, alias “Passaguai”, morto ammazzato sotto casa sua a Mattinata il 21 marzo 2019. Moretti – come raccontato già in passato da l’Immediato – si sarebbe mosso per ripristinare la pace tra il gruppo Lombardi-Ricucci (vicino a Gentile) e il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, guidato da Enzo Miucci alias “U’ Criatur”, nipote del patriarca dell’organizzazione, Ciccillo Li Bergolis.

Nell’intercettazione del 4 aprile 2019 (blitz Nemesi), captata nell’abitazione di Gallone Giuseppe (capoclan di Trinitapoli), Moretti Pasquale si rivolgeva a Gallone chiedendogli di intercedere presso Miucci Enzo onde sanare i contrasti dei Montanari con la fazione Lombardi-Ricucci facente capo a Ricucci Pasquale alias ‘Fic secc’ (morto in un agguato a novembre 2019, ndr). ‘Compare, l’hai visto? Un macello Pasqualino (ndr. Pasquale Moretti) si è messo a disposizione e tutto quanto… dice ‘tu con Renzino… bi bim, ba bam… che quelli vogliono uccidere a papà (ndr. Rocco Moretti)… Buonarota (rivale dei Gallone a Trinitapoli, ndr) vi vuole ammazzare, io sto a disposizione per te… Renzino vuole fare la pace?… perché Renzino ha sempre detto: a me mi interessa che io devo fare la pace con Mattucciello che è montanaro, è della famiglia… e con ‘fic secc’ (ndr. Pasquale Ricucci). Dei mattinatesi, io non tengo nessun problema… li stermino a tutti quanti… io, vado da Renzino all’appuntamento caccio la pistola e lo sparo in testa”.

In buona sostanza, Moretti chiese a Gallone “di intercedere – riporta il gip – quale vero e proprio mediatore per portare la pace tra Miucci Enzo e il clan dei montanari e la fazione dei Lombardi-Ricucci, facente capo a Ricucci Pasquale detto ‘fico secco’, a seguito del recente omicidio di Gentile Pio Francesco, anche questo consumato in ambito mafioso. Appare evidente che solo in virtù del proprio prestigio criminale, il Moretti può trattare da pari con gli esponenti degli altri sodalizi mafiosi, ponendo in essere condotte dirette al raggiungimento di una pax mafiosa. In conclusione le emergenze probatorie indiziarie sono significativamente dimostrative del fatto che Moretti Pasquale si è reso protagonista del compimento di più atti esecutivi del programma criminoso, idonei a rafforzare la struttura operativa del gruppo ed attraverso i quali si è manifestata in concreto l’operatività e la presenza sul territorio foggiano dell’associazione medesima”.

Una nuova batteria

Come emerso in recenti inchieste, la detenzione dei capi storici della Società Foggiana ha portato alla nascita di gruppi di scissionisti. Tra questi spicca la batteria dei fratelli Frascolla, alleata ai Sinesi-Francavilla e finita nel mirino dei Moretti, intenzionati a vendicare l’omicidio di Rodolfo Bruno. A confermare il quadro è il pentito Carlo Verderosa che “il 16 gennaio 2020 – si legge nell’ordinanza – ha fatto espressamente riferimento alla creazione di una nuova batteria che si era staccata dalla originaria batteria Sinesi-Francavilla, composta dai Frascolla, Lanza e dai due fratelli Palumbo (Raffaele e Benito); una scissione determinata dalla volontà di rendersi autonomi nella gestione dei proventi illeciti. Nel verbale del 3 gennaio 2020 – è scritto ancora -, il collaboratore di giustizia, in termini espliciti, a proposito di questi progetti di scissione portati avanti dai fratelli Frascolla e Palumbo, riferiva che la conseguenza di questi propositi di indipendenza non poteva che essere una sola: ‘che mi devi sparare o ti devo sparare'”. Il pentito ha inoltreconfermato che Palumbo Raffale, unitamente ad Aprile Alessandro, Pesante Francesco, Palumbo Benito, Stanchi Ciro ed i due fratelli Frascolla, pur appartenendo ai Sinesi, si stavano facendo il clan per conto loro. Anche il collaboratore di giustizia Folliero Giuseppe ha reso dichiarazioni in merito al progetto dissociativo di Frascolla Gioacchino, del fratello Riccardo Antonio Augusto detto Antonello, del cognato Palumbo Raffaele e suo fratello Benito”.





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