Bancari a rischio in provincia di Foggia: “Istituti hanno beneficiato di miliardi, ora salvino lavoratori”

Tra le richieste, più 200 euro in busta paga, l’abolizione del salario di ingresso e il “diritto alla disconnessione”, il che significa inibire i dispositivi elettronici fuori dagli orari di lavoro

Il decennio di crisi economica globale ha avuto un pesante impatto anche nel mondo del credito, in termini di riduzione dei livelli occupazionali e di taglio del costo del lavoro. Il dissesto di alcune banche a rilevanza nazionale e la situazione di difficoltà in cui versano ancora adesso altri istituti creditizi, anche della nostra regione, hanno interessato l’intera collettività. Il settore, inoltre, è interessato da una profonda trasformazione, dovuta principalmente agli impatti della digitalizzazione e della multicanalità, che ha portato ad un ridimensionamento significativo delle reti, con la chiusura di numerosi sportelli.

La Fisac CGIL di Foggia, l’organizzazione sindacale che riunisce i dipendenti delle aziende del settore finanziario, ha organizzato un incontro – dibattito con i lavoratori, alla presenza di Giuliano Calcagni, neoeletto Segretario Generale Nazionale della federazione, per discutere sulle prospettive del settore finanziario alla vigilia della presentazione della piattaforma di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti delle aziende aderenti all’ABI.

L’assemblea si è tenuta venerdì pomeriggio con la partecipazione di Lia Lopez, Segretaria regionale della Fisac; Maurizio Carmeno, Segretario provinciale confederale della CGIL di Foggia; Raffaella De Palma dell’Esecutivo Nazionale Donne della Fisac e Giovanni Di Monte, Segretario provinciale di Foggia dell’organizzazione sindacale.

Prima del dibattito il segretario generale ha incontrato i lavoratori di Apulia Prontoprestito, la società di San Severo facente parte del fallito gruppo Veneto Banca che non è rientrata nell’operazione del cosiddetto  “decreto salva banche”. A differenza dei colleghi della controllante Banca Apulia, ora confluita nel gruppo Intesa Sanpaolo, i 35 dipendenti di Apulia Prontoprestito, a distanza di quasi due anni da quella operazione, non hanno ancora certezze sul loro futuro lavorativo.

Al tavolo c’era anche l’onorevole Giorgio Lovecchio che si è impegnato affinché i lavoratori possano essere assorbiti in Banca Intesa, attuale banca che ha inglobato la fallita Apulia del gruppo veneto.

Il settore bancario vive una profonda trasformazione, nel corso dell’assemblea sono emersi molti temi. Anzitutto la questione degli ologrammi presenti già in molte banche, ossia un dipendente virtuale digitale che adegua il suo servizio a seconda della cadenza del cliente e si tramuta in un perfetto bancario territoriale.

Il core business delle banche è passato dalla intermediazione creditizia alla gestione del risparmio e dei prodotti assicurativi, anche le banche stanno cercando di esternalizzare i loro servizi. È indubbio che le banche negli ultimi anni abbiamo aumentato i loro utili, ciò significa secondo i due segretari che è aumentata la produttività dei bancari. “Questo aumento della redditività bancaria deve andare a chi quella redditività la produce, chiediamo un aumento di 200 euro sulla figura media. La nostra è una piattaforma che avrà aspetti dirompenti”, ha rilevato Di Monte. Contestazioni disciplinari, efficacia della recidiva, il diritto ad ottenere copia delle contestazioni e delle indagini preliminari, i bancari chiedono una serie di diritti e una serie di regole sul telelavoro, che preferiscono chiamare “lavoro agile”.

Tra le richieste il “diritto alla disconnessione”, il che significa inibire i dispositivi elettronici fuori dagli orari di lavoro.  “Vivo l’innovazione come un elemento per liberare dalla fatica, ma se l’innovazione significa solo riduzione dei costi ed espulsione del personale non ci siamo. L’Intelligenza artificiale non può essere una nuova catena. Al Sud l’85% del risparmio raccolto viene investito ma a tassi di 2 punti superiori a quelli del Nord. Un punto in più o un punto in meno vogliono dire occupazione in più o in meno. Il Sud abbattendo il costo delle materie prime potrebbe diventare un territorio molto competitivo per gli investimenti esteri”.