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Home - Faida garganica, la pace impossibile tra i clan. “Omar si era alleato e dopo 20 giorni lo hanno ucciso”

Faida garganica, la pace impossibile tra i clan. “Omar si era alleato e dopo 20 giorni lo hanno ucciso”

Di Francesco Pesante
4 Giugno 2019
in Inchieste
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Un’ordinanza piena zeppa di riferimenti ai maggiori fatti di sangue avvenuti negli ultimi mesi a Vieste. Questo emerge dalle carte giudiziarie relative all’arresto – operazione “Scacco al Re” – di Giovanni Iannoli, 33enne detto “Smigol” e Claudio Iannoli, 43enne detto “Cellin” o “Zanna”. La misura cautelare riguardava anche Girolamo Perna, 28enne detto “Gigi”, “il porco” o “Peppa Pig”, ma il giovane boss è stato ucciso lo scorso 26 aprile. Secondo gli inquirenti, Perna sarebbe stato il mandante e gli Iannoli esecutori materiali dell’agguato (fallito) ai danni di Marco Raduano detto “pallone” o “faccia d’angelo”, 36enne boss rivale, scampato alla morte il 21 marzo 2018. Raduano fu miracolato dal kalashnikov difettoso: L’arma “fece puff puff”, inceppandosi dopo i primi colpi. Nelle numerose intercettazioni, gli arrestati arrivarono persino a lamentarsi della presunta “fortuna” del nemico.

“La comparazione balistica – si legge nelle carte – ha permesso di acclarare scientificamente che l’arma utilizzata nel tentato omicidio di Raduano è la stessa utilizzata nell’omicidio di Antonio Fabbiano”, il giovane vicino a “pallone” ammazzato il 25 aprile 2018. “Risultanze tecniche hanno consentito di determinare che il fucile AK47 utilizzato è lo stesso per entrambi gli attentati“.

“Una faida che vedeva contrapposte due fazioni – scrive il gip Giovanni Anglana -, una facente capo a Marco Raduano, l’altra a Girolamo Perna. Con Giovanni e Claudio Iannoli che, insieme al defunto Gianmarco Pecorelli (ucciso il 19 giugno 2018, ndr), ricoprivano ruoli apicali nel gruppo guidato da Peppa Pig”. 

Centrali nell’inchiesta le intercettazioni, soprattutto quelle relative a Giovanni Iannoli che alla madre parlava apertamente delle dinamiche criminali a Vieste. In casa si conversava anche di una possibile “pax criminale” con i rivali. La donna al figlio: “Non puoi fare un accordo?” “Ma il 33enne – scrive il giudice nell’ordinanza di 114 pagine – esprimeva tutti i suoi dubbi circa la fattibilità di un dialogo, ricordando come tale strada era stata intrapresa precedentemente da Omar Trotta, accordo però violato da Raduano che 20 giorni dopo uccise Trotta: ‘Quello l’accordo l’aveva fatto pure con Omar e si era messo d’accordo, e dopo 20 giorni l’ha ucciso!’)”. Il riferimento è all’omicidio di Omar Trotta, ucciso all’ora di pranzo, nel luglio 2017, all’interno del suo ristorante situato al centro di Vieste.

Dalle carte giudiziarie emerge anche che Raduano “aveva intimato a Giovanni Iannoli di interrompere le attività illecite, in quanto ormai considerato un rivale nella guerra tra fazioni, essendosi apparentato con la fazione di cui faceva parte anche il cugino Claudio Iannoli. Proprio l’avvicinamento al parente – evidenzia il gip – aveva fatto sorgere il sospetto di Raduano che i due si stessero organizzando contro di lui. Avvertito il pericolo, Giovanni e Claudio Iannoli avevano quindi deciso di anticipare Raduano attentando alla sua vita: ‘Gli ho sparato perchè quello mi ha detto che io dovevo andare a lavorare, che io non dovevo fare più niente… va, va… cioè lui, mi aveva dettato le regole a me, di che dovevo fare e di che non dovevo fare! Poi mi hanno vi… poi mi ha visto che mi sono avvicinato a Claudio e hanno detto ‘no, quei due chissà che cosa stanno organizzando! Mo li dobbiamo uccidere!’, allora, prima che ci uccidevano loro a noi, ci abbiamo provato noi e non ci siamo riusciti! Ecco qual è il discorso!’”.

Nella pagine firmate dal giudice Anglana, spuntano altri nomi noti nel panorama criminale garganico, tra questi Danilo Della Malva detto “u’ meticcio”, ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco degli “ex Romito”, oggi identificati coi nomi Lombardi-Ricucci-La Torre, gruppo attivo tra Mattinata, Manfredonia e Monte Sant’Angelo, alleato con il clan Raduano. 

Il gruppo Perna avrebbe avuto in serbo di eliminare anche il meticcio. “Iannoli – si legge nell’ordinanza – asseriva che avrebbero dovuto ammazzare Raduano, indicato come “lui”, Danilo Della Malva detto ‘il meticcio’, Gianluigi Troiano detto ‘il piccolino’ e, verosimilmente, Liberantonio Azzarone, appellato in malo modo ‘handicappato’”. L’intercettazione: “Lì quelli dovrebbero morire proprio, lui, il meticcio, e il piccolino… e quest’altro handicappato qua…”

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Tags: mafiaVieste
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