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Home - Mafia e rapine tra Foggia e San Severo, condannati i capi della banda di “Gold Rush”. Pene più severe delle richieste del pm

Mafia e rapine tra Foggia e San Severo, condannati i capi della banda di “Gold Rush”. Pene più severe delle richieste del pm

Di Redazione
8 Febbraio 2020
in Cronaca
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Tempo di condanne per i banditi di “Gold Rush”, blitz dei carabinieri di giugno 2019. Inflitti 16 anni e un patteggiamento a 1 anno e 11 mesi: questa la decisione del gup del Tribunale di Foggia nei confronti di due sanseveresi e un foggiano ritenuti coinvolti in una lunga serie di colpi a gioiellerie e uffici postali in Capitanata.

9 anni al 34enne di San Severo, Arnaldo Sardella, 7 anni al concittadino e coetaneo Nazario Carovilla, ritenuti apicali nel gruppo criminale. Il pm aveva chiesto 8 anni per il primo e poco meno di 7 per il secondo. Carovilla ha anche confessato il coinvolgimento nella rapina da 400mila euro in una gioielleria di Lucera mentre Sardella si è sempre dichiarato innocente. I legali difensori avevano chiesto l’assoluzione di entrambi, escludendo l’associazione per delinquere.

Accolta la richiesta di patteggiamento a 1 anno e 11 mesi per Alessio Piemontese, orafo foggiano di 37 anni accusato di riciclaggio.

Mafia e rapine tra Foggia e San Severo

“Gold Rush ha svelato ancora una volta i forti collegamenti tra Foggia e San Severo”, disse il pm Antonio Laronga nel giorno del blitz.

Con Sardella e Carovilla furono arrestati i foggiani Alessandro Aprile, 35enne ritenuto contiguo alle batterie della “Società”, i suoi fratelli Giuseppe e Domenico, rispettivamente di 31 e 38 anni, Giuseppe Spiritoso, 62enne appartenente a clan di Foggia e Alessio Piemontese, 35 anni. Per loro le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, ricettazione, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo. Per l’ottava persona coinvolta il gip rigettò la richiesta d’arresto per insufficienza d’indizi.

Il processo si è diviso in tre tranche: i due sanseveresi Sardella e Carovilla hanno optato per il giudizio abbreviato davanti al gup del Tribunale di Foggia Michela Valente, e in caso di condanna beneficeranno dello sconto di un terzo della pena; un terzo imputato, un orafo foggiano con una posizione marginale, ha chiesto di patteggiare una condanna nell’ordine di circa due anni. Gli altri cinque imputati sono stati rinviati a giudizio e il processo nei loro confronti è iniziato un mese fa a Foggia.

Carovilla e Sardella, il primo ritenuto dai pm a capo del sodalizio insieme al foggiano Alessandro Aprile, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a rapinare gioiellerie e uffici postali: sono ritenuti tra i promotori del clan con il compito di individuare gli obiettivi e partecipare alle fasi operative dei colpi. I due sanseveresi rispondono, anche quali autori materiali e in concorso con tre foggiani, nella rapina da 400mila euro messa a segno il 28 gennaio del 2018 a Lucera; e dei reati satellite: porto e detenzione illegale di armi, riciclaggio e incendio di una Bmw usata per l’assalto.

Nel mirino finì la gioielleria “Follie d’oro” situata all’interno del centro commerciale “Antica Fornace” alla periferia della città federiciana. I banditi a volto coperto ed armati di fucile e tre pistole immobilizzarono e minacciarono una commessa (e nelle intercettazioni successive al colpo alcuni imputati ridevano del terrore della vittima) per poi impossessarsi dai vari espositori di gioielli.

Il solo Sardella risponde poi in concorso con un foggiano di un tentativo di rapina alle Poste di San Paolo Civitate e di un conseguente tentativo di estorsione. L’accusa sostiene infatti che a fine novembre del 2017 la banda era già pronta a irrompere nell’ufficio postale in occasione del pagamento delle pensioni, ma dovette rinunciare in quanto una persona all’esterno delle Poste vide i malavitosi che rinunciarono a colpire; chi mandò a monte il colpo notando i rapinatori all’esterno delle Poste (peraltro non individuato dagli inquirenti e dagli investigatori) fu minacciato perché risarcisse i rapinatori del mancato bottino, da qui l’accusa di tentata estorsione.

E infine ancora Sardella, in concorso con tre foggiani, risponde del tentativo di rapina progettato alla gioielleria “Ciletti” a Foggia da mettere a segno a fine dicembre 2017.

Il progetto del colpo a “Ciletti” di Foggia

La mattina del 30 novembre 2017 Aprile informò Arnaldo Sardella dell’intenzione di effettuare una rapina ai danni della gioielleria Ciletti di Foggia, in pieno centro. Nell’occasione si sarebbero potuti avvalere dell’ausilio di un giovane ricercato, già coinvolto in altri reati che, presentandosi a volto scoperto come un normale cliente avrebbe assicurato l’accesso ai complici. Inoltre, Aprile disse a Sardella che l’incarico per l’esecuzione del sopralluogo lo avrebbe affidato a Spiritoso. Difatti il giorno dopo Aprile avvicinò Spiritoso chiedendogli “un piacere grande… solo tu me lo puoi fare… tengo già tutto fatto, organizzato e tutte cose… Ciletti!!!“. Inizialmente Spiritoso esternò delle remore a proposito del piano criminoso, dicendo “M. è un amico, il figlio là, il genero”. Tuttavia, a fronte dell’insistenza di Aprile, Spiritoso si rese disponibile (“dimmi, che dobbiamo fare?”) intuendo la possibilità di poter avere un possibile tornaconto personale.

Ma grazie all’incessante lavoro d’indagine e alle captazioni telefoniche e ambientali, venne dislocato all’ingresso dell’isola pedonale, esattamente di fronte alla porta d’accesso della gioielleria Ciletti, un dispositivo interforze fisso, composto da personale delle forze dell’ordine in uniforme, con mezzi con i colori d’istituto, collocati alla vista di tutti e pronti per ogni tipo di intervento. Ebbene, proprio tale strategia impedì l’esecuzione della rapina. Sardella: “Vedi come stanno pattugliando l’ira di Dio, davanti l’oreficeria sta il bordello…”.

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Tags: Foggiagold rushmafiaRapineSan Severo
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