Mafia Gargano, boss tira fuori gli scontrini dell’Autogrill per provare il suo alibi. È scontro tra pm e difesa sul percorso del Kangoo

Processo a Matteo Lombardi, accusato di aver organizzato ed eseguito l’omicidio dell’Apicanese Giuseppe Silvestri. In Corte d’Assise sentito come teste il maresciallo dei carabinieri Notarangelo

Il processo a Matteo Lombardi, alias “A’ Carpnese”, si avvia verso la conclusione, prevista entro luglio. Oggi in Corte d’Assise, il pm della DDA Ettore Cardinali e gli avvocati dell’imputato hanno spinto sull’acceleratore chiudendo l’esame di uno dei testi principali, il maresciallo Notarangelo.

Lombardi, ritenuto dall’antimafia al vertice del clan Lombardi-Ricucci-La Torre (rivale dei “montanari” nella faida garganica), continua a seguire il processo dal carcere di Voghera dove è detenuto con l’accusa di aver ucciso “l’Apicanese” Giuseppe Silvestri, morto ammazzato il 21 marzo del 2017 sulla strada panoramica di Monte Sant’Angelo, intorno alle 4:45 del mattino.

L’imputato avrebbe ucciso il rivale per poi recarsi con l’amico Antonio Zino (sotto processo per favoreggiamento) a Lodi per un’asta di automobili. Una mossa che per i pm sa tanto di bluff, un modo per crearsi un alibi. Il processo verte molto sul percorso effettuato dai due uomini ma anche sulle tracce del Dna (la prova regina) di Lombardi ritrovate sulle cartucce.

Oggi, però, il maresciallo Notarangelo è tornato sul viaggio al Nord del capoclan dell’area Manfredonia-Macchia. La difesa fa sapere che il militare avrebbe aggiustato il tiro rispetto alla scorsa deposizione. In altra udienza, Notarangelo affermò che Lombardi, dopo l’omicidio, sarebbe stato accompagnato al casello di Poggio Imperiale dove avrebbe incontrato Zino, assieme al quale si recò a Lodi a bordo di una Renault Kangoo.

“Ma oggi il carabiniere ha affermato che l’imputato, attraverso una strada secondaria, avrebbe avuto un passaggio fino ad un distributore in disuso (stazione di servizio “Trifone”) situato 10 chilometri prima di Poggio Imperiale, sulla A14. Il teste colloca l’arrivo non più alle 6:20 ma alle 6:08, massimo 6:10″.

Quindi, si allungherebbero le distanze tra il luogo dell’incontro con Zino e l’arrivo a Fossacesia in provincia di Chieti, località dove gli inquirenti agganciarono per la prima volta il cellulare di Lombardi. Stando ai tabulati, i telefoni di Lombardi e Zino cessarono qualsiasi traffico la sera prima dell’omicidio. Tornarono disponibili alle 6:44 quello di Lombardi (a Fossacesia) e alle 8:28 quello di Zino, nei pressi di Fermo. “Come può il nostro assistito aver percorso quasi 100 chilometri in mezz’ora? Non risultano nemmeno sanzioni per eccesso di velocità. Inoltre, la velocità massima del Kangoo non va oltre i 160 km/h”, ribatte la difesa.

Il maresciallo ha affermato di aver percorso lo stesso tragitto con l’Alfa Giulietta dei carabinieri: tempo di percorrenza un’ora e dieci minuti, compatibile con la presenza dell’imputato sul luogo dell’agguato mafioso. “Un percorso effettuato intorno alle 8:30 del mattino e non all’alba quando è ancora buio”, la replica della difesa. Inoltre, i legali fanno sapere che il militare avrebbe eseguito questo accertamento senza le dovute autorizzazioni. “In ogni caso incaricheremo un perito per analizzare quel tragitto”.

Lombardi non avrebbe effettuato alcun acquisto a Lodi, ma effettuato solo dei pagamenti, presso un ufficio postale della città lombarda, relativi a vecchie compravendite.

“Abbiamo sempre sostenuto, e presto consegneremo gli atti al pm, che Lombardi visionò una Fiat Panda il pomeriggio del 21 marzo per poi acquistarla in loco la mattina del 22, attraverso un passaggio di proprietà online”. Ma ai carabinieri questo non risulta.

Lombardi ha anche consegnato una serie di scontrini emessi dagli autogrill dove si sarebbe fermato durante il viaggio verso Lodi. Ma per l’accusa sarebbe solo una strategia per rafforzare l’alibi. “È solito conservare scontrini – ha detto uno dei legali dell’imputato -; ne ha consegnati anche altri che si era conservato in giorni diversi dall’omicidio. Tende a conservarli anche per 5 o 6 mesi, soprattutto quando va al Nord”.

Prossima udienza del processo il 18 maggio quando dovrebbe essere sentito il tenente Ciliberti che coordinò le indagini. Anche Zino dovrebbe sottoporsi all’esame, mentre Lombardi pare intenzionato a rinunciare in quanto già sentito in sede di “sommarie informazioni testimoniali” e già interrogato in passato. I legali valuteranno il da farsi nei prossimi giorni.

Prossimamente saranno sentiti anche alcuni testi della difesa come la persona che a Lodi avrebbe venduto l’auto a Lombardi e, soprattutto, la dottoressa Torricelli, la stessa del caso Meredith, nominata dalla difesa per l’esame del Dna. Almeno altre 4 o 5 udienze prima della sentenza, attesa in estate. Per via del coronavirus, stanno subendo un’accelerata solo i processi più impellenti – come quelli per mafia – mentre i restanti sono al momento congelati.

(In alto, da sinistra, Silvestri, Lombardi e Zino; sullo sfondo, il luogo dell’agguato e la Corte d’Assise di Foggia)

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