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Home - Coronavirus, arrivano le adesioni dei medici (giovanissimi) per le unità speciali. “Raddoppiano le Usca per seconda ondata”

Coronavirus, arrivano le adesioni dei medici (giovanissimi) per le unità speciali. “Raddoppiano le Usca per seconda ondata”

Di Michele Iula
15 Ottobre 2020
in Sanità & Salute
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Quasi tutti anni Novanta. Una lista con 64 medici giovanissimi permetteranno all’Asl di Foggia di colmare il ritardo nell’istituzione delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale per fronteggiare l’emergenza Covid-19. La Capitanata è la provincia più colpita, per incidenza rispetto al numero di abitanti, dal virus. Per questo, c’è la necessità di approntare piani assistenziali adeguati, con il potenziamento dell’assistenza a casa, per evitare pressioni sul sistema ospedaliero.

Al momento, ce ne sono 5: Comuni di Foggia, Troia, Torremaggiore, San Marco in Lamis e Vico del Gargano sulle 12 di possibile istituzione, considerata la popolazione residente. “Altre 5 verranno attivate a brevissimo”, fa sapere il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale, Vito Piazzolla. Da Bari è arrivato il diktat della Regione, in concomitanza della riapertura delle scuole e dell’impennata di positivi (ieri è stato raggiunto il record), con il potenziamento temporaneo e comunque fino al mese di dicembre 2020 degli incarichi delle Usca.

I passaggi per l’attivazione delle unità di potenziamento del sistema assistenziale, sono stati in realtà fissati già a marzo scorso, con il Dpcm numero 14 (Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale in relazione all’emergenza COVID-19): “Al fine di consentire al Medico di Medicina generale o al pediatra di libera scelta o al Medico di continuità assistenziale di garantire l’attività assistenziale ordinaria – è riportato nel testo del decreto -, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano istituiscono, entro dieci giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, presso una sede di continuità assistenziale già esistente, una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. L’unità speciale è costituita da un numero di Medici pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelta. Possono far parte dell’unità speciale: i Medici titolari o supplenti di continuità assistenziale; i Medici che frequentano il corso di formazione specifica in Medicina generale; in via residuale, i laureati in Medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’ordine di competenza. L’unità speciale è attiva sette giorni su sette, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, e ai Medici per le attività svolte nell’ambito della stessa è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora. Il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o il medico di continuità assistenziale comunicano all’unità speciale , a seguito del triage telefonico, il nominativo e l’indirizzo dei pazienti. I medici dell’unità speciale per lo svolgimento delle specifiche attività devono essere dotati di ricettario del Servizio sanitario nazionale, di idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure prescritte”.

L’Asl di Foggia finora ha fatto fatica a reclutare medici. Durante la prima ondata, ne sono stati formati 32: un numero insufficiente per coprire il fabbisogno previsto. Con questa nuova attività di reclutamento si potrà ridurre il gap, ma non si riuscirà comunque a coprire totalmente il fabbisogno previsto per la Capitanata.

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Tags: aslcoronavirusCovidFoggiamedici giovaniUsca
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