La fine del boss di Trinitapoli, storico alleato dei foggiani Moretti. Due killer in azione a bordo di una Jeep

Cinque stub eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia dopo l’uccisione del 63enne Cosimo Damiano Carbone. Si indaga nell’ambito della guerra di mafia nel Basso Tavoliere

Cinque stub eseguiti su altrettanti sospettati del posto dopo l’omicidio del boss di Trinitapoli, Cosimo Damiano Carbone, 63enne capo del clan Gallone-Carbone. L’uomo è stato ucciso ieri sera sotto casa sua, in via Transumanza. I carabinieri del Comando provinciale di Foggia hanno raccolto alcune dichiarazioni di parenti e amici della vittima ed effettuato varie perquisizioni.

Il boss – condannato all’ergastolo per omicidio ma ai domiciliari per problemi di salute – è stato ammazzato mentre era all’interno di una Seat scura in compagnia di un’altra persona. All’improvviso si è avvicinata una Jeep Renegade (poi ritrovata bruciata in campagna) con a bordo due killer incappucciati. L’azione di fuoco è stata immediata. I sicari hanno esploso tre fucilate verso Carbone, colpito mortalmente al petto e al collo. Il boss è deceduto sul colpo. L’uomo che era con lui in auto non ha fornito elementi utili agli investigatori.

Carbone

L’omicidio, come emerso già nella serata, si inquadra nella guerra di mafia tra organizzazioni criminali del Basso Tavoliere, attive a Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia ma con collegamenti anche a Foggia. In passato, alcune operazioni delle forze dell’ordine hanno evidenziato gli affari con membri della “Società Foggiana”, soprattutto nell’ambito dell’operazione “Reckon” che appurò l’alleanza tra i Gallone-Carbone e i Moretti-Pellegrino-Lanza del capoluogo dauno.

L’uccisione del boss 63enne sarebbe scaturita in risposta all’agguato mortale nei confronti di Pietro De Rosa, 41enne del clan Miccoli-De Rosa (rivale dei Gallone-Carbone) eliminato lo scorso 20 gennaio. Carbone scampò ad un agguato nell’ottobre del 2003 mentre fu condannato all’ergastolo per l’omicidio di Savino Saracino, compiuto a Trinitapoli il 30 settembre 2004. Il boss fu fermato dai carabinieri due giorni dopo la morte di Saracino, che aveva 35 anni, e il tentato omicidio di Michele Miccoli, 32 anni, entrambi pregiudicati. Antonio, fratello di Cosimo Damiamo Carbone, fu ucciso all’età di 70 anni il 27 maggio del 2014 con modalità molto simili. Sicari esplosero tre colpi di fucile calibro 12 nel centro di Trinitapoli mentre la vittima era a bordo della sua auto.

La guerra tra i clan

L’ultimo grave fatto di sangue si inserisce nell’ambito di una più vasta contrapposizione armata tra il clan Carbone-Gallone (alleato ai foggiani Moretti) e il clan Miccoli-De Rosa che, dal 2003 ad oggi, si sono contesi, sul piano militare, il controllo egemonico del territorio di Trinitapoli. In tale ambito vanno inquadrati il tentato omicidio proprio di Cosimo Damiano Carbone del 3 ottobre 2003; l’omicidio di Savino Saracino e il contestuale grave ferimento di Michele Miccoli, alias “Milù” del 30 settembre 2004; il tentato omicidio di Michele Miccoli del 04 febbraio 2008; il duplice tentato omicidio di Michele e Raffaele Miccoli del 22 febbraio 2008; il duplice tentato omicidio di Michele Miccoli e del genero Luca Sarcina del 25 febbraio 2008, l’omicidio di Antonio Carbone (a soli 15 giorni di distanza dal tentato omicidio di Buonarota e Straniere); l’omicidio di Severino Benedetti del 12 gennaio 2015 e, infine, l’omicidio di Pietro De Rosa del 20 gennaio 2019.

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