Oltre 100 ricoverati per Covid tra Riuniti e Casa Sollievo, l’obesità sempre più frequente tra i pazienti gravi. A Foggia ultimi due posti in Rianimazione, poi scatta la “riserva”

Il punto della situazione nell’ospedale di San Pio e nel capoluogo. Al Policlinico di viale Pinto sono tre le persone intubate, hanno 87, 84 e 69 anni. Indicato il fattore prognostico più sfavorevole

In provincia di Foggia ci sono più di 100 persone ricoverate tra il Policlinico Riuniti e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Nell’ospedale di San Pio ci sono 29 pazienti Covid nei reparti, di cui due in terapia intensiva e uno in sub intensiva. Nel capoluogo, invece, stando all’ultimo bollettino, ci sono poco più di 70 persone. Attualmente 7 i pazienti in rianimazione a Foggia, di età compresa tra 49 e 87 anni. Si tratta di 4 donne e 3 uomini. Di questi 7, sono 3 quelli intubati: hanno 87, 84 e 69 anni. L’obesità – sottolineano i rianimatori – è il fattore prognostico più sfavorevole e più frequente che i medici stanno riscontrando. Al Riuniti ancora due posti disponibili in Rianimazione, poi scatterebbe la “riserva”, ovvero un reparto destinato in caso di emergenza al trattamento di pazienti Covid.

La curva dei contagi si è impennata, con la Campania che continua a far registrare un numero di nuovi casi preoccupante. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe mette in evidenza il netto incremento di nuovi positivi. Sono 17.252 i nuovi casi settimanali (erano 12.114, la crescita è del 42,4%) a fronte di un numero di poco superiore di casi testati (429.984 contro 394.396), oltre a un rilevante aumento del rapporto positivi/casi testati (4%, erano 3,1%). I casi confermati dalla Protezione civile al 7 ottobre, sono 333.940. Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (60.134 rispetto a 50.630) e, sul fronte degli ospedali, aumentano i pazienti ricoverati con sintomi (3.625 contro 3.048) e in terapia intensiva (319 contro 271, + 17,7%). Continuano a salire, seppur lentamente, anche i decessi (155, erano 137: l’aumento è del 13,1%).

Il virus

“Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – la curva dei contagi si è impennata, in conseguenza del netto incremento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva”. Da metà luglio i nuovi casi settimanali sono più che decuplicati (da poco oltre 1.400 a più di 17mila), con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 4%. Tale dinamica ha generato il progressivo aumento dei casi attualmente positivi, quintuplicati da fine luglio: da 12.482 a 60.134. “L’incremento del rapporto positivi/casi testati – spiega il presidente – conferma che il virus circola in maniera più sostenuta: per questo nelle regioni dove supera il 5% è cruciale potenziare le attività di testing & tracing”.

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

La situazione negli ospedali

A superare il 5%, nella settimana 30 settembre-6 ottobre, sono Liguria (7,7%), Campania (6,3%), Provincia autonoma di Trento (6,8%), Piemonte (6,2%) e Valle d’Aosta (5,4%). Sul versante delle ospedalizzazioni, da fine luglio si rileva un incremento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, che sono aumentati rispettivamente da 732 a 3.625 e da 49 a 319. «Se il dato nazionale – puntualizza Cartabellotta – non lascia intravedere alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti». In particolare al 6 ottobre ben 8 Regioni registrano tassi di ospedalizzazione per 100mila abitanti superiori alla media nazionale di 6,5: Lazio (13,9), Liguria (13), Campania (9,2), Sardegna (8,8), Sicilia (7,9), Piemonte (7,1), Abruzzo e Puglia (6,6). In provincia di Foggia ci sono più di 100 persone ricoverate tra il policlinico Riuniti e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Nell’ospedale di San Pio ci sono 29 pazienti Covid nei reparti, di cui 2 in terapia intensiva e 1 in sub intensiva. Nel capoluogo, invece, stando all’ultimo bollettino, ci sono 73 persone.

“La composizione percentuale dei casi attualmente positivi – continua il presidente – si mantiene costante dai primi di luglio: mediamente il 93-94% dei positivi sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6% ricoverati con sintomi e lo 0,5% in terapia intensiva. Tuttavia, anche per questo indicatore le differenze regionali accendono ulteriori spie rosse”. In alcune Regioni, infatti, la percentuale dei casi ospedalizzati è nettamente superiore alla media nazionale del 6,6%: Sicilia (11,5%), Liguria (10,4%) Lazio (9,9%), Puglia (8,9%), Piemonte (8,6%), Abruzzo (8,2%), Basilicata (7,9%).

Giocare d’anticipo

Anche sul versante dei decessi dai primi di settembre inizia a delinearsi un trend in lento ma costante incremento: il numero dei pazienti deceduti è aumentato da 46 a 155 per settimana. In altri termini, spiega il presidente “le dinamiche dell’epidemia, molto diverse dalla prima ondata, dimostrano che il progressivo incremento dei casi attualmente positivi iniziato a fine luglio, dopo un mese ha innescato l’incremento di pazienti ospedalizzati con sintomi e in terapia intensiva, e dopo 2 mesi, inizia a riflettersi anche sui decessi”. “L’obbligo delle mascherine anche all’aperto – conclude Cartabellotta – è una misura coerente con la rapida ascesa dei contagi, visto che non conosciamo ancora il reale impatto della riapertura delle scuole e quello dell’ulteriore sovraccarico dei servizi sanitari conseguente alla stagione influenzale. Tuttavia, per contenere la seconda ondata, in particolare nelle Regioni del centro-sud, la Fondazione Gimbe ribadisce la necessità di giocare d’anticipo sul virus su tutti i fronti: in particolare, è indifferibile potenziare e uniformare gli standard dell’assistenza sanitaria territoriale e ospedaliera, oltre che trovare una soluzione per ridurre l’elevato rischio di contagio sui mezzi pubblici”.





Change privacy settings