Più occupati e liquidità, segnali di ripresa nel Foggiano. I dati della Banca d’Italia

In un seminario all’Università di Foggia, ecco la fotografia della situazione attuale dell’economia pugliese

La Banca d’Italia, ieri riunita in un seminario all’Università di Foggia, ha fotografato la situazione attuale dell’economia pugliese. Nel dipartimento di Economia c’è stata un’analisi riflettuta e rigorosa sui dati presentati a Bari alla platea di imprenditori e istituzioni locali. La Puglia è in lenta risalita, permane il divario negativo in termini di valore aggiunto pro capite rispetto alle aree più produttive del Paese. Dall’inizio del decennio scorso tale divario è aumentato anche per effetto del peggior andamento della produttività del lavoro della regione. La crescita è stata prevalente soprattutto nel settore alimentare. Nel siderurgico le vendite, che riflettono in larga parte l’attività dell’Ilva di Taranto, sono risultate stazionarie. Nelle sono emersi deboli segnali di crescita, attribuibili soprattutto all’andamento nell’area del capoluogo regionale. Nel comparto delle opere pubbliche l’andamento della produzione ha beneficiato dei bandi per appalti pubblicati nel 2017, il cui valore è cresciuto di quasi 1/3 rispetto all’anno precedente. Quanto ai servizi si è registrato nel complesso un miglioramento ed il quadro congiunturale del terziario si è confermato moderatamente favorevole. Nel commercio si è verificata – è emerso – un’ulteriore flessione del numero di esercizi, più accentuata per la componente al dettaglio.

I livelli occupazionali in Puglia sono rimasti sostanzialmente stabili, dopo l’aumento del biennio precedente. Il numero di occupati in regione rimane pertanto significativamente inferiore rispetto ai valori pre-crisi. La riduzione della partecipazione al mercato del lavoro, congiuntamente all’andamento del numero di occupati, si è riflessa in un calo del tasso di disoccupazione.

Sull’occupazione la percentuale dei senza-lavoro scende al 17,6%, dato più basso rispetto alle media meridionale ma ampiamente superiore al tasso nazionale (11,1). È una crescita lenta, ha sottolineato Pietro Sambati direttore regionale di Bankitalia.

Si continua a recuperare posti di lavoro perduti. L’occupazione regionale rileva un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente a fronte di livelli occupazionali che rimangono tuttavia inferiori di circa 64mila unità rispetto al picco del 2008. Dal 2017 se ne registrano altri 16mila a tempo determinato in tutta la regione. Sono 60mila i posti in più recuperati da quando è cominciata la crisi economica nel 2008. Ma con la crisi sono andati via 10 anni fa 130mila posti di lavoro. Nel rapporto di Bankitalia sull’economia pugliese si legge che “nell’ultimo decennio si è registrato un progressivo invecchiamento della forza lavoro regionale, solo in parte spiegato da fenomeni demografici, dall’allungamento dell’età lavorativa e dai flussi migratori, che in regione interessano in misura consistente i giovani e i più istruiti; vi ha contribuito anche una minore propensione dei giovani a partecipare alla forza lavoro. Nell’arco di un decennio infatti la quota dei giovani pugliesi che lavorano o che cercano lavoro si è ridotta, mentre è aumentata l’analoga quota riferita alla popolazione meno giovane”.

Non aumentano le ore lavorate e i redditi sono di bassa qualifica. La dinamica del fatturato è stata differenziata per classe dimensionale: l’aumento ha riguardato le imprese medie e grandi (con almeno 50 addetti), mentre tra quelle di dimensioni minori il fatturato ha ristagnato.

È proseguita la graduale ripresa del mercato immobiliare residenziale. Le compravendite di abitazioni sono ancora cresciute (6,0 rispetto al 2016), anche se a tassi più contenuti rispetto all’anno precedente rispetto al minimo storico raggiunto nel 2013. I prezzi hanno invece continuato a calare lievemente (-2,2 per cento). All’interno della regione, l’andamento delle quotazioni è stato simile tra aree urbane e non urbane.

Sul fronte della liquidità ci sono dati più rosei. Le banche hanno aiutato maggiormente famiglie e aziende di quanto non sia avvenuto in passato, ma non si tratta delle prime banche nazionali. In Puglia sono soprattutto le Bcc ad aver investito sulle famiglie. Anche a Foggia, nonostante la mancanza di lavoro, aumentano i depositi. Ci sono più conti correnti anche da parte delle imprese che stanno diventando più risparmiatrici delle famiglie. Significa questo che per ora le imprese non stanno investendo, sebbene abbiamo importanti liquidità per ripartire.

Un dato più che positivo è quello delle esportazioni di prodotti ortofrutticoli, l’export vola al +8% nell’ultimo semestre secondo i dati resi noti dalla Camera di commercio.