Provinciali, è scontro politico Gatta-Merla. Primi bilanci dell’era Miglio a Palazzo Dogana

Luci e ombre del sindaco di San Severo, primo presidente della Riforma Delrio. Dal luglio 2016 ad oggi, con le funzioni essenziali trasferite alla Regione, quasi il 50% del personale è stato trasferito o è andato in pensione

Insieme, davanti a Palazzo Dogana, i due candidati presidente del dopo Miglio, dopo aver consegnato la propria opzione e le 128 firme necessarie. Chi parte favorito? “Nicola Gatta”, risponde senza indugio il candidato presidente del Pd Michele Merla, sindaco di San Marco in Lamis. “Entrambi”, risponde il competitor, sindaco del Monti Dauni, che ha riunito attorno alla sua persona un’ampia compagine di centrodestra che va dalla Lega e dai FdI al civismo di Leo Di Gioia insieme al gruppo di Lino Monteleone.

Sarà una battaglia politica, poi vediamo come andrà a finire la partita”, continua Merla. Gatta assicura di non aver garantito nulla al sindaco di Foggia Franco Landella, molto ridimensionato da queste settimane di tavoli e a rischio per il suo secondo mandato. “Il progetto politico è interno al centrodestra, ma noi proveremo condivisioni più in provincia per un progetto istituzionale, stiamo parlando di un ente di secondo livello che va amministrato guardando il territorio e non più di tanto ai partiti politici”.

Dal Pd, il nome di Merla è apparso il più utile a rappresentare le ragioni del territorio. “L’indicazione del sindaco di San Marco in Lamis, centro del Gargano, è essa stessa una scelta politica in direzione della ricerca di un più diretto protagonismo istituzionale delle aree su cui si stanno concentrando gli investimenti destinati a garantire strade più sicure e connessioni più veloci, servizi alla persona innovativi, opportunità di occupazione e sviluppo sostenibili, promozione dei luoghi culturali e della produzione enogastronomica”, hanno spiegato in una nota dalla segreteria di Lia Azzarone, oggi in compagnia di Merla insieme al consigliere provinciale Leonardo Cavalieri e a Tommaso Pasqua e Davide Emanuele. “A Michele Merla è stata riconosciuta, oltre alla competenza amministrativa, la capacità di fare sintesi tra le diverse istanze emerse durante il confronto e di incarnare la coerenza del progetto amministrativo del centrosinistra. La sua scelta, pienamente condivisa dalla dirigenza provinciale del Partito Democratico, esprime, inoltre, l’affermazione chiara e netta dell’identità politica del centrosinistra in Capitanata nei confronti dei cittadini, che pure non sono coinvolti in questa elezione di secondo livello. Per parte nostra, avremmo voluto interpretare le elezioni del presidente della Provincia come un’opportunità di consolidamento dell’alleanza che ha governato a Palazzo Dogana negli ultimi 4 anni e che governa in Regione. Opportunità che non è stata colta per esclusiva responsabilità di chi ha scelto di essere parte di una coalizione di centrodestra. L’auspicio è che nelle settimane che ci separano dal voto emerga pubblicamente e con chiarezza il profilo programmatico delle diverse candidature, per evitare di trasformare l’elezione del presidente della Provincia in un ‘affare di palazzo’ e per favorire la piena consapevolezza del voto nei consiglieri comunali dei 61 Comuni della Capitanata”, ha specificato la segretaria.

Si chiude l’era del sindaco di San Severo Miglio, che diede il là, con l’alleanza civica col Partito democratico al laboratorio di Michele Emiliano, nel 2014 suo assessore. Ma che presidente è stato l’avvocato sanseverese? Lo abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti della tecnostruttura del Palazzo.

Carmine Pecorella, capo ufficio stampa dell’amministrazione provinciale, non ha dubbi: “Miglio ha cercato di fare tutto il possibile, è stato il primo presidente della riforma Delrio, ha governato una fase di forte assestamento del sistema e ha avuto a che fare con risorse limitatissime, nel suo quadriennio i tagli sono stati importantissimi. Ci siamo ritrovati senza budget. Dalla sua ha avuto il fatto di essere un presidente giovane, ha avuto alcune idee innovative. Mi ha dato la libertà di esprimermi in maniera tecnica, senza alcuna ingerenza. Cosa che non accade, quando si è portavoce di un sindaco, ad esempio. È stato uno di quelli che ha tentato all’inizio di puntare sulle pagine social istituzionali, salvo poi accorgerci che non avremmo potuto gestirle h24, perché l’Ente ha comunque degli orari. È stato inoltre l’antesignano di una serie di battaglie, in particolare quella del Teatro del Fuoco, che grazie a lui è rimasto patrimonio dell’Ente provinciale, ma anche tutta la vicenda della Biblioteca, poi passata alla Regione, o dei Musei”.

Marina Calabrese è meno positiva. “Il miglior presidente che abbiamo avuto è stato Antonio Pellegrino, da Stallone in poi c’è stata una discesa libera. La presidenza Miglio è stata tranquilla, quasi non ce siamo accorti. Per fortuna ora siamo di nuovo al centro di gare importanti, c’è stata una svolta con l’arrivo dei fondi per le strade. Siamo ritornati operativi”. 30 milioni di euro sono una ventata di produttività e stacanovismo ritrovato nei corridoi della burocrazia.

Il taglio dei fondi erariali ha comportato tantissime privazioni in questi 4 anni di amministrazione Miglio. Zero missioni, nessuna sagra, nessuna pubblicazione cartonata. Ci sono stati periodi in cui la Provincia non aveva soldi neppure per stampare i manifesti. La quasi totalità delle iniziative è stata resa possibile dal tesoretto dell’Ufficio della Consigliera di Parità.

Dal luglio 2016 ad oggi, con le funzioni essenziali trasferite alla Regione Puglia, quasi il 50% del personale è stato trasferito o è andato in pensione. Da 600 unità l’Ente è passato a contare appena 250 dipendenti.

Domenico Guerra dell’ufficio Caccia&Pesca è netto. “Abbiamo operato con le funzioni residuali che ci sono rimaste. Abbiamo ancora l’armeria, gestiamo circa 80 fucili e ci occupiamo di tutte le armi che vengono dissequestrate. A tutt’oggi abbiamo in armeria le pistole degli agenti dell’ex polizia provinciale, che non hanno ancora il decreto”. Quella degli ex poliziotti provinciali è una vertenza aperta. Passati armi e bagagli, immobili, arredi ed equipaggiamenti, alla Regione nei locali di Via Manfredonia al km 2,5 insieme alle loro Panda verdi, i 16 agenti sono di fatto ancora fermi. La loro operatività si limita ad alcune attività di monitoraggio ambientale. Il servizio Caccia&Pesca invece conta di due osservatori, uno al Lago Salso e l’altro, che è un centro di pre-ambientamento selvaggina, a Celenza Val Fortore.

“È scaduta la convenzione con la quale la Regione ci ha affidato i due osservatori, va firmata nuovamente insieme alla Provincia e ai Comuni di Manfredonia e Celenza. È un servizio molto utile, lì arriva tutta la selvaggina ferita, arrivano tanti animali selvatici in difficoltà. Oggi siamo costretti ad inviarli all’osservatorio regionale di Bitetto. Manca il personale, ma con i nostri 4 dipendenti dovremmo farcela”, aggiunge Guerra. Che presidente è stato Miglio? “Un presidente sempre disponibile, come responsabile della Caccia e Pesca avrei potuto trasferirmi in Regione, ma ho preferito restare in Provincia di Foggia. Se approvano la quota 100 posso anche andare in pensione. Tanti dirigenti in questi anni si sono pensionati, altri potrebbero farlo, ma aspettano. Credo che l’azione più positiva di Miglio in questi anni sia stata quella di difendere il Teatro del Fuoco. Ha difeso l’opera di Antonio Pellegrino, una struttura bellissima che altri avrebbero alienato o consegnato al Comune di Foggia”.