Maschietto scambiato per femminuccia a Foggia, iniziate procedure cambio nome. Legale famiglia: “Ospedale persevera nel negare l’evidenza”

Vaira: “Un fatto che rischia di offuscare la straordinaria qualità professionale e umana dei dirigenti medici che hanno prestato assistenza durante il parto”

Una lunga e fastidiosa querelle per i genitori di due gemellini nati a Foggia lo scorso 2 agosto, uno dei quali indicato clamorosamente col sesso sbagliato. Nelle scorse ore, grazie all’impegno del personale dell’Ufficio dello Stato Civile del Comune di Foggia, sono iniziate le procedure per cambiare il nome al gemellino (un neonato di 880 grammi, maschio e non femmina come inizialmente dichiarato dall’ospedale dauno), che richiederanno diversi passaggi formali.

“La responsabilità di questa situazione, come emerge in modo inequivocabile dai documenti, è esclusivamente dell’Azienda Ospedaliera – fa sapere il legale della famiglia, l’avvocato Michele Vaira -, che per motivi inspiegabili persevera nel negare l’evidenza, ammettere l’errore e conseguentemente porgere le sue scuse ai genitori dei gemelli”.

D’altronde i documenti parlano chiaro: il 2 agosto vengono alla luce i due gemelli. Nel documento 1 “attestato di nascita”- a firma dell’ostetrica che ha assistito al parto (in compagnia del personale medico) e col timbro della Unità operativa, è indicato il sesso femminile del neonato. Dato che il 3 e il 4 agosto era chiuso l’Ufficio dello Stato Civile ubicato presso la Maternità, il successivo 5 agosto (tre giorni dopo il parto), sulla base di tale documento, il padre del bimbo ne ha dichiarato la nascita. Da allora e fino al momento della registrazione sono passati tre giorni, durante i quali nessuna comunicazione (formale o informale) è stata mai data alla famiglia in relazione ai dubbi sulla determinazione del sesso (altrimenti il padre si sarebbe astenuto dal registrare il figlio quale femminuccia).

Michele Vaira

“Solo successivamente e in modo informale, ai miei assistiti – continua Vaira – è stata comunicata l’iniziativa di esperire l’analisi genetica, che ha ribaltato l’indicazione (inequivocabile) messa nero su bianco dall’equipe al momento della nascita, e rimasta ferma per tre giorni”.

E ancora: “La prima comunicazione formale (prot. 56/2019, con apparente data 12 agosto 2019) è giunta al mio studio dopo reiterate richieste solo il 19 agosto 2019: in tale comunicazione non si fa alcun riferimento ad errori. Esiste una diversa versione della stessa lettera (prot. 55/2019, con data corretta a penna 12 agosto 2019), pur indirizzata ai miei assistiti ma consegnata solo ad altri Uffici, che contiene la frase ‘erroneamente identificato col nome femminile’: come se l’errore non fosse l’indicazione del sesso, ma la scelta del nome. Come già detto, questo riferimento (pur fuorviante) ad un errore è stato rimosso nella versione consegnata via pec ai miei assistiti”.

Secondo il penalista foggiano, “tale comportamento del settore amministrativo rischia di offuscare la straordinaria qualità professionale e umana dei dirigenti medici che hanno prestato assistenza durante il parto e tuttora prestano nella terapia intensiva cui sono sottoposti i gemelli. Una semplice quanto gratuita richiesta di scuse avrebbe chiuso tempestivamente la vicenda.

L’inspiegabile decisione di negare l’evidenza (documentale) della responsabilità nell’errata attribuzione del sesso, ha provocato delle conseguenze spiacevoli per i genitori e la famiglia tutta, per le quali ci riserviamo di valutare le iniziative più opportune”, la conclusione di Vaira.



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