Ha ucciso ladro mentre rubava nella sua proprietà nel Foggiano, condannato l’agricoltore. In appello 6 anni e 2 mesi

Dopo il rinvio della Cassazione che aveva annullato la pena ad un anno di reclusione, ecco la nuova decisione dei giudici baresi. La procura chiedeva 10 anni

Sei anni e due mesi di reclusione per l’agricoltore di 56 anni che uccise il cerignolano Antonio Diciomma, 67 anni. Dopo che a marzo la Cassazione aveva annullato la condanna a un anno per Michele Marchese, originario di Castelluccio Valmaggiore, la Corte d’appello di Bari ha inflitto una pena ben più severa all’uomo, ritenuto colpevole di aver sparato ed ammazzato Diciomma mentre quest’ultimo era intento a rubare gasolio nella proprietà dell’agricoltore in contrada “Caserotte” di Troia. L’accusa aveva chiesto 10 anni di carcere.

I fatti

A marzo scorso la Cassazione aveva annullato, con rinvio, la sentenza in appello che confermava il verdetto di primo grado, ribadendo che la morte del presunto ladro raggiunto da una fucilata alla schiena la notte del 26 agosto del 2015 mentre era penetrato in un’azienda agricola fu da ascrivere ad un omicidio colposo e non volontario, con conseguente condanna ad un anno, pena sospesa, dell’imputato.

Per i giudici di Foggia e Bari (primo e secondo grado), Michele Marchese, 56 anni, imprenditore agricolo di Castelluccio Valmaggiore residente a Troia, sparò alla cieca contro gli sconosciuti introdottisi di notte nella sua azienda, senza alcuna intenzione di colpirli. Ma la Suprema Corte ha annullato il verdetto d’appello (l’accusa chiedeva 10 anni) e ordinato la celebrazione di un nuovo processo a Bari davanti ad una diversa Corte d’assise.

La procura ha sempre puntato all’omicidio volontario e depositò appello convinta che quella notte la visuale fosse ottima e la distanza tra vittima e Marchese non oltre i 50 metri. Una condotta – secondo l’accusa – caratterizzata dal dolo eventuale perché fece fuoco proprio verso Diciomma e il suo complice. Non avrebbe sparato al solo scopo intimidatorio, insomma, accettando l’eventualità di uccidere l’uomo. Nemmeno il fatto che Marchese abbia subito soccorso Diciomma e allertato i carabinieri fu motivo, per la procura, di derubricare il reato a semplice omicidio colposo. (In alto la residenza a Troia scenario dei fatti)