Progettavano di ucciderlo già nel 2018. Ecco chi era “Fic secc”, l’ultimo morto ammazzato della mafia garganica

Su Ricucci pendeva una condanna a morte già da tempo. In una conversazione captata dagli inquirenti, emerse il tentativo di organizzare un agguato ai suoi danni

Ammazzato a fucilate sotto casa sua, a “Macchia Madonna della Libera”, frazione di Monte Sant’Angelo, in via San Michele Arcangelo, all’altezza del bivio per Varcaro. Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, 45 anni, è stato ucciso non lontano dalla chiesetta ben visibile dalla strada che porta sul Gargano.

Ricucci, ritenuto dagli inquirenti al vertice del neonato clan Lombardi-Ricucci-La Torre, è il terzo morto ammazzato della mafia garganica nel 2019 dopo Francesco Pio Gentile detto “Rampino” e Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, eliminati rispettivamente a Mattinata e Vieste, il primo il 21 marzo, il secondo il 26 aprile; Gentile orbitante negli ambienti del clan Lombardi, Perna alleato dei montanari Li Bergolis-Miucci.

“Fic secc”, notato spesso da solo a bordo del suo Volkswagen Tiguan, è stato freddato da colpi di fucile in serata. Che fosse un obiettivo dei gruppi criminali garganici lo si era appreso già lo scorso anno.

Giovanni Caterino, 39enne di Manfredonia detto “Giuann Popò” (ritenuto vicino ai Li Bergolis-Miucci), in carcere da oltre un anno con l’accusa di essere il basista della strage di San Marco in Lamis, secondo quanto emergerebbe nel corso di una conversazione captata durante le indagini sul quadruplice omicidio (parte dell’ordinanza, ndr), stava progettando a inizio 2018 un attentato ai danni di Ricucci.

Conversando con alcuni soggetti del suo stesso clan, Caterino accusava duramente i rivali tirando in ballo “Fic secc”. L’idea era da brividi, piazzare una bomba sotto la Tiguan del nemico. “Mettere un po’ sotto la macchina quei fatti… si può calare sotto qualche cosa…”, diceva Caterino. E il suo interlocutore: “Per schiacciare il bottone devi venire solo poi”.

“Ma Ricucci – scriveva il giudice nell’ordinanza – era molto accorto nel controllare l’auto per verificare eventuali installazioni di microspie o GPS”. Nonostante tutto, Caterino era molto fiducioso: “Se ci mettiamo, lo facciamo”. (In alto, il luogo dell’omicidio; nel riquadro, Ricucci)



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