Disuguaglianze in sanità, allarme dalla Puglia: “A rischio cure per fasce deboli con autonomia differenziata”

Messo in campo il primo progetto organico di contrasto ai gap che è la rete oncologica, sistema capace di garantire uniformità organizzativa

“L’autonomia differenziata può aumentare le diseguaglianze in sanità. La Regione Puglia ha messo in campo il primo progetto organico di contrasto a gap di questo genere che è la rete oncologica, sistema capace di garantire uniformità organizzativa. Certo non risolve tutti i problemi perchè la Puglia, come tante altre regioni del Sud, scontano diseguaglianze rispetto al Nord, non tanto sotto il profilo finanziario quanto piuttosto per il rapporto tra personale e numero di abitanti”.

L’allarme è stato lanciato dal direttore Ares, Giovanni Gorgoni, durante il forum sanità alla Fiera del Levante di Bari. “Noi abbiamo 8 dipendenti per 1000 abitanti – spiega a l’Immediato -, un rapporto evidentemente sottodimensionato rispetto ad altre regioni, ad esempio l’Emilia Romagna. Non un dettaglio per un settore, quello della sanità, ad alta intensità di capitale umano. Se non si saturano i gap strutturali – prosegue –, le autonomie differenziate dei più ricchi e dei più dotati allargheranno questa forbice. Chi ne pagherà le conseguenze saranno le fasce deboli della popolazione, Al contrario, chi invece ha reddito più alto, potrà mettere mano al portafoglio ed usufruire di prestazioni complementari al sistema pubblico”.

Le disuguaglianze nell’accesso alle prestazioni sono evidenti anche all’interno della regione, tra provincia e provincia e persino all’interno delle stesse città.

“Abbiamo due proposte, una nazionale e una europea, finalizzate alla comprensione dell’impatto che l’inquinamento, il verde e l’attività fisica possono avere nel miglioramento dell’inclusione sociale dei cittadini a più bassa istruzione e la correlazione con la loro condizione di salute. L’obiettivo è quello di integrare quanti più soggetti, perché la salute non è affare solo della sanità. La direttrice – conclude – è quella di integrarla alle politiche occupazionali, abitative, formative e anche con le scelte di politica industriale”.