Forq, un sound eclettico e fusion per la prima del “Giordano in Jazz”. E il pubblico gradisce

“Grazie per il vostro sostegno alla musica live, senza di voi la musica dal vivo non sarebbe possibile” ha detto a Foggia il carismatico tastierista Henry Hey

Dopo l’Italia, con le tappe in Sardegna e a Foggia ieri sera per il Giordano in Jazz e la Germania oggi, i Forq voleranno in Cina e in Australia per proseguire il loro world tour. “Grazie per il vostro sostegno alla musica live, senza di voi la musica dal vivo non sarebbe possibile, è il rapporto col pubblico che rende possibili questi momenti”, ha detto a Foggia il carismatico tastierista Henry Hey, compositore, arrangiatore, produttore, direttore musicale e autore di canzoni, leader dei Forq, composti dal chitarrista Henry Hey (tastiere); Chris McQueen (chitarra); Jason “JT” Thomas (batteria); Kevin Scott (basso).

Il primo appuntamento del Giordano in Jazz Winter Edition è stata una scarica di pura adrenalina e gioia, i Forq sono un ensamble newyorkese fusion completamente sperimentale, impegnati in progetti creativi quasi completamente fuori dal jazz più tradizionale. Il pubblico del Teatro Giordano si è lasciato trasportare dalla loro eclettica e geniale bizzarria musicale. Il gruppo ha proposto il meglio del proprio repertorio. Nella loro musica c’è tutto in un mix inedito e straniante: electromusic, psichedelia anni Settanta, rockabilly sfrenato, basso distorto, improvvisazione jazz altissima alla batteria, sonorità hammond, finali da ballate intimiste.

Raffinatissimo il loro pezzo traino Taizo dal loro ultimo album “Thrēq” così come Crush tratto dal precedente Batch, ma è nelle contaminazioni rockabilly come quella irresistibile di Cowabunghole sempre dell’ultimo lavoro o nelle ossessioni ritmiche di Lymaks che il giovane pubblico foggiano sui palchi si è scatenato. Difficile star seduti compassati per un sound eclettico e mai prevedibile negli assoli, mai compiaciuto e consolatorio, adatto ai club. Una volta fuori, coinvolti dal mondo dei Forq, lo sguardo si posa su elementi mai visti della città in maniera distopica. Solo la grande musica può regalare tali emozioni ed esperienze sensoriali.

Il cartellone, le cui prossime date vanno verso il sold out, con la serata evento di Stefano Bollani “sudamericano” e l’ormai tradizionale concerto gospel natalizio in Cattedrale, è di grande spessore, come ha ratificato sul palco Mario De Vivo in collaborazione con Nino Antonacci. A cinque anni dall’avvio della scommessa jazz al Giordano, quella di ieri sera, con il mitico dj Pino De Costanzo ad intrattenere gli spettatori nello spazio pre-foyer, si è presentata come una serata su cui costruire un format duraturo e importante, che non sia solo un pacchetto di grandi eventi musicali, ma un investimento in cui credere ancora di più per renderlo diffuso. Resta una domanda, guardando l’iconico e suadente logo del Giordano in Jazz: l’amministrazione, il dirigente Carlo Dicesare e l’assessora Anna Paola Giuliani riusciranno a mettere in sicurezza il brand di successo della kermesse anche se dovesse cambiare il timone politico a Palazzo di Città?