“Stroncato da batterio killer nell’ospedale di Foggia”, il grido di dolore della famiglia. “Vogliamo la verità anche per altri pazienti”

Tutto è iniziato per una emorragia cerebrale. Il trasferimento d’urgenza con il 118 al Pronto soccorso degli Ospedali Riuniti e il subitaneo intervento di drenaggio in Neurochirurgia. Poi l’odissea

“Non è possibile morire nel 2019 per una infezione, non riusciamo a crederci”. Filomena Barra sta portando avanti, con la sua famiglia, una vera e propria battaglia per far luce sul caso del papà Michele, morto il 14 ottobre scorso a 74 anni, dopo una vera e propria odissea in corsia. La Procura di Foggia ha aperto un fascicolo e nei prossimi giorni verrà disposta l’autopsia. Per il momento, le attenzioni sono poste sul batterio Pseudomonas aeruginosa, tipico delle infezioni ospedaliere.

Tutto è iniziato il 7 agosto per una emorragia cerebrale. Il trasferimento d’urgenza con il 118 al Pronto soccorso degli Ospedali Riuniti e il subitaneo intervento di drenaggio in Neurochirurgia. “Sembrava andasse tutto bene, in una settimana c’erano miglioramenti visibili, poi la situazione è precipitata improvvisamente – racconta Filomena a l’Immediato – ed è stato operato ben due volte fino a Ferragosto. Poi le dimissioni, il 28″. A questo punto emerge la prima “anomalia” della storia. “Nelle dimissioni non è stato previsto nessun trattamento antibiotico – spiega la famiglia -, ma solo farmaci antipilettici e anticoagulanti. Ci siamo rivolti così al nostro medico curante, il quale ha seguito nostro padre senza però avere un quadro preciso del trattamento che è stato seguito in ospedale”.

A Michele Barra vengono rivolte tutte le attenzioni del caso e la famiglia lo fa seguire da un infermiere ed un fisioterapista. “Aveva la forza di un cavallo, dopo 3 interventi – chiosa ancora la figlia -, aveva già ricominciato a camminare con il girello. Sono stati venti giorni di progressi. Poi però, mentre il medico disinfettava la ferita durante un controllo, è emerso un liquido trasparente, un’acqua lucida che faceva pensare ad un’infezione. Per questo ci hanno consigliato di riportarlo in ospedale”.

In Pronto soccorso decidono nuovamente di ricoverarlo d’urgenza per una “infezione interna”. È il 12 settembre. In Neurochirurgia valutano di operarlo nuovamente. “La rimozione di un pezzo di osso infetto durante l’intervento ai vasi sanguigni ha creato una serie di problemi – ricorda Filomena -, da quel momento è iniziato un calvario di sofferenze. Ci è stato detto dello Pseudomonas, batterio particolarmente resistente agli antibiotici. Tutti i trattamenti farmacologici che sono stati fatti hanno mandato giù il sistema immunitario. Nell’arco di 14 giorni papà è morto, dopo enormi sofferenze. Eppure è rimasto lucido fino alla fine, ragionava fino all’ultimo secondo, per questo siamo convinti che a strapparcelo sia stato il batterio killer che è presente prevalentemente negli ospedali”. “Abbiamo estrema fiducia nella magistratura – conclude Filomena -, siamo convinti che si riuscirà a far luce sulla morte di mio padre. La verità potrà servire anche ad altri pazienti, perché non è concepibile perdere un proprio caro per un’infezione ospedaliera nel 2019…”.