“Senza tamponi e test sugli anticorpi”, grido d’allarme dalla Rianimazione di Foggia: “Lavoriamo con la paura”

A Bari, l’altro policlinico “hub” della Puglia per l’emergenza, ha già cambiato strategia per proteggere i dipendenti dall’infezione. Dai Riuniti: “Siamo a stretto contatto con pazienti gravi”

Niente test sugli anticorpi e tamponi. Continua il grido d’allarme dei medici e degli operatori della Rianimazione del Policlinico di Foggia. “Siamo a stretto contatto con pazienti gravi, ogni giorno intubiamo pazienti, facciamo broncoscopie e siamo sovraesposti”, denunciano a l’Immediato, sottolineando l’elevato livello di stress raggiunto. Chiedono di essere “screenati” ogni 8-10 giorni per evitare il rischio di attivare catene di contagio pronte a scatenarsi anche negli ambienti familiari.

“Non ci sentiamo tranquilli – ci riferiscono alcune fonti interne -, peraltro è stata attivata una politica sul personale che non condividiamo: sono stati mandati ‘al macello’ centinaia di ragazzi che, soprattutto in reparti particolari come la Rianimazione, non riescono a garantire determinati standard. Circa due terzi di questo personale è stato inviato in reparti critici”. La via proposta sarebbe quella modificare il rapporto tra personale di nuovo ingresso e di esperienza in tutti i reparti, “evitando pericolose concentrazioni nei reparti più esposti”, il cosiddetto “fronte” nella battaglia al Covid-19.

Peraltro, non ci sarebbe il controllo della temperatura all’ingresso: “Qualche giorno fa una infermiera si è messa in malattia con la febbre – raccontano -, non abbiamo saputo nulla sugli sviluppi. È stata sottoposta al tampone? Se sì, perché le stesse procedure non sono state attivate per tutto il personale dei reparti, a chi è stato a contatto?”. Domande per le quali al momento non è arrivata alcuna risposta. Intanto, a Bari, l’altro policlinico “hub” della Regione Puglia per l’emergenza, ha cambiato già strategia per proteggere i propri dipendenti dall’infezione da coronavirus e individuare gli asintomatici.

L’ospedale, infatti, ha adottato con circolare 54 del 2020 la procedura aziendale per lo screening per operatori sanitari: in sostanza, periodicamente medici, infermieri, operatori socio sanitari verranno sottoposti al test del tampone. Nel dettaglio l’azienda ha individuato tre fasce di rischio: il management è stato inserito nella fascia meno rischiosa (tampone ogni 21 giorni); nel secondo livello di rischio gli operatori di 55 reparti (ogni 14 giorni); mentre la ‘fascia rossa’, i reparti Covid, verranno screenati ogni 7 giorni.

“Nell’attuale contingenza epidemiologica da Covid-19 – si legge nella circolare firmata dal dirigente medico Maurizio Marra – gli operatori sanitari sono costantemente esposti al rischio di contrarre infezioni durante lo svolgimento della propri attività lavorativa”. Quindi, “si ritiene necessario adottare una serie di misure finalizzate a prevenire la diffusione” del coronavirus. Anche perché, come viene spiegato nella circolare, “a partire dalle prima fasi della pandemia, non è mai stata esclusa la possibilità di trasmissione da soggetti asintomatici”.

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