Femminicidio di Troia, parla marito assassino: “Chiedo perdono ma non ero un padre-padrone”

Le parole di Ferdinando Carella riferite direttamente dal proprio avvocato. “Mio assistito sa bene di aver provocato un dolore insopportabile e soffocante per aver privato ai suoi figli l’amore della loro mamma”

Lo scorso 18 ottobre, dinanzi al Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Foggia, Roberto Scillitani, si è celebrata l’udienza del procedimento a carico di Ferdinando Carella, imputato dei reati di maltrattamenti in famiglia e omicidio volontario nei confronti della coniuge, Federica Ventura. All’udienza, i familiari della vittima, i Cav (centri antiviolenza) e la Regione Puglia – come anticipato dalla nostra testata – si sono costituiti parte civile. Nonostante la richiesta di rito abbreviato condizionato all’esame dell’imputato – rigettata dal Giudice -, Carella è stato ammesso al rito abbreviato con fissazione dell’udienza di discussione per il prossimo 15 novembre.

L’avvocato Potito Marucci del foro di Foggia, difensore di Carella, nonostante il clamore suscitato dalla vicenda – precisa di aver mantenuto in questi mesi volutamente il riserbo allo scopo di assicurare una serena attività di indagine e soprattutto per il profondo rispetto dei bambini (minorenni) della coppia, di entrambe le famiglie e della comunità locale. Il legale si fa portavoce di quanto più volte dichiarato dal suo assistito durante i colloqui in carcere, nel memoriale scritto, nel colloquio con i consulenti della difesa, gli psicologi Roberto Cicioni e Tommaso Caravelli dell’Istituto Rorschach Forense di Roma, e in particolar modo nelle lettere indirizzate ai propri figli e alla famiglia della moglie.

Carella, fa sapere l’avvocato Marucci, chiede “perdono per il suo gesto imperdonabile e irrimediabile e per il grande dolore che ha provocato, un dolore insopportabile e soffocante per aver privato ai suoi figli l’amore della loro mamma. Sono i suoi figli che gli hanno dato la forza di reagire quella notte e di restare in vita, e solo il loro pensiero gli permette di dare la forza di andare avanti, conscio che questo perdono da parte loro non potrebbe arrivare”. Parole di pentimento queste che Ferdinando Carella fa seguire al tentativo di suicidio da lui messo in atto e con il quale egli ha manifestato sin da subito il senso più inequivocabile del suo pentimento. Altrettanto inequivocabilmente Carella contesta il reato di maltrattamenti a lui imputato non accettando di essere descritto come un “padre padrone”, avendo lasciato libera la moglie di realizzare i suoi desideri e avendo dedicato il suo lavoro e la sua vita alla costruzione di una stabile famiglia e alla crescita dei figli. E anche attualmente nella Casa circondariale svolge piccoli lavoretti il cui ricavato vuole essere devoluto ai propri figli. L’avvocato Marucci – con l’ausilio di Sergio Caruso, criminologo e criminal profiler – sta analizzando le incongruenze presenti nella vicenda anche con la lente tecnico-scientifica e crimine-dinamica. I risultati di tale analisi saranno esaminati nella sede giudiziaria più opportuna.

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