Manfredonia, Rotice nelle carte della relazione di scioglimento. Avvocato Bocchino: “Sue aziende operano in quel territorio da 30 anni”

Lettera a l’Immediato da parte di Gianluca Bocchino, avvocato del presidente di Confindustria Foggia, Gianni Rotice. Il noto imprenditore, storico big del mattone a Manfredonia, appare nella relazione di scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia, citato per via delle sue aziende edilizie, destinatarie di numerosi appalti in riva al golfo.

Il legale foggiano Bocchino replica attraverso una missiva giunta alla nostra testata via mail: “In riferimento all’articolo dal titolo “La mafia che ha avvelenato Manfredonia:assessori trait d’union coi Li Bergolis-Miucci. Ombre anche su imprese edili e dipendenti comunali”, apparso in data 18.10.2019 sulle pagine del Vs. Quotidiano on line, nel cui testo si fa espressamente riferimento all’Ing. Gianni Rotice, ai suoi familiari e alle sue imprese, sui quali – a detta dell’autore dell’articolo – vi sarebbero ‘gli occhi puntati’ della Commissione Antimafia che di recente ha commissariato il Comune di Manfredonia, mi preme evidenziare quanto segue.
Nessun riferimento, nemmeno lontano, si evince dalla suddetta relazione alle imprese del Gruppo Rotice nelle vicende che vedono oggi coinvolto il Comune di Manfredonia, tanto meno a qualunque forma di contiguità con i gruppi criminali che nel suo territorio operano, limitandosi la stessa relazione, nell’ambito di una acritica mappatura delle aziende che intrattengono rapporti di lavoro con l’amministrazione comunale, a rilevare come le aziende del Gruppo Rotice, insieme a tante altre, risultino impegnate nella realizzazione di lavori pubblici oggetto di procedura di affidamento.

Non si vede, dunque, come una tale ovvietà – le aziende del Gruppo Rotice operano, infatti, da oltre trent’anni nel settore dell’edilizia privata e pubblica – possa aver dato origine ad una tale sovraesposizione mediatica, assolutamente infondata e come tale ingiustificata, in un momento così delicato non solo per la Città di Manfredonia ma per l’intera Provincia di Foggia, contribuendo ad ingenerare un clima di sospetto lesivo non solo della dignità personale del mio assistito ma, ancor più, della classe imprenditoriale tutta di cui l’Ing. Giovanni Rotice è rappresentante quale Presidente della locale sede di Confindustria.
A ciò si aggiunga che Confindustria di Capitanata, e per essa il suo Presidente, è da sempre vicina allo Stato e ai suoi rappresentanti, con i quali intrattiene un costante e proficuo rapporto di collaborazione proprio allo scopo di tutelare le aziende ed il territorio dai rischi connessi alle infiltrazioni criminali. Un obiettivo che di recente è stato ribadito proprio nel corso dell’incontro tenutosi presso la Prefettura di Foggia.
Sulla scorta di quanto in narrativa si invita, pertanto, a dare pronta rettifica all’articolo di cui in richiamo, evitando per il futuro valutazioni giornalistiche improvvide e dannose”.

Nella relazione i commissari ricordano la parentela di Rotice con un ex assessore: “Appare piuttosto evidente – si legge – come gran parte dei lavori siano stati eseguiti dalle imprese Rotice (in riferimento ad appalti edilizi, ndr). Svariati i rapporti di cointeressenza tra membri della famiglia di imprenditori Rotice e gli amministratori locali. Inoltre, l’ex assessore con delega a “Territorio e Ambiente” nella seconda Giunta Riccardi, precisamente tra il luglio 2015 ed il marzo 2017 è stata pure membro consigliere della società consortile per azioni Mucafer, nipote di Giovanni e Michele, quest’ultimo legale rappresentante e socio della Rotice Antonio & Co. S.A.S.. Antonio Rotice è infatti il padre del presidente di Confindustria”.

Il prefetto Raffaele Grassi sa bene che ci sarà da scandagliare ancora tanto nel mondo imprenditoriale foggiano. “È tempo di aprire un tavolo di responsabilità, chi ci vuole stare ci sta”, queste le parole di Grassi dinanzi a decine di imprenditori locali, tra i quali Rotice, non più tardi di qualche settimana fa. Parole forti, mai pronunciate in passato dai suoi predecessori. Mai così nette. 

Collegamenti coi clan, condizionamenti mafiosi e conflitti d’interesse sono adesso sotto la lente d’ingrandimento della Prefettura di Foggia. Grassi tira dritto e non si farà certo blandire dalla sfilata di imprenditori di poche settimane fa nel palazzo governativo di corso Garibaldi.



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