Manfredonia, o colpevoli o ignavi. E finora manco uno straccio di scuse dopo lo scioglimento per mafia

Siamo davanti al fallimento di un percorso politico-amministrativo che viene da molto lontano. È strumentale e quasi puerile additare solo l’amministrazione uscente

Doloroso, e per certi versi stupefacente l’evolversi della vicenda che fa seguito allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Manfredonia. Le diverse dichiarazioni di questi giorni, soprattutto quelle dei politici che hanno amministrato la città anche in passato, sono quasi tutte concentrate nell’ardimentoso gioco dello scaricabarile. Che le notizie emerse fossero sostanzialmente di dominio pubblico. Sì, insomma, tutti sapevano. E che in definitiva è colpa di tutti. Quindi di nessuno. Dichiarazioni di soggetti che parlano di Manfredonia come se parlassero di Belfast. Cioè di un posto con cui non hanno nulla a che fare.

Una delle affermazioni più disarmanti della relazione antimafia sta proprio in quella diffusa sottovalutazione dei rischi legati all’invasività di certi ambienti con quelli pubblici, e la conseguente incapacità di contrasto da parte di tecnici e politici. Qui sta il punto: o colpevoli o ignavi.

Nessuno nega che in una comunità relativamente circoscritta sia difficile evitare – anche proprio in senso ‘fisico’ – l’incrocio più o meno inquinante con gente di malaffare. Allo stesso modo nessuno crediamo vietasse a tecnici amministratori e politici di alzare la voce e denunciare i tentativi di contaminazione da parte della criminalità.

Fondamento stesso di una democrazia rappresentativa come la nostra, assegna alla politica la prerogativa di ‘rappresentare’ – appunto – gli elettori. Sindaci, assessori e consiglieri comunali rappresentano la propria comunità, e in quanto tale ne sono responsabili. Per cui, colpevoli o meno, in tanti stanno perdendo l’occasione di compiere almeno il bel gesto di chiedere scusa alla città. Perché a ben vedere siamo davanti al fallimento di un percorso politico-amministrativo che viene da molto lontano. È strumentale e quasi puerile additare solo l’amministrazione uscente.

Le responsabilità non possono che essere diffuse in una comunità. E tutti dovremmo avere l’onestà intellettuale di prenderci almeno un pezzo. Il che non vuol dire ‘tutti responsabili, nessuno responsabile’. Ma se i politici finora hanno fatto la corsa per farci sapere di essere ‘puliti’ – e ci auguriamo che sia così – allora non resta che alla cittadinanza prendersi qualche responsabilità. A partire da oggi, quando ormai è chiaro che entro le prossime elezioni amministrative sarà imprescindibile un ricambio e un rilancio radicale della classe dirigente cittadina.

Agli schiaffi presi in generale dalla relazione dei commissari abbiamo dovuto aggiungere pure quelli dell’editorialista di un grande quotidiano nazionale cui non è parso vero di poter fare la morale al solito paesello del sud che non ne vuole proprio sapere di vivere nella legalità. E che ha addirittura ignorato l’appello del proprio Vescovo. Ecco, il classico articoletto facile facile per far apparire noi meridionali sempre peggio di come siamo realmente. E anche di questo, francamente, qualcuno dovrebbe chiedere scusa ai manfredoniani. (In alto, la giunta Riccardi dopo il rimpasto del 2017; sullo sfondo, Palazzo San Domenico)



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