“50 anni senza patologie pregresse, ho perso un amico per il Covid”, lo sfogo del medico di Foggia: “Dobbiamo essere allarmisti o fiduciosi?”

“Non so se la notizia preoccupa, atterrisce o viceversa fa riflettere tutti (medici compresi). Paghiamo la tolleranza e ancor di più l’idea della convivenza forzata col virus”

“Aveva 50 anni, era un giovane adulto senza patologie pregresse, oggi è morto di Covid”. Si sfoga sui social Massimo Zanasi, medico responsabile del Lastaria di Lucera, per raccontare – volutamente pubblicamente – la vicenda che lo ha toccato da vicino. E che solleva molti dubbi sull’approccio al virus, sia dal lato medico che informativo.
“Dobbiamo essere allarmisti o fiduciosi? – scrive – Quale ruolo volete che ricopriamo? Mi riferisco ai medici. Dare notizie vuol dire terrorizzare, spaventare. Meglio non dire, non sapere. Così, per esorcizzare il virus, basta questo! Come se, non dando notizie di rapine, omicidi, estorsioni si percepisce la vita più bella di quella che è, più felice, più sicura. Oggi è morto di Covid un giovane adulto di 50 anni che conoscevo da anni. A parte il dolore,il dispiacere per questa ancor giovane vita spezzata, mi ha fatto pensare e molto la causa: il solito Covid”.
“Direte – prosegue – non lo sapevi? Ne è pieno il mondo, non fai il medico? Dove vivi? Giusto, ma non è questo il punto. Si era sottoposto a ben 4 tamponi nasofaringei, tutti negativi. Il quinto si è positivizzato dopo vari artifici tecnici, qualche giorno prima di ricoverarsi e solo un po’, prima di morire. Non aveva comorbilità, non aveva uno stato fisico compromesso. Non so se la notizia preoccupa, atterrisce o viceversa fa riflettere tutti (medici compresi). Paghiamo la tolleranza e ancor di più l’idea della convivenza forzata col virus. A parte il vero dispiacere che ho nel cuore per la perdita di un amico – prosegue nel racconto -, mi pare che certezze non ve ne siano. Tamponi, sierologia(non ne parliamo!) lasciano il tempo che trovano se non si adottano misure (alcune forse drastiche) di prevenzione (mascherina, distanza sociale, lavaggio costante delle mani)”.
“Sul vaccino antinfluenzale o antipneumococcico di cui tanto si parla come coadiuvanti, in letteratura vi sono dati contrastanti – conclude -.
Ogni genitore deve sempre pensare che non si può proibire ai propri figli di socializzare, ma ognuno di loro può essere a rischio di contagio oltre che esserne fonte. Caro Matteo, che la terra ti sia lieve… un vero abbraccio fraterno”.