M5S, Menga e le preoccupazioni dei medici di famiglia. Question time alla Camera dei Deputati

Dai dati pervenuti è emerso che un terzo dei professionisti di medicina generale presentano un’età uguale o superiore ai 60 anni e circa 1 su 5 è nella fascia di età 65-70

Question Time sulle preoccupazioni dei medici vincitori di concorso per il corso di formazione in medicina generale ed il lavoro che il Ministero della Salute sta facendo per fronteggiare l’ormai l’imminente carenza di medici cosiddetti “di famiglia”. Tali dubbi sono stati i temi al centro dell’interrogazione presentata dall’onorevole Rosa Menga (M5S) al governo gialloverde a cui ha risposto il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro.

Ecco l’intervento della giovane deputata foggiana.
“In queste settimane il Ministero della Salute sta lavorando alacremente, confrontandosi con associazioni e sindacati, ad un intervento in materia di fabbisogno di risorse umane nel servizio sanitario nazionale e, più nello specifico, di medicina generale per la quale, vista la carenza di personale medico adeguatamente formato, è sempre più difficoltosa l’erogazione di servizi assistenziali necessari ai cittadini su tutto il territorio nazionale. Per far fronte a tale problema, una delle ipotesi attualmente al vaglio è quella di aprire la frequenza al corso di formazione in medicina generale ai medici che stanno ricoprendo incarichi provvisori tra quelli previsti nel relativo accordo collettivo nazionale e che siano risultati idonei, non vincitori, nei passati concorsi per l’ammissione al corso. Questo punto in particolare ha generato preoccupazione nei medici vincitori di concorso ed attualmente in formazione e che temono di vedersi precluso l’accesso alla convenzione, superati nel punteggio nelle graduatorie regionali dai colleghi attualmente precari. Le chiedo, dunque, se vuole chiarire le finalità di tale proposta, nonché le modalità utili ad escludere che avvenga ciò che questi giovani medici temono”.
La risposta del Ministro è stata attendista. 

“Sin dall’inizio di questo Governo, la problematica della carenza di medici di medicina generale è stata inserita tra le priorità, pertanto lo scorso agosto il Ministero della Salute ha avviato una ricognizione delle carenze in ciascuna Regione. Dai dati ad oggi pervenuti è emerso che un terzo dei medici di medicina generale presentano un’età uguale o superiore ai 60 anni e circa 1 su 5 è nella fascia di età 65-70. Di conseguenza, nei prossimi anni, molti di loro lasceranno il lavoro, con un saldo negativo stimato nel decennio 2018-2028 di 14.248 medici. Questo scenario lascia configurare che, a situazione normativa immutata, le autorità competenti saranno costrette nel tempo a ricorrere sempre più a forme di precariato per fare fronte alla necessità di assicurare le funzionalità dei servizi da garantire al cittadino. Al fine di fronteggiare questa situazione il Ministero, in via ordinaria, ha già progressivamente incrementato il numero delle borse disponibili per il corso di formazione specifica in Medicina Generale. Da ultimo, per il prossimo triennio ha disposto il finanziamento di 2093 borse e si sta adoperando concretamente per individuare ulteriori risorse allo scopo di aumentare significativamente il numero delle borse di studio. Inoltre, è allo studio del Ministero un provvedimento normativo temporaneo che possa, in via d’urgenza, assicurare a tutti i cittadini la continuità dei servizi rendendo nel contempo più attrattivo per i giovani il corso di formazione specifica così da favorire la riduzione del tasso di abbandono verso altri percorsi post laurea. Tale provvedimento temporaneo, in corso di approfondimento e salvo successivo confronto con le Regioni e con i sindacati, è volto ad ampliare la possibilità di accedere all’assegnazione di incarichi convenzionali agli iscritti al corso di Medicina Generale, rendendo maggiormente flessibile la sua frequentazione. Tuttavia non intende minimamente pregiudicare la posizione di coloro che sono già in possesso del titolo e di coloro che sono iscritti al corso con il conseguimento della relativa borsa di studio. Ogni scelta relativa alle priorità per l’inserimento nelle graduatorie regionali per l’assegnazione di incarichi convenzionali sarà comunque condivisa con e organizzazioni sindacali. L’insieme di queste misure rappresenta il primo serio tentativo concreto di fronteggiare una situazione estremamente critica, per quanto ampiamente prevedibile. L’obiettivo è generare effetti positivi sul livello delle prestazioni che il Ministero della Salute deve assicurare ai cittadini, privilegiando quell’ottica di servizio che è rivolta esclusivamente al beneficio della collettività”.

Ha concluso Menga: “Mi auguro di cuore che il suo chiarimento, oltre a soddisfare me, possa dissipare i timori e chiarire i dubbi di una categoria professionale, quella dei futuri medici di medicina generale, sul senso e sul metodo di questa proposta. Il senso è, appunto, quello di garantire ai cittadini che accedono alla rete di cura della medicina del territorio declinata nelle sue varie forme: dall’assistenza primaria dei medici di famiglia, alla continuità assistenziale delle Guardie mediche, alla  medicina dell’emergenza-urgenza territoriale del 118 la continuità di tali servizi. I dati che sono in possesso del Ministero ci dicono che il problema della carenza di medici formati non è più rimandabile, vista la mole di pensionamenti previsti nel breve e medio termine, a fronte degli insufficienti ingressi nella formazione che questo Governo è riuscito per la prima volta ad incrementare, finanziando già da quest’anno ulteriori 860 borse di studio rispetto a quelle previste. Il merito della proposta sta nel perseguire la continuità delle cure, lavorando passo passo e di concerto con tutte le parti coinvolte, al fine di non lasciare indietro nessuno, né i precari non in possesso del titolo che finora sono stati l’unica risorsa utile a coprire questa grave carenza, né i corsisti che hanno investito in un futuro nella medicina generale, sostenendo anche dure prove selettive. Tutto questo senza sacrificare la qualità del percorso formativo offerto ed eliminando l’incomprensibile incompatibilità tra formazione e lavoro in una professione, quella del medico, che ha la peculiarità di dover costantemente imparare da se stessa e di cui mi onoro di far parte”.