Cerignola, canale Lagrimaro inquinato: le aziende della zona industriale si difendono. “Appurare chi sversa irregolarmente”

“Il Noe e gli inquirenti dovrebbero appurare chi scarica acque non depurate, non sequestrare indiscriminatamente”, osserva il difensore che richiama l’errore del verbale di prescrizione

Non ci stanno i 133 imprenditori agroalimentari e non solo della Zona Industriale di Cerignola a passare per inquinatori della fogna bianca del Comune di Cerignola che si immette nel Canale Lagrimaro, sequestrato nel luglio 2019 e oggi nuovamente al centro delle indagini dopo l’inchiesta che ha travolto un centinaio di soggetti nel cerignolano, compreso l’ex sindaco Franco Metta.

Ma ricostruiamo i fatti e andiamo con ordine. Circa un mese fa il Noe di Bari ha inviato un verbale di prescrizioni, asseverato dalla Provincia di Foggia con la delega all’Ambiente, nel quale si legge che a seguito di controlli a campione effettuati tra le aziende cerignolane risulterebbe che alcune di esse, per evitare i costi di depurazione, abbiano sversato dei reflui nella fogna bianca che è a servizio della zona industriale della città mascaniana e che sfocia nel canale artificiale di superficie di proprietà del Consorzio per la Bonifica di Capitanata, il Lagrimaro appunto.

Come si ricorderà, il canale assai inquinato, dopo anni di lotte e segnalazioni, un servizio di Pinuccio a Striscia e una interrogazione parlamentare da parte dell’onorevole Giorgio Lovecchio, è stato sequestrato.

Ma passa un anno dal sequestro alle prescrizioni inviate alle imprese e al Comune, che in questo mese si dovrebbe essere accertato della presenza di accessi abusivi al canale, pena la chiusura di tutti i tombini. I termini per la chiusura dei tombini, con una muratura in cemento, sono di 30 giorni. Mancano pochi giorni al blocco, la prescrizione è datata 11 luglio 2020.

“Il Noe e gli inquirenti dovrebbero appurare chi scarica acque non depurate, non sequestrare indiscriminatamente”, spiega a l’Immediato l’avvocato che difende le più grosse imprese della zona industriale, Marco Trombetta.

Secondo la difesa, il Noe nel richiamare il regolamento regionale ambientale numero 17 del 2013 avrebbe commesso un errore amministrativo. Si intima infatti la chiusura dei pozzetti con una motivazione di carattere meramente amministrativa: a detta del Noe, infatti, il Comune di Cerignola non avrebbe l’autorizzazione ad utilizzare il Canale Lagrimaro di proprietà del Consorzio, perché il Comune non avrebbe mai ricevuto l’autorizzazione dall’ente consortile. Ma la difesa contesta questo assunto.

“Non essendoci, secondo loro, l’autorizzazione, si possono bloccare tutte le aziende, senza che si abbia la certezza di chi sversa irregolarmente e senza sapere se l’inquinamento deriva dalla zona industriale o è precedente, dal momento che la fogna a servizio proviene dall’anello della circonvallazione e dalla zona macello. Noi abbiamo chiesto la revoca delle prescrizioni e la richiesta di archiviazione del procedimento penale qualora quest’ultimo fosse aperto. Le aziende della zona industriale di Cerignola sono tutte autorizzare a sversare nella fogna bianca i propri scarichi e secondo il Codice dell’Ambiente sono gli enti ad essere tenuti ai controlli. Le imprese non hanno nessun rapporto col Consorzio e se il Comune non ha l’autorizzazione non è certo colpa loro”.

Ma c’è di più, la difesa va oltre e si concentra proprio sul rapporto autorizzatorio, il Noe non ha bloccato tutta la condotta della fogna e non si riferisce allo scarico delle acque, perché nessuna competenza è in capo al Consorzio che si occupa solo della gestione e della organizzazione dei bacini idrografici.

“Il regolamento regionale quando parla di concessione si riferisce ad un diritto potestativo, ad un canone accessorio di utilizzo per la concessione, che il Comune in questo dovrebbe pagare al Consorzio. Anche se non avesse pagato potrebbe sanare la sua situazione”, aggiunge il legale.

Come evidenzia, dal 2015 ad oggi molte aziende sono state ripetutamente oggetto di controlli e di analisi delle loro acque. “Se il Corpo Forestale ha già controllato le imprese nel 2015 e di nuovo il Noe col consulente della Procura nel 2020 e non hanno trovato violazioni negli scarichi perché nel verbale di prescrizione indiscriminatamente con un richiamo al regolamento regionale abnorme si colpiscono tutte le 133 imprese? Il regolamento parla solo di un canone tra due enti pubblici. Oggi le aziende rischiano di vedere i loro piazzali e i loro stabilimenti allagati con i tombini chiusi. Perché non si controlla a monte il Canale? Da dove nasce? Quali sono gli accessi al Canale e alla fogna bianca? Il Noe dovrebbe bloccare chi scarica illegalmente non l’utilizzo dello strumento di scarico”, conclude l’avvocato.





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