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Home - Tre anni dalla mattanza di mafia a San Marco. Tradimenti ed enigmi da risolvere, attesa per la sentenza del processo Caterino

Tre anni dalla mattanza di mafia a San Marco. Tradimenti ed enigmi da risolvere, attesa per la sentenza del processo Caterino

Di Francesco Pesante
9 Agosto 2020
in Cronaca
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Tre anni esatti dalla strage di mafia di San Marco in Lamis. Era il 9 agosto 2017 quando un commando di almeno tre persone uccise Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani. Una mattanza da inquadrare nella lunga rivalità tra clan garganici. Romito, già scampato ad almeno altri due agguati, doveva morire perché solo con il sangue poteva pagare la sua collaborazione con le forze dell’ordine. Vicende emerse nella prima decade degli anni 2000, nello storico processo “Iscaro Saburo” che portò alle pesanti condanne dei fratelli Franco, Armando e Matteo Li Bergolis, capi indiscussi del “clan dei montanari”.

Era la mattina di tre anni fa quando Mario Luciano Romito si recò con il cognato De Palma a bordo di un maggiolone nero guidato da quest’ultimo, nell’area tra San Marco e Apricena. Forse ingannato da ex amici che gli avrebbero teso una trappola al fine di toglierlo definitivamente dai giochi. “Mario Romito? L’hanno venduto, qualcuno lo ha venduto”. Questa l’intercettazione emersa ultimamente nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise a Foggia. Alla sbarra il presunto basista, il manfredoniano Giovanni Caterino alias “Giuann Popò”, al momento unico imputato per quel fatto di sangue, mentre in un altro procedimento è stato condannato per armi, il 50enne Luigi Palena.

Caterino, ormai 40enne, sarebbe appartenente al gruppo criminale Li Bergolis-Miucci, attualmente retto da Enzo Miucci alias “U’Criatur”, pro cugino dei fratelli Li Bergolis e nipote del patriarca Ciccillo, morto nel 2009 in un altro agguato di mafia. Proiettili in faccia per Ciccillo, come anche per Mario Luciano Romito. La mafia garganica è violenta e spietata, cancella i visi, oppure spara alle spalle come nel caso di un altro rivale dei montanari, Francesco Pio Gentile detto “Passaguai”, ammazzato a Mattinata il 21 marzo 2019. Sotto casa sua.

L’omicidio Gentile, l’agguato fallito a Dino Miucci (fratello di Enzo), la morte di Pasquale “Fic secc” Ricucci e l’uccisione di Giuseppe Silvestri detto l’Apicanese, fatti di cronaca registrati negli ultimi tre anni, avrebbero un unico comune denominatore, la guerra tra clan garganici per il controllo dei traffici di droga. Per soldi e vendette, sul promontorio scorre sangue da almeno 40 anni.

Sulla possibilità che qualcuno abbia tradito il boss manfredoniano, Mario Romito l’Immediato ne scrive da qualche anno. Potranno le recenti intercettazioni aprire uno squarcio nelle indagini sulla strage sammarchese? Le conversazioni captate dagli inquirenti hanno spesso fini orientativi, in quanto a volte utilizzate dall’intercettato di turno per distogliere o deviare le attenzioni. La DDA è al lavoro anche per fare luce su questi aspetti.

Prossima udienza del processo Caterino, il 21 settembre, poi dovrebbero seguirne altre due o tre, prima della sentenza che potrebbe arrivare già entro la fine del 2020. Ma molto altro bolle in pentola intorno alla mattanza di mafia del 9 agosto 2017.

Oggi, intanto, è il giorno del ricordo. L’associazione antimafia “Libera” in una nota stampa scrive: “Questo giorno, per noi, non è pura e semplice celebrazione e ci invita a rinsaldare la consapevolezza che serve per creare memoria collettiva e identitaria sulla vicenda umana che oggi ricordiamo, al fine di costruire una casa degna di essere abitata dalle nostre figlie e dai nostri figli”. (In alto, Giovanni Caterino; sotto, Mario Romito, Matteo De Palma e i fratelli Luciani; sullo sfondo, il luogo della strage)

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Tags: mafiaSan Marco
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