Botte e minacce ai dipendenti in aziende foggiane. Il cartello degli imprenditori: “Se lasci il lavoro diventi clandestino”

Colpite l’azienda agricola “Perugini Libero” di Foggia (tratturo Castiglione) e la “Ortofrutta De Martino” di Zapponeta. Fatturati importanti ma anche tanto sfruttamento. Caccia agli intermediari

Circa 15 dipendenti sfruttati nell’azienda agricola “Perugini Libero” di Foggia (tratturo Castiglione), ben 30 nella “Ortofrutta De Martino” di Zapponeta. Lavoratori minacciati e picchiati senza alcuna pietà. Per uno di loro 30 giorni di prognosi per fratture a un braccio. L’orrore in Capitanata svelato dall’Arma dei Carabinieri, dal Nil e dalla Procura di Foggia che ha coordinato le indagini. Due i gip, la Castellabate per il caso della “Perugini”, la Bencivenga per l’azienda De Martino. Realtà imprenditoriali importanti nella raccolta e trasformazione dei prodotti ortofrutticoli. Basti pensare la Perugini possiede circa 150 ettari, l’altra addirittura 180. Nelle aziende erano presenti roulotte di fortuna e dimore inadeguate che “ospitavano” i dipendenti: quasi tutti africani e albanesi, i primi pagati 3,50 euro all’ora, i secondi intorno ai 6 euro.

Uno sfruttamento feroce da parte dei tre imprenditori arrestati: carcere per Libero Perugini, foggiano classe ’82, titolare dell’azienda omonima, domiciliari per Giovanni Capocchiano classe ’54 e Natale De Martino classe ’54, rispettivamente di Zapponeta e Manfredonia, al vertice della “Ortofrutta De Martino”. Tuttora ricercati gli intermediari, coloro che reclutavano personale tra i ghetti di Capitanata (in particolare a Borgo Mezzanone) e l’ex centrale del latte di via Manfredonia a Foggia. Si cercano un uomo della Nuova Guinea e due marocchini.

Importanti i fatturati delle aziende, risultate sane e operose: l’impresa zapponetana arriva a fatturare anche un milione di euro all’anno e ha una forza lavoro di 200 dipendenti. Intorno ai 100 la Perugini. Per entrambe è scattata l’amministrazione giudiziaria. Fondamentali nelle indagini la segnalazione di un sindacato, risalente ad inizio estate 2019 (per la Perugini) e le testimonianze di alcuni lavoratori (per la De Martino). I titolari dell’azienda di Zapponeta avevano persino affisso un cartello minacciando ritorsioni in caso di abbandono del lavoro: “I lavoratori stranieri (Marocco) che ricevono il permesso di soggiorno dopo la conversione – si legge nell’avviso dei caporali –, devono lavorare fino alla scadenza dell’assunzione. In caso contrario si farà il licenziamento dopo 5 giorni e comunicato alla Questura e alla Prefettura. Quando un lavoratore va via non potrà avere il permesso di soggiorno, diventerà clandestino e deve ritornare in Marocco. Tutto questo anche se ha preso le impronte”.





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