Mafia foggiana, decapitato il gruppo criminale del “Primitivo”. Affari con i clan garganici per trafficare stupefacenti anche fuori regione

Colpito il sodalizio facente capo a Gianfranco Bruno, cugino del cassiere della “Società”, Rodolfo Bruno assassinato due anni fa. Nell’inchiesta spunta anche Roberto Sinesi

16 provvedimenti cautelari. 5 in carcere, 11 ai domiciliari. Questo il risultato dell‘operazione “Araneo” come la grande ragnatela che gli investigatori sono stati costretti a tessere intorno al sodalizio criminale sgominato all’alba di oggi. I carabinieri hanno messo fine ad un traffico illegale di droga per centinaia di migliaia di euro. Dei 16 arrestati, sei sarebbero contigui alla “Società Foggiana”.

Il blitz nasce da una vicenda estorsiva contro un noto imprenditore foggiano. Da lì è emersa l’associazione a delinquere attiva nel traffico di stupefacenti. Gli indagati facevano capo a Gianfranco Bruno, “il primitivo”, noto elemento della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, cugino di Rodolfo Bruno, il cassiere della Società assassinato a novembre del 2018. L’associazione era attiva nell’hinterland foggiano ma con la capacità di estendere il proprio dominio criminale anche in Abruzzo e Molise.

Il sodalizio ha operato anche in alcune realtà della provincia, soprattutto a Vieste e Peschici. Per poter gestire i traffici, il gruppo criminale ha dimostrato di tenere rapporti privilegiati con i clan garganici, soprattutto con il viestano Pasquale Notarangelo (vittima di lupara bianca), nipote dello storico boss Angelo Notarangelo detto “Cintaridd” e figlio di Onofrio, entrambi uccisi.

Bruno aveva individuato nella sua abitazione il centro di interessi strategici per l’associazione. Esponenti di spicco della Società hanno più volte avuto modo di raggiungere la sua dimora come dimostrato dalle attività investigative. L’uomo avrebbe ricevuto anche la visita di Roberto Sinesi, capo della batteria Sinesi-Francavilla e dei “colleghi” morettiani Giuseppe Spiritoso e il figlio Lorenzo. A dimostrazione degli intrecci tra batterie che ciclicamente si scontrano ma che spesso si uniscono in affari.

L’impianto investigativo dei carabinieri ha trovato riscontro anche attraverso sequestri come quello di una pistola 6.35, 300 munizioni di diverso calibro e circa 5 chili di droga tra hashish, cocaina e marijuana. Il gruppo trafficava anche stupefacenti denominati “Louis Vuitton” per esaltarne l’alta qualità del prodotto. L’operazione nacque nel 2016 e arriva fino al 2019. In questi anni è emerso un vero e proprio impianto aziendalistico con ruoli e funzioni. 

Oggi in conferenza stampa presente il tenente colonnello Giuseppe Vecchia, all’esordio tra i carabinieri locali, a capo del Reparto operativo di Foggia e nuovo vicecomandante del Comando provinciale. Il comandante Nicola Lorenzon ha commentato così il blitz “Araneo”: “È un momento particolare per la città. Fatti recenti hanno acceso l’interesse mediatico su Foggia. Oggi abbiamo colpito un fenomeno di macrocriminalità”. (In alto, Gianfranco e Rodolfo Bruno; sotto, Pasquale Notarangelo)

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