Stroncato clan “Carbone-Gallone”: 8 arresti tra Trinitapoli, Trani e Milano. I boss erano pronti a uccidere ancora

Retata di carabinieri di Foggia e DDA. Per tutti gli indagati è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso. Vanificate numerose missioni di morte

Alle prime ore di oggi, a Trinitapoli, Trani e Milano, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Bari su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di otto elementi di spicco dell’organizzazione criminale “Carbone-Gallone” (notoriamente vicina ai foggiani Moretti, ndr), ritenuti responsabili dei reati di detenzione e porto illegale di numerose armi da fuoco, che secondo le risultanze investigative erano destinate ad essere utilizzate contro esponenti delle fazioni “Miccoli-De Rosa” e “Valerio-Visaggio” che si contendono, in contrapposizione al gruppo “Carbone-Gallone” il controllo del territorio quanto al compimento delle attività illecite nei comuni di Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia. In esecuzione di tale ordinanza sono stati arrestati e condotti in carcere: Giuseppe Gallone, nato a Trinitapoli nel 1976, già censurato per numerosi delitti anche in materia di armi; Vincenzo Carbone, nato a Barletta nel 1982; Ruggiero Del Negro, nato a Trinitapoli nel 1975; Cosimo Damiano Gallone, nato a Canosa di Puglia nel 1980; Raffaele Piazzolla, nato a Canosa di Puglia nel 1979; Armando Resta, nato a Trani nel 1971; Emanuele Sebastiani, nato a Catania nel 1978; Giuseppe Sisto, nato Trinitapoli nel 1975.

Per tutti gli indagati è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare attraverso l’utilizzo delle armi la compagine di stampo mafioso riconducibile a Giuseppe Gallone – raggiunto a Milano dove era scappato dopo l’omicidio di Pietro De Rosa – il cui intento, secondo quanto emerge dalle indagini, era quello di scatenare una faida con gli altri gruppi criminali attraverso il compimento di numerosi omicidi: “questo ci serve per far capire che la guerra è tra loro e loro… è morto uno a Trinitapoli, ora muore uno a San Ferdinando, e noi poi subito dopo un altro a Trinitapoli, di quelli che ci interessa a noi, e quelli dicono che la guerra è tra di loro”. 

L’intento degli indagati, che pianificavano mirate azioni di fuoco in numerosi comuni pugliesi, non giungeva alle estreme conseguenze solo grazie ai pressanti controlli del territorio organizzati, in accordo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dai carabinieri di Foggia e dai Comandi di Cerignola, Trani e Bisceglie. L’eccezionale attività di controllo delle forze dell’ordine ha consentito infatti di vanificare le numerose missioni di morte organizzate dagli indagati, così riaffermando la presenza dello Stato e interrompendo la lunga scia di sangue che ha tragicamente caratterizzato gli anni più recenti. 

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