Botte e rapina all’Histoire, scagionate tre indagate. La vittima minacciata così: “Ti uccido, ti compro a te, tuo padre e tua madre”

Una delle arrestate non era nemmeno nel locale quella sera in quanto ricoverata in ospedale come da cartella clinica depositata dal legale

“I gravi indizi di colpevolezza nei confronti delle tre indagate sono venuti meno, dopo gli interrogatori di garanzia e la produzione di atti da parte dei difensori”. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia Domenico Zeno, nell’ordinanza con cui ha revocato gli arresti domiciliari inizialmente disposti per tre giovani foggiane arrestate a fine novembre e accusate di aver rapinato la borsa con soldi e effetti personale ad una coetanea, all’interno di una discoteca cittadina. Secondo l’edizione odierna della Gazzetta del Mezzogiorno, una delle arrestate non era nemmeno nel locale quella sera in quanto ricoverata in ospedale come da cartella clinica depositata dal legale; e le altre due erano sì presenti nel locale quella notte ma si sono dette estranee a aggressione e rapina, ed hanno aggiunto d’essere state loro vittime di un’aggressione da parte di un giovane che era in compagnia della parte offesa.

Nel comunicato diffuso dalla Questura per dar notizia dell’arresto di due foggiane poste ai domiciliari – mentre in realtà sono tre le destinatarie dell’ordinanza cautelare ai domiciliari firmata dal gip su richiesta della Procura – si legge che il primo novembre scorso all’interno della discoteca “Histoire” le indagate strapparono la borsa con 70 euro, effetti personali e documenti ad una donna che si stava recando nel privé del locale.

La parte offesa, raggiunta da un’amica, tentò di ritrovare la borsa nei pressi dell’ingresso del locale: in questo frangente un gruppo di ragazze gravemente indiziate di rapina, si avvicinarono nuovamente alle coetanee aggredendole e sferrando calci e pugni. L’escussione dei testimoni e l’acquisizione dei video registrati dalle telecamere di sorveglianza ha permesso di ricostruire quanto successo e di identificare le ragazze responsabili del gesto.

Una ricostruzione completamente opposta hanno fornito le tre foggiane: spiegazioni e prove depositate dalla difesa che hanno convinto il giudice, che le ha subito rimesse in libertà dopo aver acquisito il parere del pm. “L’accusa si basa sulle dichiarazioni accusatorie della parte offesa e in parte della sua amica, che comunque ha dichiarato di non aver assistito al primo scontro tra la conoscente e altre ragazze” scrive il giudice nel provvedimento di revoca dei domiciliari. “Dalle acquisizioni in atti emerge che una delle tre indiziate (che conosce le due coindagate ma non le frequenta da un anno) non era in discoteca quella sera, in quanto ricoverata in ospedale, come da scheda prodotta dalla difesa; e inoltre il suo stato di salute non le consentiva di mettere in atto una condotta come quella denunciata dalla parte offesa”.

Le altre due indiziate hanno fornito tutt’altra ricostruzione dei fatti: “Dalle loro dichiarazioni e dai documenti prodotti si ricava un quadro molto diverso da quello descritto dalla parte offesa. C’era stata un diverbio tra quest’ultima e una delle due indagate, al quale non era presente la seconda indiziata: in quel frangente qualcuno ha sottratto la borsa alla parte offesa” annota il giudice. Che poi prosegue: “La stessa parte offesa, un ragazzo che era in sua compagnia ed altre ragazze hanno aggredito proditoriamente l’indagata che aveva avuto il diverbio con la parte offesa, chiedendo conto della borsa: il ragazzo le ha stretto le mani al collo e l’ha picchiata, mentre altre ragazze le strappavano la borsa”.

In difesa dell’aggredita è intervenuta l’amica (ossia la seconda foggiana arrestata per rapina) ma è stata colpita con un pugno al volto dal ragazzo: a quel punto sono intervenuti gli addetti alla vigilanza che hanno diviso i contendenti. Le due indagate il giorno dopo si sono scambiate messaggi (prodotti dai difensori) dai quali si evince la loro estraneità alla sottrazione della borsetta della parte offesa; ed hanno anche prodotto fotografie che ritraggono i segni dell’aggressione subita dal ragazzo che accompagnava la parte offesa. Pertanto la conclusione del gip alla stregua di quanto emerso, si deve revocare la misura in atto dei domiciliari nei confronti delle tre ragazze.

“Ti uccido, ti compro a te, tuo padre e tua madre”

Sono tre – rapina e due episodi di lesioni – i capi d’imputazione contestati dalla Procura alle tre foggiane di 25, 19 e 18 anni arrestate e poste ai domiciliari a fine novembre, ed ora rimesse in libertà dopo che sono venuti meno i gravi indizi di colpevolezza. L’accusa più grave è quella di rapina in concorso tra loro, e con almeno altri 3/4 soggetti non identificati; la violenza – recita il capo d’imputazione – è consistita nell’aver colpito con ripetuti calci e pugni in svariate parti del corpo ed al contempo tirandole i capelli, nonché minacciandola con le seguenti parole: “Ti uccido, ti compro a te, tuo padre e tua madre”. Il pm contesta poi alle tre foggiane anche due episodi di lesioni ai danni della coetanea derubata della borsa (ha riportato un trauma facciale con verosimile frattura ossa del naso e prognosi di 15 giorni) e dell’amica che era in sua compagnia, che ha riportato escoriazione multiple alla tempia giudicate guaribili in 10 giorni. (fonte gazzetta del mezzogiorno)





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