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Home - Inferto un duro colpo alla mafia di San Severo: sigilli al patrimonio del “Puffo”, boss del clan Testa-Lapiccirella

Inferto un duro colpo alla mafia di San Severo: sigilli al patrimonio del “Puffo”, boss del clan Testa-Lapiccirella

Di Redazione
29 Maggio 2020
in Cronaca
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Nell’ambito di specifica attività volta al contrasto della criminalità organizzata ramificata nel territorio della Capitanata, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, nella prima mattinata di oggi stanno dando esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale del sequestro anticipato d’urgenza emesso, su richiesta del Questore di Foggia, dal Tribunale di Bari — III^ Sezione Penale -Misure di Prevenzione, presieduto da Giulia Romanazzi, a carico di una figura apicale della criminalità organizzata attiva sul territorio della città dei Campanili.

Agenti della Polizia di Stato della Questura di Foggia e del Reparto Prevenzione Crimine di San Severo e militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Foggia stanno mettendo i sigilli al patrimonio di un noto esponente della criminalità organizzata di San Severo: un ristorante, un’autorimessa, due abitazioni, un locale commerciale, un autoveicolo, otto conti correnti bancari e tre conti deposito.

Il provvedimento di sequestro è stato adottato all’esito di approfondite indagini patrimoniali eseguite dai finanzieri della Compagnia di San Severo, con il contributo degli specialisti della Polizia di Stato della Divisione Polizia Anticrimine – Ufficio Misure di Prevenzione della Questura di Foggia, che hanno scandagliato la posizione patrimoniale del boss Severino Testa, classe ’60 detto “Rino”, “Il puffo” o “Il mastro”, destinatario in passato della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S., con precedenti penali di associazione mafiosa, stupefacenti e reati contro il patrimonio. Si tratta di un elemento di spicco della criminalità organizzata ramificata su San Severo, ritenuto dagli inquirenti uomo di vertice del clan Testa-Lapiccirella, già sottoposto a misura cautelare personale nell’operazione “ARES” condotta dalla Polizia di Stato della Capitanata lo scorso anno, nella cui “rete” finirono anche altri esponenti della criminalità organizzata sanseverese.

Le indagini patrimoniali, estese ai familiari conviventi e ad alcuni prestanome hanno dimostrato la disponibilità diretta e indiretta da parte dell’uomo di beni di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, tanto da ritenere che siano stato il profitto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego. Nello specifico, i beni mobili e immobili intestati al proposto ed ai suoi familiari conviventi nonché a terzi prestanome, alla luce dell’analisi dei flussi finanziari in entrata (fonti) e in uscita (impieghi), non hanno trovato giustificazione nei modesti redditi prodotti, appena sufficienti per il sostentamento dell’intero nucleo familiare. Il Tribunale di Bari, condividendo la ricostruzione patrimoniale fatta dagli investigatori, ha accolto la proposta formulata dal Questore di Foggia ed ha ordinato il sequestro dei beni per un valore complessivo di circa 800.000 euro.

Il risultato conseguito oggi conferma il costante coinvolgimento della Polizia di Stato di questa provincia e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, in perfetta sinergia con l’Autorità Giudiziaria, nella lotta alla criminalità organizzata, rimarcando che la sistematica aggressione degli interessi patrimoniali dei sodalizi, attraverso strumenti di indagine volti al sequestro ed alla confisca dei proventi e dei beni ottenuti da attività delittuose, costituisce obiettivo strategico di primaria

importanza per disarticolare le compagini delinquenziali organizzate e reprimere ogni tentativo di infiltrazione e mimetizzazione nell’economia legale.

Tags: mafiaSan SeveroSeverino Testa
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