La fine degli storici boss di San Severo, tutti uccisi con modalità feroci. I post fb di Russi: “Sapete dove abito”

Attesa per l’esito dell’autopsia sul corpo del 58enne Lilino Coccione, ammazzato nel salone di un barbiere in via Terranova. La DIA: “Si continua ad assistere ad un processo di ascesa da parte di alcuni gruppi”

C’è attesa a San Severo per l’esito dell’autopsia sul corpo del 58enne Michele Russi, detto Lilino Coccione, ucciso sabato scorso nel salone di un barbiere in via Terranova. Immagini forti quelle recuperate dalla nostra testata che mostrano tutta l’efferatezza dei killer che non hanno dato scampo alla vittima, crivellata di colpi in diverse parti del corpo compreso il volto. Quasi certo il colpo di grazia ad opera di uno dei due sicari incappucciati.

Gli investigatori sono al lavoro per verificare se le armi dell’agguato siano state utilizzate anche in altri fatti di sangue avvenuti in provincia di Foggia. Al vaglio, inoltre, i contatti telefonici di Russi e la sua attività sui social. Coccione su Facebook pubblicava post criptici nei quali sembrava prendersela con alcuni soggetti capaci solo “di mettere zizzania”. E aggiungeva: “Sapete dove abito”. A fine agosto scrisse anche un post riferito al nipote Francesco Paolo Russi, ammazzato poche ore prima: “Se qualcuno si fosse dimenticato che sabato è stato ucciso un ragazzo, Francesco Paolo Russi che è un nostro parente, che è un nipote. Voi siete andati al ristorante a festeggiare anche se sapevo che la faccia in faccia non l’avete mai avuta, ora avete la merda. Tanto la ruota gira e ve lo faranno anche a voi così anche in faccia, perché voi dei parenti che avete in casa non ve ne importa niente. Se qualcuno a qualcosa da dirmi sa dove abito e lo aspetto”.

La fine degli storici boss

Il cadavere di Michele Russi nel salone di barbiere

La morte di Michele Russi ha segnato la fine degli storici boss di San Severo. Il 2 aprile 2015 venne ucciso Severino Palumbo, 53 anni, raggiunto in un negozio di elettrodomestici in corso Mucci, in quell’occasione rimase ferito in modo non grave un cliente. Il 24 maggio 2017 furono assassinati il 56enne Nicola Salvatore detto “Nicolin dieci e dieci” e la moglie 55enne Isabella Rotondo. I coniugi si trovavano nella profumeria di famiglia in via Don Minzoni. Mentre il 14 luglio 2017 trovò la morte Matteo Lombardozzi mentre stava rientrando in carcere. Infine Lilino Coccione, morto ammazzato nel barbiere di via Terranova. Feriti durante l’agguato il genero della vittima e un dipendente del salone. Modalità feroci e plateali ad opera di killer spietati e senza scrupoli anche al cospetto di innocenti.

La DIA: “Processo di ascesa da parte di alcuni gruppi”

La fine degli storici gruppi e l’ascesa di nuove leve del crimine – in lotta per la leadership nel controllo dei traffici di droga – è evidenziata anche nell’ultima relazione della DIA. “Nella mafia di San Severo – scrissero i pm –, caratterizzata, nel recente passato, da una pluralità di sodalizi autonomi coesistenti (Testa-Bredice, Russi, Palumbo, Salvatore ex Campanaro e Nardino), si continua ad assistere ad un processo di ascesa da parte di alcuni gruppi, che si starebbero progressivamente affermando su altre consorterie nel controllo delle attività illecite”.

“A tale contesto – sottolinearono i relatori – potrebbero essere ricondotti episodi di sangue ed intimidazioni, tesi ad epurare alcuni dei vertici della mafia sanseverese. Una mafia attiva in tutta la provincia, area che, per il traffico di stupefacenti rappresenta un importante crocevia di flussi anche ultraregionali, alimentati da canali diretti di approvvigionamento con l’estero. A tale scopo, i gruppi del Tavoliere possono contare sulla collaborazione di un gruppo albanese ben radicato sul territorio.

L’asse criminale tra la mafia foggiana – in particolare, il clan Moretti-Pellegrino-Lanza (in decisa crescita e ben radicato grazie ad alleanze con clan garganici e del Tavoliere, ndr) – e quella sanseverese, il cui carattere tende ad essere sempre più “strutturale”, ha trovato conferma nell’operazione eseguita dall’Arma dei Carabinieri l’11 agosto 2017, quando, a seguito di un’irruzione all’interno di un box di Torremaggiore, è stato sorpreso un commando composto da quattro pregiudicati, pronti, verosimilmente, ad una nuova azione di fuoco“. Tra i componenti anche Tommaso Alessandro D’Angelo, classe ’85 di Foggia, nullafacente, pregiudicato, affiliato ai Moretti-Pellegrino-Lanza.

“Nella definizione dei nuovi assetti criminali nell’area dell’Alto Tavoliere – secondo la DIA – potrebbero incidere gruppi criminali autonomi, attivi nel vicino promontorio garganico, mentre potrebbe assumere un ruolo strategico il gruppo sanseverese Nardino, legato ai foggiani Sinesi-Francavilla“.

“Particolare attenzione merita la gestione dei rifiuti quale possibile e remunerativo business criminale – conclusero i pm DDA –, che ha visto coinvolte società di San Severo. In questo contesto territoriale si segnala, sul piano dell’aggressione ai patrimoni illeciti, la confisca, eseguita dalla DIA di Bari, del patrimonio immobiliare e aziendale per un valore di oltre 600 mila euro, nei confronti di un pregiudicato foggiano”.

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