La dedica di Emiliano a Nicola del 118, ucciso dal Covid durante il servizio. “Adesso avrei voluto abbracciarlo per trovare la forza di andare avanti”

“Mi guardo e mi sento invecchiato di dieci anni, con la schiena dolorante nonostante le punture di cortisone, dopo aver passato mesi seduto davanti al monitor delle videoconferenze più importanti, a computer portatili, con telefoni sempre accesi, ipad e le infinite vostre telefonate che interrompevano le parole del Presidente del Consiglio, dei Ministri, dei presidenti delle altre regioni d’Italia, dei dirigenti della nostra sanità e della protezione civile con i quali abbiamo condiviso il terrore e la speranza, la rabbia e la volontà di vincere”. Inizia così il messaggio del governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano.

“Istituzioni e cittadini – continua – hanno affrontato la paura dei primi giorni e poi la responsabilità delle scelte immediate, continue, che non ammettevano errori o ritardi.
Con gli uomini e le donne della Sanità Regionale schierati con elmi e spade sempre insufficienti, abbiamo fronteggiato un nemico subdolo che ti contagiava attraverso il viso di un amico, di tua madre o di tuo figlio.
Adesso si torna alla battaglia di sempre, quella di vivere, con un ostacolo in più, il pericolo che i superstiti delle armate nemiche colpiscano quelli più distratti, ottimisti o imprudenti.
Abbiamo passato questo inferno insieme, rimanendo svegli la notte a pensare cosa sarebbe successo se i 35mila rientrati dal nord tra fine febbraio e fine marzo avessero trasformato la Puglia in 200 focolai come Codogno. Tornare alla normalità è impossibile, fingere che non sia accaduto inutile. Abbiamo imparato a resistere combattendo insieme, senza dare spazio all’individualismo. Abbiamo imparato a non rispondere ai provocatori. A salutare con tristezza e dignità coloro che abbiamo perso per sempre”.

E conclude ricordando chi non c’è più: “Dedico questi pensieri a Nicola Ciccomascolo, a sua moglie e ai suoi figli, un nostro operatore del 118 in provincia di Foggia (era originario di Rodi Garganico, ndr) morto per essersi contagiato il 2 marzo all’inizio dell’epidemia nel corso di un intervento apparentemente non-covid. Lui adesso avrei voluto abbracciare per trovare la forza di andare avanti”.

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