Comuni in odor di mafia, l’ex questore Silvis: “Commissioni non hanno compito facile, vi spiego perchè”

“Se un assessore o un sindaco frequentano o hanno rapporti amichevoli con dei mafiosi, è chiaro che quei rapporti incidono sulle scelte politiche e amministrative del comune”

“Un’impresa mastodontica”, hanno subito ammesso a l’Immediato alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine commentando l’arrivo delle Commissioni d’accesso agli atti a Manfredonia e Cerignola. Nei prossimi tre mesi (prorogabili per altri tre) bisognerà verificare se i due comuni, tra i più importanti della provincia di Foggia, abbiano subito condizionamenti da parte della malavita locale. Ad evidenziare la complessità del lavoro che attende i commissari, ci ha pensato anche l’ex questore Piernicola Silvis (nel riquadro in alto con Manfredonia sullo sfondo) in un suo intervento pubblicato su Il Fatto Quotidiano.

“Le commissioni di indagine inviate dal prefetto hanno il compito di valutare se gli amministratori comunali delle due città hanno contatti concreti con la criminalità organizzata – scrive Silvis –. Perché se un assessore o un sindaco frequentano o hanno rapporti amichevoli con dei mafiosi, è chiaro che quei rapporti incidono sulle scelte politiche e amministrative del comune”.

E ancora: “Quando le commissioni di indagine, anzi le “Commissioni di accesso”, si insediano in un comune, spulciano migliaia di documenti per capire se l’attività degli organi comunali sia stata o meno condizionata dalla criminalità organizzata. Se le indagini porteranno a un “sì”, il Consiglio dei ministri delibererà lo scioglimento del comune, attuato con un decreto del Capo dello Stato. Non serve che agli amministratori vengano contestati dei reati, perché lo scioglimento è un atto di alta discrezionalità, quindi rimesso quasi totalmente alla volontà delle autorità preposte al controllo. Basta solo un indizio per procedere, cosa che in un territorio di mafia non è difficile da trovare.

Le commissioni però non hanno un compito facile – e qui veniamo alla complessità del lavoro di cui è convinto anche l’ex questore -. Cerignola ha 58.600 abitanti, è un importante centro agricolo e, nell’ottica criminale, ha la sconcertante tradizione di essere una vera fucina di agguerriti rapinatori dediti ad assalti stile commandos a blindati portavalori in tutto il territorio nazionale. Sono rapinatori uniti in bande e le bande sono unite in clan diretti da cervelli lontani dalla Puglia.

Manfredonia ha 56.900 abitanti ed è la “capitale” del Gargano, un promontorio esteso quanto l‘intero Salento. Il Gargano ha una particolarità: da un lato le sue coste magnifiche lo hanno incoronato come una delle prime sei località balneari del Paese, dall’altro sul suo territorio operano clan mafiosi dediti a estorsioni ai siti turistici e a omicidi eclatanti commessi con Ak47 o facendo sparire gente scomoda, le tristemente famose “lupare bianche”. Controllare due comuni così non sarà facile, per i componenti delle commissioni di indagine, composte da funzionari della Prefettura e della Polizia di Stato, nonché da ufficiali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Funziona così. I tre commissari si presentano una mattina in Comune e chiedono del sindaco, che è del tutto ignaro di quello che sta accadendo. Dopo avergli dato la “triste” notizia, si insediano bloccando l’attività amministrativa, se non per l’ordinaria amministrazione, che da quel momento passa – per il trascorso e il futuro – sotto il controllo dello Stato. Sembra la trama de Gli Intoccabili di Brian De Palma, ma è realtà. Non è la prima volta, comunque, che questo avviene nella provincia di Foggia. Sono già stati sciolti per mafia, nell’estate del 2015 e nel marzo 2018, i comuni di Monte Sant’Angelo e Mattinata, e già da allora su Cerignola e Manfredonia c’era il focus delle autorità.

Il prefetto oggi in carica, continuando l’opera dei suoi predecessori, ha ritenuto, sulla base di atti investigativi delle forze dell’ordine e della magistratura, di mandare le sue task force a sbirciare nelle carte di altri due comuni in odore di mafia. Tutto ovviamente concordato con il ministro dell’Interno. In questo modo, il territorio della Quarta Mafia, quella che oggi ammazza più di tutte e di cui l’opinione pubblica non sa praticamente niente, è così sempre più controllato, in attesa che i media suonino finalmente l’allarme alla politica, che sulla criminalità organizzata sonnecchia da tempo. Prima che le tre mafie del Foggiano (oltre a quelle garganica e cerignolana, c’è anche la “Società” foggiana, forse la più pericolosa) si uniscano – conclude Silvis – e diventino l’ennesimo grave problema che “si poteva” affrontare e sconfiggere in tempo”.