Verso Aseco 2: Emiliano e Grandaliano studiano il braccio armato di Ager, ma Landella dice No

L’idea è quella di abbassare i costi di gestione e con questi la Tari, ma anche quella di regionalizzare la gestione degli impianti per lasciare alle aziende locali soltanto la nettezza urbana.

Quasi 5 anni dopo le Sagre del Programma di Michele Emiliano torna alla ribalta il tema dei rifiuti in Puglia. Allora nei vari incontri di partecipazione per la redazione del programma era stata individuata Amiu Puglia, presieduta all’epoca dall’avvocato Gianfranco Grandaliano, come grande azienda pubblica da regionalizzare.

Quel processo si è interrotto, per volontà dei sindaci forse e per disinteresse generale della classe dirigente dell’Amiu Puglia, di Bari e Foggia. Sta di fatto che oggi quella che sarebbe dovuta essere la mission di quell’impresa è rappresentata meglio da Aseco, partecipata dall’Acquedotto Pugliese che gestisce l’impianto di Ginosa e che è intervenuta nelle varie crisi regionali, a cominciare da quella di Sia a Cerignola, come vero e proprio braccio armato di Ager, l’agenzia diretta da Grandaliano.

Secondo l’idea della Regione, condivisa dall’Anci, la società sarà controllata da Regione Puglia e dall’Agenzia territoriale per il servizio di gestione dei rifiuti (Ager), il piano di gestione dei rifiuti della Regione prevede la creazione di sette nuovi impianti pubblici di compostaggio da realizzare a Lecce (40mila tonnellate all’anno), Andria (67mila), Cerignola (20mila), Pulsano (la cui realizzazione però è ancora da confermare), poi Foggia, Brindisi e Bari (40mila tonnellate). Oggi sono sette quelli in funzione e si trovano a Lucera (massimo 178mila tonnellate), Deliceto (11mila tonnellate), Modugno (91mila), Marina di Ginosa (80mila), Laterza (70mila), Manduria (60mila) e Statte (15mila).

Non solo i nuovi impianti e le tre strutture di selezione (a Foggia è previsto il centro per il recupero del vetro, a Monte Sant’Angelo quello per la plastica, a Ugento per la carta) e i due impianti per il trattamento del percolato e due strutture per il recupero di rifiuti da spazzamento stradale, per un totale di 21 le strutture e un investimento pari a 120 milioni, la nuova società potrebbe candidarsi a gestire anche i vecchi impianti, come l’impianto di biostabilizzazione di Passo Breccioso e i vari disseminati in Puglia.

La riunione si è tenuta in Anci, i sindaci sono coinvolti nell’operazione la regione non scavalca i Comuni, fanno sapere fonti baresi. L’idea è quella di abbassare i costi di gestione e con questi la Tari, ma anche quella di regionalizzare la gestione degli impianti per lasciare alle aziende locali soltanto la nettezza urbana. A farne le spese subito proprio Amiu Puglia, che a Foggia non ha mai avuto un contratto di servizio duraturo e che potrebbe vedersi soffiare anche il nuovo impianto di Bari cui mancano solo i collaudi.

Intanto da Foggia mostra qualche nervosismo il sindaco Franco Landella, che in una nota ha rilevato il suo pensiero.

La nota di Landella

“Definire una strategia di sistema su scala regionale rispetto al grande tema della gestione dei rifiuti è una scelta condivisibile. Ciò che non può essere accettato è un nuovo ed ulteriore commissariamento dei Comuni, che già avevano pagato un prezzo altissimo con la nascita dell’Ager, di fatto essendo estromessi da una governance che avrebbe dovuto allargare la partecipazione ai processi decisionali. Una distorsione di cui l’ANCI ha chiesto una immediata correzione, dal momento che i Comuni non possono partecipare ad Ager, pur contribuendo economicamente al suo funzionamento, come organi meramente consultivi.
Le lacune ed i ritardi della Regione Puglia sul terreno dell’impiantistica sono evidentemente confermati dalla decisione di dar vita ad una nuova società di scopo, chiamata, tra l’altro, a realizzare sette nuovi impianti di compostaggio in Puglia. In definitiva si prova a correre ai ripari sul fronte di una carenza impiantistica che non ha mai permesso la chiusura del ciclo dei rifiuti, dopo anni in cui questa questione è stata sottovalutata e condotta con limiti drammatici, nonostante le denunce dei sindaci e degli amministratori locali alle prese con la gestione di emergenze gravissime.

Come ho evidenziato ieri, nel corso della riunione del comitato direttivo dell’ANCI Puglia, occorre che la nuova società non si configuri come l’ennesima struttura chiamata ad espropriare i territori del loro diritto al governo di processi importanti e complessi. Non è possibile ripetere errori già commessi e, soprattutto, è bene chiarire che la gestione dei nuovi impianti non potrà non muoversi in una logica che tenga conto delle società pubbliche comunali che già espletano queste funzioni, con competenza e professionalità; penso ad esempio all’impianto di biostabilizzazione di Foggia, solo per fare un esempio. Abbiamo già vissuto stagioni in cui il centralismo monopolista regionale o, peggio, l’affidamento degli impianti a soggetti privati – come accaduto con il Governatore Vendola – hanno prodotto solo problemi e difficoltà, naturalmente scaricate sulle spalle delle comunità. Da questo punto di vista non sono disposto ad arretrare di un solo passo: gli impianti a servizio dei bacini provinciali non potranno prescindere da una gestione affidata alle società pubbliche che operano in questo settore e non monopolizzata dalla Regione, scongiurando così una sorta di concorrenza sleale tra società pubbliche. D’altro canto sarebbe assurdo pensare ad una dinamica di questo genere: se la Regione intende gestire in regime di monopolio i nuovi impianti, è bene che lo faccia anche per l’intera filiera: dalla raccolta allo smaltimento fino al trasporto dei rifiuti.

Perché non è accettabile una logica in cui si lasciano in capo ai Comuni esclusivamente le onerose emergenze. Serve dunque un cambio di rotta radicale per non reiterare gli stessi sbagli del passato e provare a costruire un sistema di gestione del ciclo dei rifiuti finalmente partecipato ed efficace”.





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