De Piccolellis di Foggia, alla sbarra Tulino e due dipendenti. Assolto il revisore dei conti

Secondo la Procura, sarebbero state distratte da una “srl” strumentale centinaia di migliaia di euro, utilizzati poi per spese diverse dalla mission aziendale. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Foggia, scaturì nella denuncia dei quattro indagati e nel sequestro di conti correnti, beni immobili e tre auto, il cui valore complessivo ammonta a circa 350mila euro

Andranno a processo tre dei quattro accusati per peculato per la gestione della De Piccolellis di Foggia, l’azienda di servizi alla persona di viale degli Aviatori. L’unico assolto nell’udienza preliminare dinanzi al gup del tribunale di Foggia, Manuela Castellabate, è il revisore dei conti Andrea Ramondia, commercialista foggiano 49enne, già revisore dei conti, difeso dall’avvocato Gianluca Ursitti. Sono ben 26 i capi d’accusa (peculato e abuso di ufficio) contestati ai tre imputati: l’avvocato Antonio Tulino, 60 anni, prima presidente e poi commissario della Asp; la compagna di quest’ultimo, Annanita Lepore, 52 anni, foggiana dipendente dell’azienda e Giorgio Maria Salvatori, sessantenne che secondo l’accusa è stato il consulente e tesoriere negli anni della gestione Tulino.

LEGGI: Assunzioni sospette alla De Piccolellis, chiesto il commissariamento. Tulino: “Entro luglio faremo chiarezza”

Secondo la Procura, sarebbero state distratte da una “srl” strumentale centinaia di migliaia di euro, utilizzati poi per spese diverse dalla mission aziendale. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Foggia, scaturì nella denuncia dei quattro indagati e nel sequestro di conti correnti, beni immobili e tre auto, il cui valore complessivo ammonta a circa 350mila euro.

“Nel corso delle indagini – scriveva la Gdf nella nota stampa relativa a denunce e sequestri – è stata accertata la distrazione fraudolenta di somme di denaro dai conti correnti di un ente pubblico, mediante prelievi in contanti, liquidazioni in proprio favore, pagamenti ingiustificati mediante pos e carte di credito in negozi, emissione di assegni in proprio favore per centinaia di migliaia di euro”. Venne inoltre rilevata l’appropriazione di materiale informatico ed elettronico di proprietà dell’Ente, per unvalore pari ad euro 116.000 euro.

Tulino, principale imputato nel processo, è accusato di essersi appropriato di ingenti somme di denaro. Alla compagna, invece, vengono contestati tre episodi di concorso in peculato e abuso di ufficio. Peraltro, il commissario dell’Asp avrebbe commesso un abuso anche nell’assunzione, a chiamata diretta e a tempo indeterminato, di quest’ultima, permettendole di “eludere” le procedure di accesso alla pubblica amministrazione, per le quali è previsto il concorso.

Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/immediatonet