Quattro operatori contagiati ai Riuniti di Foggia; 50 i ricoverati. Stesso numero a Casa Sollievo. Controllo della temperatura per chiunque arriva in ospedale

Il direttore generale Dattoli, commissario dell’emergenza coronavirus: “Per fortuna abbiamo personale diligente che, appena accusa qualche sintomo sospetto, rimane a casa”

Il Policlinico Riuniti di Foggia è pronto alla “seconda linea”. Il linguaggio bellico dà il senso della misura di una guerra, quella al Covid-19, che viene combattuta di ora in ora nei reparti. La sinergia con Casa Sollievo della Sofferenza, formalizzata ieri, servirà a “creare un piano provinciale di contenimento” finalizzato anche ad evitare che proprio gli ospedali diventino focolaio di contagio.

Solo a Foggia quattro tra medici e operatori sono risultati positivi. Nell’ospedale di San Pio la situazione è stata “particolarmente critica”, al punto che il governatore Michele Emiliano ha nominato “commissario” il dg dei Riuniti Vitangelo Dattoli. “Abbiamo avuto quattro episodi in ospedale – ha chiosato il manager -, di cui 3 extralavorativi e uno lavorativo. Abbiamo tamponato tutto il personale interessato: tutti sono risultati negativi. Per fortuna abbiamo personale diligente che, appena accusa qualche sintomo sospetto, rimane a casa…”.

A San Giovanni, invece, lo scenario era “più pesante”, per questo la Regione ha deciso per la riorganizzazione complessiva dell’ospedale, finalizzata al potenziamento delle disponibilità di accoglienza. Al momento, secondo indiscrezioni, Foggia starebbe trattando una cinquantina di persone, di cui almeno 15 in terapia intensiva. Nella città di San Pio ci sarebbe una situazione analoga. Per un totale di circa 100 persone ricoverate tra Riuniti e Casa Sollievo.

Al di là della conta dei contagi – l’attenzione è sempre più focalizzata sul caso Foggia città -, dopo le ulteriori restrizioni del governo Conte alla mobilità delle persone e all’apertura di fabbriche ed esercizi, l’allerta è dunque indirizzata sui presidi sanitari. I sindacati nelle ultime ore hanno denunciato la carenza di DPI (dispositivi di protezione individuale), mentre la Regione ha aperto allo screening a tappeto per gli operatori sanitari attraverso analisi del sangue.

“In ospedale nessuno ha comprato dispositivi di protezione personale – replica Dattoli, rispondendo ai sindacati –, certo siamo sotto stress perché questo è un problema centrale dell’emergenza. Quanto agli screening, l’esame degli anticorpi può essere una buona iniziativa, ma non è finalizzata ad ottenere risultati certi sul contagio perché punta a beccare l’anticorpo non l’antigene. C’è una organizzazione centralizzata a Bari in questo senso, ma noi come azienda ci siamo già attivati con procedure di screening che verranno allargate nei prossimi giorni. Per esempio, sottoponiamo quotidianamente al controllo della temperatura il personale esposto, e nei prossimi giorni estenderemo questo tipo di attività anche a tutti gli accessi esterni in ospedale. Finora ci siamo concentrati nella tutela degli 11 percorsi Covid individuati all’interno del Policlinico, con diverse attività di pre-triage. Oggi parte l’area post acuzie. Nei prossimi giorni si attiverà la seconda linea”. Con la speranza che la curva dei contagi si mantenga costante nei prossimi giorni. Questa sarà una settimana decisiva per la ‘guerra’ al Covid in Capitanata.

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