Coronavirus, si ferma anche l’ex Sofim di Foggia. Cassa integrazione fino a maggio

Il provvedimento coinvolge circa 1800 lavoratori, ma la direzione si è riservata la possibilità di richiamare il personale necessario “in relazione alle necessità di produzione”

Si ferma la produzione all’ex Sofim di Foggia. Da domani stop agli impianti fino a metà maggio. L’ex Sofim finora ha continuato a produrre per rispettare gli ordini del Fuso, il motore venduto ai giapponesi, e con il primo decreto, si era proceduto per un primo stop tra il 13 e il 16 marzo scorsi. Martedì, la ripresa dei lavori, con il rispetto delle nuove prescrizioni in materia di sicurezza, scaturite da un accordo tra azienda e sindacati, che prevedevano spazi più ampi negli spogliatoi (per garantire la distanza di oltre un metro tra i lavoratori), pulizia dei servizi igienici ogni quattro ore, sanificazione dello stabilimento, e obbligo di permanenza all’interno dei tir per gli autotrasportatori durante le operazioni di carico e scarico. L’azienda si era anche fornita di termoscanner agli ingressi per tenere costantemente sotto controllo la salute dei dipendenti.

1800 dipendenti, dunque, andranno in cassa integrazione fino a maggio. Tuttavia, gli impianti non resteranno completamente fermi: la direzione si riserva la possibilità di richiamare il personale necessario “in relazione alle esigenze tecniche, organizzative e di sicurezza degli impianti, nonché alle necessità produttive”. 

La comunicazione della FPT Industrial Spa per il Sito di Foggia è arrivata il 20 marzo, già in prospettiva di quello che sarebbe accaduto al Nord e del blocco totale, poi comunicato dal premier Giuseppe Conte sabato notte in diretta facebook. Per gli operai e i quadri dell’ex Sofim si procederà alla sospensione dell’attività lavorativa con trattamento ordinario di integrazione salariale per emergenza Covid-19 a favore dei lavoratori sospesi per il periodo che va dal 23 marzo 2020 al 17 maggio 2020. L’azienda si è già organizzata per i prossimi mesi, nella sospensione potrà essere comandato al lavoro, come si legge nella comunicazione ufficiale, il personale necessario, in relazione alle esigenze tecniche, organizzative e di sicurezza, nonché alle necessità produttive che dovessero manifestarsi; tale personale riceverà comunicazione individuale. “A copertura del periodo di sospensione dell’attività lavorativa saranno utilizzati in via prioritaria rispetto al trattamento ordinario di integrazione salariale, eventuali residui di Par e ferie di anni precedenti all’anno 2020”.

Finisce il ricatto del lavoro, come ha scritto Gad Lerner.

Un metalmeccanico è netto: “La gente sta abbastanza arrabbiata perché hanno spostato la festività della Madonna dei Sette Veli da domenica 22 a lunedì 23. In questo modo non si guadagnerà niente. Ci sta chi andrà a lavorare e chi è in cassa integrazione, è sempre accaduto. Le condizioni di sicurezza non erano rispettate. 20 persone nell’aria relax potevano stare al massimo e anche negli spogliatoi non c’erano le distanze di sicurezza, tra i vari armadietti. Fortunatamente il decreto sarà per tutta Italia”.

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