Leo Di Gioia torna nel centrodestra: “Richiamo delle radici”. Preoccupati i competitors interni della Lega

Vomito al pensiero di un suo rientro”, dice senza mezzi termini Fabrizio Tatarella, che è stato ideologo della prima Lega di Matteo Salvini

“Il civismo dovrà assumersi degli interrogativi. Alle regionali e al nazionale non si tratta più solo d’amministrare, ma di assumersi delle scelte politiche che portano al richiamo delle proprie radici. Anche io dovrò presto fare una scelta”.

Suonano come un annuncio fin troppo differito le nuove parole dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Leo Di Gioia rilasciate ai microfoni del direttore Attilio De Matteis.

Da tempo si attende il suo “ritorno a casa”, nel centrodestra, in cui ha cominciato, nella vecchia Alleanza Nazionale, da ragazzo, a far politica. Il suo sconfinamento civico, da eletto in Via Capruzzi nelle fila del Pdl, quando era assessore al Bilancio dell’amministrazione provinciale Pepe, cominciò nel 2013 con la candidatura nel contenitore del professor Mario Monti, Scelta Civica, e poi con Nichi Vendola, che lo chiamò in Giunta, assessore al Bilancio, per allargare la sua maggioranza. Da lì, l’attrazione fatale per il centrosinistra e per Michele Emiliano, che gli consegnò, su richiesta degli stakeholders locali, uno degli assessorati più rilevanti della Regione, le Politiche agricole, sicuramente quello più importante per la Capitanata, maggiore provincia agricola d’Italia.

Il resto è storia di un Psr bloccato: l’appoggio a mezzo stampa dell’imprenditore leghista Massimo Casanova alle Europee mentre sosteneva il candidato sindaco al Comune del centrosinistra extralarge Pippo Cavaliere, e le doppie dimissioni da un assessorato che non ha mai troppo amato nei suoi risvolti pratici e umani.

Da giorni i potenziali candidati alle prossime regionali del centrodestra sono preoccupati di un suo possibile ritorno nel loro campo, che andrebbe a rosicchiare pezzi di elettorato e soprattutto di occasioni di elezione. Nella Lega, i candidati in pectore, Luigi Miranda, Marco Trombetta e Daniele Cusmai osservano i movimenti di Di Gioia con qualche preoccupazione.

Da San Menaio, durante la festa tricolore dei Fratelli d’Italia, proprio il co-coordinatore della Lega Giovanni Riviello ha frenato coloro che vorrebbero sbarrare l’ingresso ai civici pentiti. Il suo discorso è apparso una piena apertura all’ingresso di Leo Di Gioia.

“Vomito al pensiero di un suo rientro”, dice senza mezzi termini Fabrizio Tatarella, che è stato ideologo della prima Lega di Matteo Salvini.

Gli ultimi sondaggi danno il partito del Capitano ancora in calo, il test umbro sarà essenziale. Cresce invece progressivamente il partito di Giorgia Meloni, a cui guarda oggi tanta classe politica locale e non solo i giovani ex leghisti. Tanti uomini e donne del centrodestra vorrebbero entrare in Fratelli d’Italia, che appare oggi un partito solido e scalabile, se davvero Giannicola De Leonardis non si candiderà alle regionali e sceglierà un ruolo politico regionale.

Impazza il totonomi per il candidato presidente del centrodestra. L’europarlamentare Raffaele Fitto resta il personaggio di spicco, ma chi ha ascoltato il consigliere regionale Francesco Ventola a San Menaio ed altrove ritiene che anche il politico canosino potrebbe essere una chance valida al tavolo del centrodestra. Un ritorno di Di Gioia quindi potrebbe anche essere utile alla Lega per portare al tavolo un nome condiviso e nuovo rispetto ai tanti divisivi. Da Andrea Caroppo a Rossano Sasso, fino allo stesso Casanova o al senatore Roberto Marti, passando per Nicola Giorgino. Nella Lega ogni nome elide l’altro.

“La Lega è un partito inclusivo e certamente dobbiamo lavorare non solamente come partito ma come centrodestra a costruire la coalizione più forte possibile per mandare a casa Emiliano e archiviare 15 anni disastrosi di sinistra. Si valutano tanti profili”, è il commento di Daniele Cusmai.

Leo Di Gioia potrebbe entrare nei Fratelli d’Italia? “Lo escludo- ribatte a l’Immediato il coordinatore Giandonato La Salandra– sebbene, al netto del suo trasversalismo lontano anni luce da me, il suo modo di porsi in politica mi è sempre piaciuto. Per il resto penso che come assessore all’agricoltura abbia delle responsabilità gravissime che non si cancellano con delle dimissioni di circostanza”.





Change privacy settings