Sindaco calabrese sbugiarda Di Bari. L’ex prefetto mandato al Ministero dopo il flop a Reggio

La replica di Vestito, primo cittadino di Marina di Gioiosa Ionica, comune colpito da uno scioglimento per mafia poi annullato dal TAR

Lettera a l’Immediato di Domenico Vestito (nel riquadro sopra), sindaco di Marina di Gioiosa Ionica, comune in provincia di Reggio Calabria sciolto per mafia nel novembre 2017, su iniziativa della Prefettura locale.

“Con riferimento all’articolo apparso sulla sua testata lo scorso 04 maggio, dal titolo: “Di Bari “poco credibile”? L’ex prefetto replica: “Legittima azione dell’Ufficio che ho avuto l’onore di dirigere” – esordisce -, desidero offrire all’attenzione dei suoi lettori alcune necessarie precisazioni. Il Consiglio di Stato, ad oggi, non ha in alcun modo annullato la sentenza del TAR del Lazio, che ha travolto il provvedimento di scioglimento. Si tratta, bensì, di una mera sospensione della esecutorietà di quella decisione. La vicenda lungi dall’essere definitivamente chiusa, lo sarà solo a seguito dell’udienza di discussione nel merito, fissata per il prossimo 19 settembre. E, comunque, al di là del giudizio amministrativo, i nostri legali stanno già predisponendo un articolato ricorso da presentare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Accanto a ciò, poi, occorre puntualizzare che le sentenze che danno ragione alla mia Amministrazione sono due. In primo luogo, come detto, quella dei giudici amministrativi romani, che parlano di “travisamento dei fatti e ricostruzione parziale degli eventi”, operate dalle amministrazioni che hanno proceduto allo scioglimento. Inoltre, il Tribunale di Locri, nel rigettare l’incandidabilità richiesta nei miei confronti, definisce le accuse “generiche ed evanescenti”. Quest’ultima pronuncia, in particolare – conclude Vestito –, è passata in giudicato ed è, quindi definitiva, non essendo mai stata appellata”.

Il sindaco replica così all’ormai ex prefetto Michele Di Bari (foto grande in alto), originario di Mattinata, trasferito di recente al Ministero e accusato dalla stampa calabrese di “poca credibilità”, in seguito al flop dei decreti prefettizi di scioglimento di Lamezia Terme e di Marina di Gioiosa Ionica, appunto.

Tra gli addetti ai lavori, l’operato discutibile di Di Bari in Calabria sarebbe alla base della sua fuoriuscita dal giro dei prefetti nazionali. Il mattinatese, infatti, adesso è a Roma nel Dipartimento per l’immigrazione. Storicamente vicino agli ambienti della Chiesa, Di Bari dovrà attuare – tra le altre cose – le direttive di chiusura totale dei porti disposte da Salvini, col quale compare in una recente foto dando le spalle al ministro. Direttive criticate duramente da Papa Francesco che nel suo pontificato ha sempre messo l’accoglienza tra i temi centrali della sua missione.