Dimissioni e concorsi deserti, è allarme medici all’Asl di Foggia. “Rischio chiusura reparti”

Per fronteggiare l’emergenza, in diversi casi la direzione è stata costretta a sospendere l’attività di ricovero ordinario, in quanto il numero dei medici in servizio non garantiva la copertura

Presa d’atto “dimissioni volontarie” e concorsi deserti. La carenza dei medici nell’Asl di Foggia sta diventando imbarazzante. Ne servirebbero 150, ma nei prossimi anni la forbice è destinata ad allargarsi con l'”esodo” dei pensionamenti e delle dimissioni. Solo negli ultimi giorni hanno lasciato due dirigenti, Giovanni Noia dell’Ortopedia e traumatoligia di Manfredonia e Francesco Maffei della chirurgia di Cerignola.

Il direttore generale, Vito Piazzolla, qualche tempo fa aveva provato persino a reclutare professionisti dalla Romania. Nemmeno quella iniziativa provocatoria, tuttavia, ha sortito effetto. Anzi, negli ultimi 5 anni la situazione è peggiorata. Le discipline che scontano gravi lacune sono: Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza, Pediatria, Ortopedia, Anestesia, Psichiatria, Ostetricia e Ginecologia. “Siamo la provincia più a nord, nessuno vuole spostarsi fino a San Severo, ad esempio, se non è del posto. Stesso discorso vale per Manfredonia e Cerignola. Se poi qualcuno accetta, appena ha la possibilità va via”, chiosa.

Il caso del Pronto soccorso è tra i più emblematici. Per i 25 posti si presentano in 16, ma poi alla fine nessuno accetta. Adesso si sta riprovando la procedura, nella speranza che non siano sempre gli stessi ad aver fatto la domanda: l’esito sarebbe facilmente prevedibile.

“Abbiamo attivato più di centoventi procedure selettive – continua Piazzolla -, sia a tempo indeterminato che determinato, cosa che non era mai stata fatta prima d’ora e che forse avrebbe potuto ridurre le criticità ed evitare un fenomeno che in questi ultimi dieci anni ha visto i nostri medici stabilizzarsi addirittura presso ASL di altre regioni”. Nonostante le innumerevoli procedure concorsuali, non si è riusciti a colmare il fabbisogno previsto nella dotazione organica.

Permane una grave carenza di personale medico soprattutto nelle discipline già citate, cosa che ha recentemente determinato la temporanea chiusura del reparto di Pediatria di San Severo. “Qualora non si dovessero assumere, con urgenza, importanti provvedimenti a contrasto di questo increscioso fenomeno – fanno sapere dall’azienda -, l’episodio sarà destinato a ripetersi anche per altre discipline. Evento che nessuno si augura”.

Tutto questo ha generato e genera clamore mediatico: dopo quello che ha riguardato la temporanea chiusura di Pediatria a San Severo, l’ultimo, il 10 gennaio 2020, ha interessato l’ospedale di Cerignola per la carenza di ortopedici e Medici di Medicina Trasfusionale.

“In alcuni casi si tratta di preoccupazioni, più che condivise dalla direzione generale, in altri si aggiungono le strumentalizzazioni che, a vario titolo, alcuni utilizzano per paventare chiusure che né la Regione Puglia, né la ASL di Foggia intendono attuare. Anzi – proseguono dall’azienda -, in occasione dell’approvazione dell’ultimo piano di riordino della rete ospedaliera, la Direzione Generale ha negoziato con la Regione il numero di posti letto per la ASL di Foggia, ottenendo un aumento da 512 a 600“. 

“Abbiamo più volte spiegato – continua Piazzolla – che non vi è nessuna disattenzione da parte dell’Azienda e di tutti i collaboratori rispetto a questa seria criticità e che, viceversa, le nostre strutture non fanno altro che avviare procedure e concluderle con esito negativo. In alcuni casi i concorsi a tempo indeterminato sono andati addirittura deserti. Alla difficoltà di reclutamento, inoltre, si aggiunge la difficoltà di trattenere il personale assunto nelle strutture aziendali”. In molti si dimettono, infatti, entro un anno dall’assunzione in quanto partecipano ad altri concorsi banditi da Aziende Sanitarie più vicine al loro luogo di residenza, oppure perchè scelgono strutture ospedaliere più vicine alle loro aspettative. 

Questa situazione, divenuta insostenibile, rischia peraltro di compromettere, sia pure involontariamente, i rapporti tra le direzioni generali, in quanto produce un continuo flusso di medici da una ASL all’altra scoprendo dall’oggi al domani strutture già a rischio di chiusura. Si manifesta, pertanto, sempre più frequentemente l’emergenza di assicurare l’assistenza medica specialistica, in particolar modo nei reparti di degenza ospedalieri.

Per fronteggiare l’emergenza, in diversi casi  la direzione è stata costretta a sospendere l’attività di ricovero ordinario, in quanto il numero dei medici in servizio non garantiva la copertura dei turni h24, nemmeno con la reperibilità. A questo si aggiunge la grossa criticità dei Pronto Soccorso che si sta fronteggiando con l’utilizzo di medici del Servizio 118 e con l’istituzione di ambulatori per codici bianchi, gestiti da Medici di Continuità Assistenziale.

“Noi continueremo – conclude ribadendo il direttore generale – a percorrere tutte le traiettorie per reclutare e cercare di trattenere, per quanto è nelle nostre possibilità, i medici specialisti. Contestualmente, però, chiediamo un intervento straordinario ed urgente di riprogrammazione delle borse di specialità, in particolare nelle discipline in cui è maggiore la difficoltà di reclutamento. Solo in questo modo sarà possibile inserire nuove forze nelle piante organiche di ASL e Aziende Ospedaliere. Altrimenti ci ritroveremo, a breve, a dover affrontare le stesse criticità per altre strutture che assicurano la salute dei nostri cittadini, come i Pronto Soccorso, le Ortopedie e le Anestesie”.





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