Traffico di polvere bianca a Manfredonia, beccati “u’ ciaciut” e i suoi scagnozzi. Cocaina venduta davanti ai bambini e stipendi ai sodali

Sgominati gli affari del dominus Alexander Thomas Pacillo, 36 anni, volto noto agli inquirenti. Nei guai anche una coppia che vendeva stupefacenti in presenza dei figli minorenni

Sgominato giro di cocaina a Manfredonia. I carabinieri hanno arrestato Alexander Thomas Pacillo, alias “u’ ciaciut” (per via della sua mole), 34enne dominus dell’attività delinquenziale e altre cinque persone. Circa 700 grammi di polvere bianca sequestrati; stupefacente dall’elevato principio attivo. La droga, venduta in abitazione o nelle auto, veniva nascosta anche negli ovetti kinder che gli spacciatori sotterravano in alcuni terreni alla periferia della città. Il capo aveva messo in piedi una vera e propria rete di venditori di droga, da qui il nome dell’operazione “Retis”.

Tre mesi di indagini partite dal fermo di un insospettabile, trovato in possesso di “neve”. Nei guai anche una coppia, finita ai domiciliari, che trafficava coca in presenza dei figli minori, bambini dai 7 ai 12 anni. Pizzicato inoltre un meccanico che si prestava a detenere droga da spacciare al dettaglio. I militari hanno scoperto che uno dei componenti della banda otteneva persino “lo stipendio”, 800 euro al mese per custodire con cura lo stupefacente.

Al momento, l’attività criminale degli arrestati sembrerebbe non avere niente a che fare con gli ambienti mafiosi di Manfredonia o del resto del Gargano. “Convivono mafia e spacciatori comuni” ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, Nicola Lorenzon. Indagini sono ancora in corsa per scoprire la provenienza della cocaina.

Il materiale sequestrato; nel riquadro, Pacillo

I dettagli di “Retis”

L’Operazione “Retis”, nella Rete, nasce a seguito dell’arresto effettuato il 30 gennaio 2019, nella flagranza dei reati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti di cocaina e hashish e di illecita detenzione di armi clandestine e di esplosivi, a carico di Giuseppe Pio Silvestri, 20enne manfredoniano arrestato dagli investigatori della Compagnia di Manfredonia, poiché trovato in possesso, all’interno della sua abitazione, di quasi mezzo chilo di cocaina dall’elevatissimo principio attivo, di tre pistole a salve calibro 9 modificate e rese funzionanti per esplodere munizionamento comune da sparo, quindi da considerarsi armi clandestine, di un ordigno esplosivo (bombacarta) con miccia innescata, polvere pirica e altra sostanza idonea al confezionamento di ordigni esplosivi, più colpi di vario calibro caricati artigianalmente, numerosi pugnali e coltelli, una balestra, un nunchaku da arti marziali, nonché bilancini di precisione e materiale atto al  confezionamento dello stupefacente, oltre a denaro contante, verosimile provento dell’attività di spaccio. Considerata la giovane età dell’arrestato, la sua poca disponibilità economica, nonché l’assenza di pregiudizi penali, i carabinieri hanno sin da subito intuito che lo stesso non poteva gestire in proprio quell’ingente quantitativo di droga, bensì che molto più probabilmente la stesse detenendo  per conto di altri.     

Le immediate indagini avviate, quindi, hanno permesso di collegare Silvestri a soggetti di più elevato spessore criminale, ovvero con quelli finiti “nella rete” degli investigatori per i numerosi episodi di spaccio riscontrati in città: Alexander Thomas Pacillo classe ’86, i coniugi Michele Falcone e Teresa Vessio, classe ’69 e ’84, Christian Contestabile, classe ’94 e Francesco Giandolfi, classe ’87. Gli arrestati, tutti con precedenti di polizia, anche in materia di stupefacenti, sono stati posti agli arresti domiciliari, tranne Pacillo, per il quale invece si sono aperte le porte del carcere di Foggia, poiché pur essendo sottoposto all’obbligo di dimora in ordine ad altro procedimento, è stato riscontrato essere il “dominus” dell’intera filiera dello spaccio di cocaina in Manfredonia.  

Destinataria della medesima misura cautelare anche una sesta persona non ancora rintracciata, Michele Castrignano, classe ’73, con precedenti di polizia, sottoposto invece all’Obbligo di Dimora nell’agro del Comune di Manfredonia, poiché è risultato essere uno spacciatore “indipendente”, che trattava la compravendita di piccole partite di cocaina dai 5 ai 10 grammi, solitamente acquistandola a Cerignola, per poi spacciarle sulla piazza di Manfredonia. 

In particolare, a seguito delle indagini, è emerso che Silvestri, per mantenere la droga di Pacillo, veniva retribuito da quest’ultimo che pagava il “deposito” e quindi la “disponibilità”, con 800 euro mensili; soldi facili, così come anche dichiarato da sua madre Teresa Vessio in una delle conversazioni intercettate. 

Nonostante la perdita dell’importante quantitativo di droga, Pacillo ha avuto la forza economica di rifornirsi nuovamente di cocaina e di continuare a spacciarla al dettaglio, sia in prima persona, sia avvalendosi di Giandolfi, Falcone e Vessio.

Impossibilitati ormai nel servirsi di Silvestri poiché detenuto agli arresti domiciliari presso l’abitazione dei genitori Vessio e Falcone, Pacillo e Giandolfi  hanno individuato un altro insospettabile ragazzo, Contestabile, un meccanico di Manfredonia, che si è prestato a fornire il proprio appoggio e la propria disponibilità ai due spacciatori di più alto livello, venendo retribuito.

Neanche le misure cautelari cui erano sottoposti Pacillo (obbligo di dimora) e Giandolfi (sorveglianza speciale con obbligo), si sono rivelate idonee a farli desistere dal trafficare cocaina. Se Pacillo era il “dominus”, Giandolfi era invece il suo fidato complice, in quanto collaborava sia nelle fasi di occultamento delle partite di cocaina, sia nel confezionamento sia nello spaccio al dettaglio delle dosi.

I coniugi, invece, ricevevano da Pacillo o da Giandolfi quantitativi minori di cocaina, solitamente 5 grammi alla volta, che poi “tagliavano” opportunamente con altre sostanze, confezionando singole dosi, nascondendole in terreni posti alla periferia di Manfredonia, e recuperandole di volta in volta quando iniziavano l’attività di spaccio al dettaglio. Alcune di queste dosi, messe all’interno dei tipici contenitori delle sorprese degli ovetti di cioccolato, sono state recuperate dai Carabinieri, unitamente ai bilancini di precisione, a riscontro delle loro illecite attività.

All’esecuzione delle misure cautelari hanno fornito preziosissimo e determinante contributo sia i  militari dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori di Puglia” sia il Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno. Le indagini sono state interamente coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia.





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