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Home - Operazione “Déjà vu”, tangenti per consulenze favorevoli. Tribunale di Foggia condanna 4 funzionari dell’ASL

Operazione “Déjà vu”, tangenti per consulenze favorevoli. Tribunale di Foggia condanna 4 funzionari dell’ASL

Di Redazione
5 Marzo 2020
in Cronaca
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Il 3 marzo si è chiuso il processo di primo grado inerente all’operazione “Dejà Vu”, condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Foggia. Complessivamente, il processo è terminato con 8 condanne, un patteggiamento e 5 assoluzioni; inflitte pene fino a 2 anni di reclusione, per i reati di abuso d’ufficio e falsità ideologica in atto pubblico. Gli investigatori scoprirono che gli ispettori dello Spesal “chiudevano un occhio” sui controlli, soprattutto se c’era l’amico imprenditore di mezzo. Ad esempio, in un’azienda agricola, i lavoratori lavoravano senza scarpe di protezione ma il datore di lavoro non fu mai stato multato. Di particolare gravità la gestione all’acqua di rose dei corsi di formazione per ottenere il patentino per l’acquisto, l’uso e il trasporto di fitofarmaci. Al centro dell’inchiesta Antonello Curiale, 50enne di San Paolo Civitate, tecnico della sicurezza dello Spesal.

L’operazione aveva preso le mosse da indagini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Foggia nell’aprile del 2016 quando, in flagranza di reato fu arrestato un consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica di Foggia, sorpreso nell’atto di intascare una tangente di 10.000 euro, dietro la promessa di redigere una consulenza tecnica “favorevole” ad alcuni indagati di altro procedimento, che concerneva la morte violenta di un operaio impegnato in lavori edili, avvenuta ad Apricena il 27 gennaio 2016. 

Gli approfondimenti che ne seguirono, anche con l’ausilio di indagini tecniche, fecero emergere diffuse responsabilità di alcuni funzionari della ASL/SPESAL di Foggia in ordine sia alla non regolarità delle attività ispettive finalizzate a verificare il rispetto della normativa sulla sicurezza del lavoro, poiché orientate in favore dei soggetti ispezionati, sia in relazione a vari episodi di “rivelazione ed utilizzazione del segreto di ufficio” con riferimento ad attività ispettive svolte nei confronti di alcune attività commerciali presenti in un noto centro commerciale della provincia, all’esito delle quali erano stati perfezionati una serie di atti pubblici ideologicamente falsi.

Vennero, inoltre, constatate nei confronti del coordinatore dello SPESAL più condotte penalmente rilevanti concernenti il rilascio di “certificati di abilitazione” (cosiddetto patentino) per l’acquisto, il trasporto e l’uso di prodotti fitosanitari. Infatti, il tecnico della prevenzione svolgeva la funzione di “commissario di esame”, rilasciando unitamente agli altri membri della commissione certificati di abilitazione a candidati che non avevano partecipato alle prove valutative. 

Nel mese di aprile 2017, i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Foggia, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Tribunale di Foggia, sottopose agli arresti domiciliari il coordinatore della prevenzione in servizio presso ilo SPESAL di Foggia, per i reati di falso, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. Contestualmente, furono notificate 12 misure coercitive dell’obbligo di dimora nei confronti di altrettanti pubblici ufficiali per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio e rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio.

Lo scorso 3 marzo è arrivata la sentenza dal Tribunale di Foggia, che ha definito in I grado la vicenda giudiziaria, condannando 6 imputati, tra cui i 4 funzionari pubblici in servizio presso l’ASL di Foggia. Assolti gli altri 5 imputati, con formula “il fatto non costituisce reato”. 

Tags: Asl FoggiaDéjà vuFoggiaGuardia di FinanzaSpesal
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