Scioglimento per mafia, a Manfredonia nessuno è responsabile. Riccardi promette chiarimenti, la Starace interpreta la relazione a modo suo

I cittadini si aspetterebbero le scuse da una classe politica composta da personaggi che emergono – in molti passaggi della relazione – in tutta la loro ambiguità, e invece accade l’esatto contrario

Prime reazioni allo scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia e alla diffusione di alcuni estratti del documento prefettizio. Mentre il sindaco dimissionario Angelo Riccardi su Facebook rivela di aver “ricevuto la relazione che ha portato al commissariamento del comune di Manfredonia per mafia”, e che “nei prossimi giorni sarà mia cura diffonderla in ogni dettaglio ed esprimere il mio punto di vista”, tutto tace negli ambienti del vicesindaco Salvatore Zingariello, al centro di molti passaggi del testo redatto dalla Commissione.

Nei giorni scorsi, il consigliere regionale Paolo Campo aveva affidato il suo punto di vista a un comunicato stampa, sottolineando che “sono stati commessi degli errori e che ora è il tempo di rialzarsi”. L’ex assessore Innocenza Starace, invece, dopo aver preso qualche giorno per riflettere, ha affidato ad un sito cittadino amico una sua personale ricostruzione dei fatti.

La Starace, a cui la relazione dedica il secondo capitolo (prima di lei, il focus è dedicato all’ex vicesindaco, ndr) riterrebbe – stando al messaggio che sta provando a far passare in queste ore – di non essere tra i responsabili dello scioglimento. E se, appare ormai chiaro che la città sia precipitata anche per colpa della classe politica di cui il legale faceva parte, l’ex assessore si tira fuori, cercando di scendere dalla nave che affonda. I cittadini si aspetterebbero le scuse da una classe politica composta da personaggi che emergono – in molti passaggi del documento – in tutta la loro ambiguità, e invece accade l’esatto contrario, attraverso il tentativo di manipolazione della stampa e della relazione stessa.

Il legale – ad esempio – estrapola un passaggio del testo, per evidenziare che avrebbe avuto soltanto un rapporto professionale con esponenti di spicco del clan Li Bergolis-Miucci, tra i quali il capo Enzo Miucci detto “U’ Criatur”.

Ma nella relazione si legge anche che: “L’assessore Starace, di professione avvocato penalista, risulta essere stata legale di fiducia di numerosi esponenti del clan Li Bergolis di Monte Sant’Angelo. Fra questi, Enzo Miucci, considerato l’attuale reggente del clan, Michele Murgo, Carlo Gabriele, Nicola Facciorusso, Carlo Bisceglia e Donato Bisceglia. Quest’ultimo, proprio su richiesta dell’avvocato Starace, veniva autorizzato a svolgere attività lavorative durante il periodo di detenzione domiciliare, presso la masseria didattica denominata “Casa del ciliegio”, di proprietà dell’agronomo Alfredo De Luca. Come si è scritto, il De Luca, attuale consigliere comunale, è anche il marito di Starace”.

Come si legge nelle prime pagine del documento prefettizio, “l’attività della Commissione è stata ovviamente rivolta anche ad accertare situazioni oggettive e soggettive, idonee a evidenziare collegamenti, sia diretti sia indiretti, degli ambienti politici e/o amministrativi con la criminalità organizzata e ogni elemento o indizio di condizionamento degli amministratori o anche del personale in servizio presso l’ente locale”.

Connivenze che secondo la relazione già bastano a creare un disvalore della classe politica. Va anche rimarcato che non si sta parlando di un procedimento penale ma amministrativo. Quanto narrato non appare in un’aula di tribunale.

Se la Starace ha avuto rapporti ‘solo professionali’ perché viene citata nella relazione, addirittura nella parte iniziale? Perché non sono stati citati altri consiglieri comunali come Italo Magno o i pentastellati?

Questa brutta pagina nella storia di Manfredonia potrebbe far comprendere alle nuove generazioni che la politica è una cosa seria, vitale e che certi comportamenti non dovrebbero essere nemmeno presi in considerazione, affinché si possa degnamente esercitare un ruolo di guida all’interno della nostra società. E, invece, si perde un’occasione, tentando di usare strumenti di potere e pressione a proprio piacimento perché si detiene impropriamente un mazzo di voti. In politica vince chi ha idee illuminanti e non chi ha ambigui conglomerati di interesse. (In alto, il prefetto Grassi e il commissario Piscitelli; a destra, Angelo Riccardi, Innocenza Starace e Enzo Miucci; sullo sfondo, il Comune di Manfredonia)



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