Olio scarso (e greco) spacciato per extravergine IGP, svelati nomi e società coinvolte tra Foggia e Toscana

Tutti i nomi degli indagati nella maxi inchiesta della Procura di Grosseto a conclusione delle indagini preliminari. “Prodotto messo in vendita come se fosse stato di pregio a prezzi notevolmente superiori”

Sta facendo discutere la maxi operazione tra Toscana e Puglia contro l’olio greco spacciato per extravergine. Il 19 marzo scorso sono stati notificati a 31 produttori, titolari di frantoi e rivenditori, gli avvisi di conclusione indagini nell’ambito di un’inchiesta avviata nel marzo 2016 dalla procura di Grosseto per associazione a delinquere finalizzata a un numero indeterminato di delitti di frode in commercio anche con falsi documenti. Gli accertamenti dei carabinieri forestali, insieme al nucleo investigativo Nipaaf, riguardarono quattro province toscane (Grosseto, Siena, Arezzo e Firenze) e quella di Foggia.

Gli avvisi sono stati notificati anche ad alcune società operanti nel settore. Secondo la procura veniva messo in vendita olio extravergine di oliva di origine comunitaria, in prevalenza olio greco, contrabbandato per olio extravergine Toscano Igp e per extravergine italiano. La frode ha riguardato gli anni 2014-2015 e 2015-2016. “Tra le società coinvolte nell’attività illecita – spiega il procuratore Raffaella Capasso – figurano veri e propri colossi del mercato internazionale in grado di condizionare al ribasso i prezzi del mercato locale”.

Questi i nomi degli indagati nella maxi inchiesta della Procura di Grosseto a conclusione delle indagini preliminari sulla commercializzazione di olio straniero, in prevalenza greco, spacciato per prodotto con marchio ‘Toscana Igp’.

La frode, secondo l’accusa mossa dalla magistratura grossetana, sarebbe stata commessa da Elio Feri, Alberto Feri, Francesco Feri, Roberto Della Gatta, Andrea Andreini, Giancarlo Ballerini, Maurizio Bianchi, Massimo Lusini, Ugo Bing, Lara Formichi, Tristano Governi, Giorgio Franci, Vasco Grifoni, Alessandra Guerrieri, Daniele Lepori, Fabio Ombrosini, Mara Memmi, Luca Petri, Manlio Roghi, Riccardo Roghi, Nazzareno Tiberi, Maurizio Tizzi, Andrea Tucci, Felice Massimo Neri, Marcello Dragoni, Federica Antonella Toschi, Paolo Toninelli. Tra quelli della provincia di Foggia risultano, Girolamo Dirodi (Vieste) e i foggiani Salvatore Lamola e Silvio Terenzi.

Queste, invece, le società coinvolte nell’inchiesta: “Fratelli Feri di Feri Elio e Alberto snc”, “Della Gatta srl”, “Colline del Fiora srl”, “Bianchi e Lusini sas di Bianchi Maurizio e Lusini Massimo”, “Società cooperativa oleificio Val D’Orcia società agricola”, “Franci Snc”, “Società agricola Inalbi di Grifoni Vasco”, “Società Frantoio Maremma snc di Ombrosini Fabio e Memmi Mara”, “società Frantoio Maremma di Memmi Mara Sa”, “Frantoio La Pieve”, “Frantoio Poggialto sas di Tiberi Nazzareno”, “Società Certified Origins Italia srl”, “Società Collegio Toscano olivicoltori Olma”. Della provincia di Foggia coinvolte la “Garganolii srl” e la “Società agricola San Nicola srl”.

“L’attività illecita – spiega il procuratore Capasso – è stata realizzata tramite metodologie varie come la registrazione di false moliture, l’acquisto di olio comunitario e italiano con simulazione di vendite dell’olio meno pregiato con successiva trasformazione in quello pregiato, l’utilizzo di documentazione falsa, la miscelazione di olii di origine e qualità diverse. Gli operatori economici erano in grado di assicurarsi notevoli profitti, lucrando sulla differenza di prezzo tra l’olio comunitario e extracomunitario, di qualità inferiore di quello italiano. In pratica era stato messo in vendita olio extravergine di oliva come se fosse stato di pregio a prezzi notevolmente superiori. La frode – conclude Raffaella Capasso – ha danneggiato anche i piccoli produttori locali che non hanno potuto beneficiare della favorevole condizione di mercato”.

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