Siponto, sequestrato il noto lido “Capolinea”: blitz dei militari della Capitaneria. Applicati i sigilli ai manufatti sulla spiaggia

Nel mirino degli inquirenti il blocco contenente cucina, bagni, allacci del gas e quadri elettrici e quello con i bagni del servizio in spiaggia. I titolari pronti a dare battaglia contro la decisione

Sequestrato il lido “Capolinea”. Sigilli al noto stabilimento di Siponto (Manfredonia) da parte dei militari della Capitaneria di Porto. Una mazzata per i titolari dell’attività balneare e di ristorazione molto frequentata soprattutto durante il periodo estivo, ma che conta molti affezionati anche in bassa stagione. Periodo nero per l’ex assessore del Comune di Manfredonia, Giuseppe La Torre, socio dell’impresa che gestisce il “Capolinea”, finito già mesi fa nelle cronache poiché vittima di un’aggressione quando era membro della giunta. 

Il 2 gennaio scorso, attorno alle 15.30, i militari della Capitaneria hanno messo in atto le operazioni di pg sottoponendo il “Capolinea” ad un sequestro di iniziativa e preventivo. Nonostante i proprietari abbiano smontato, a metà novembre, alcuni blocchi della struttura, le autorità hanno ritenuto di dover sequestrare quelli rimanenti. Si tratta di cucina, bagni, allacci del gas, quadri elettrici e il blocco bagni del servizio in spiaggia. Su un totale di 188 metri quadrati, i titolari ne avevano liberati 110 rimuovendo la sala ristoro, la struttura ombreggiante, il bar e l’infermeria. Per la polizia giudiziaria non è bastato.

Il provvedimento segue la decisione del Tar Puglia del luglio 2019, quando i giudici amministrativi respinsero il ricorso dei titolari del “Capolinea” contro Ministero dei beni culturali e Soprintendenza archeologica. “I manufatti – dichiararono i giudici – dovranno essere rimossi alla fine della stagione estiva (al massimo al 31 ottobre)”. Una rimozione avvenuta, come detto, solo in parte e che ha provocato il sequestro d’iniziativa da parte della p.g.. 

In Puglia, da anni, si contrappone una politica tesa alla destagionalizzazione delle attività turistiche – era scritto in sentenza – che passa anche attraverso il mantenimento durante l’anno delle strutture degli stabilimenti balneari. Proprio per assicurare linearità e semplicità al procedimento, il Comune di Manfredonia (delegato della Regione al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche) e la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia hanno sottoscritto il 24 marzo 2017 un protocollo d’intesa, che, sulla scorta del piano comunale delle coste, individua le zone demaniali cui tale mantenimento è in linea di massima possibile, sicché, nella sua parte finale, si precisa: ‘Il rispetto di quanto previsto nel presente protocollo di intesa costituisce titolo per l’ammissibilità delle istanze di mantenimento'”.

Il Capolinea sorge entro i confini ideali della zona individuata come “pineta di Siponto”, seppure a ridosso (a nord) della “costa urbana” (nella sua parte più meridionale, denominata “litorale di Siponto”). “In pratica, la Soprintendenza, affidandosi alla lettera del protocollo, ritiene che quel tratto dell’arenile ricada nella ‘pineta di Siponto'” e per questo deve essere salvaguardato. Invece i manufatti, negli anni, sono sempre rimasti installati sulla spiaggia, anche in bassa stagione.

Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia (sezione seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge – era scritto nelle conclusioni -. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa”, chiosarono i giudici. La sentenza del Tar Puglia è stata impugnata dai titolari dell’attività turistica che ora sperano nel ribaltone davanti al Consiglio di Stato.



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